
Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2340, data: venerdì 30 gennaio 2026
Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2340, data: venerdì 30 gennaio 2026
1. Quattro martiri uccisi dal fuoco dell’occupazione mentre continuano le violazioni del cessate il fuoco a Gaza
Le forze di occupazione israeliane hanno continuato, giovedì, le loro violazioni del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza per il 110° giorno consecutivo, attraverso intensi colpi d’arma da fuoco accompagnati da bombardamenti di artiglieria e operazioni di demolizione in diverse aree.
Fonti mediche hanno confermato il martirio del giovane Hossam Abu Karim, ucciso in un attacco condotto da un drone israeliano contro un gruppo di civili nel campo profughi di Al-Maghazi, nel centro della Striscia di Gaza.
Altri due civili sono stati uccisi dal fuoco delle forze di occupazione israeliane, mentre le violazioni del cessate il fuoco continuano per il 110° giorno consecutivo, con sparatorie intense, bombardamenti di artiglieria e operazioni di demolizione su più fronti.
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**2. L’occupazione rilascia 15 salme di martiri restituite a Gaza nell’ambito di un accordo di scambio**
La Striscia di Gaza ha accolto le salme di 15 martiri che le autorità di occupazione israeliane trattenevano.
Una fonte medica, citando l’Ufficio Media dei Prigionieri, ha riferito che le salme sono giunte al Complesso Medico Al-Shifa, nella città di Gaza, dopo il loro rilascio da parte dell’occupazione nell’ambito di un accordo di scambio di prigionieri.
L’Ufficio Media dei Prigionieri ha precisato che il numero totale delle salme dei martiri consegnate nell’ambito dell’accordo è salito a 360.
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**3. I coloni distruggono oltre 8 dunum di coltivazioni di grano e orzo a Masafer Yatta**
I coloni hanno distrutto vaste aree di terreni agricoli a Masafer Yatta, a sud di Hebron, attaccando i campi coltivati a grano e orzo appartenenti agli agricoltori palestinesi.
L’attivista Osama Makhamera ha spiegato che un gruppo di coloni dell’insediamento di “Susya”, costruito su terre palestinesi, ha spruzzato sostanze chimiche su oltre 8 dunum di coltivazioni agricole nell’area di Wadi Al-Rakhim, a ovest di Susya.
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**4. L’esercito di occupazione riconosce per la prima volta l’accuratezza dei dati del Ministero della Sanità di Gaza sulle vittime del genocidio**
Per la prima volta, l’esercito di occupazione israeliano ha riconosciuto l’accuratezza delle statistiche del Ministero della Sanità di Gaza, che indicano l’uccisione di circa 70.000 palestinesi durante la guerra di genocidio, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano *Haaretz*.
Il giornale ha citato fonti della sicurezza israeliana secondo cui “l’accordo su Gaza è confuso e ha lasciato questioni centrali irrisolte”, in particolare il disarmo di Hamas e i limiti del ritiro israeliano dalla Striscia, avvertendo che l’assenza di un “cambiamento fondamentale” potrebbe spingere Israele a riprendere operazioni militari all’interno di Gaza.
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**5. Gaza vive condizioni catastrofiche senza precedenti e la carenza d’acqua aggrava la crisi**
La Protezione Civile nella Striscia di Gaza ha avvertito che il territorio sta vivendo una “catastrofe senza precedenti” che colpisce tutti gli aspetti della vita, chiedendo un intervento internazionale urgente per salvare la situazione umanitaria. Nel frattempo, il Comune di Gaza ha sottolineato l’urgente necessità di fornire beni essenziali per garantire la continuità dei servizi idrici.
Il portavoce della Protezione Civile, Mahmoud Bassal, ha dichiarato che Gaza vive condizioni catastrofiche a causa della mancanza di alloggi, della possibilità di bombardamenti in qualsiasi momento nelle strade e nelle aree residenziali, oltre al collasso del sistema sanitario e all’incapacità degli ospedali di rispondere alle crescenti necessità.
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**6. I coloni incendiano proprietà e inseguono gli agricoltori in Cisgiordania**
La Cisgiordania ha assistito a una pericolosa escalation degli attacchi dei coloni contro le comunità beduine e i villaggi palestinesi in diversi governatorati, inclusa Gerusalemme.
Gli attacchi hanno incluso incendi dolosi e distruzione di proprietà sotto la protezione delle forze di occupazione. Nella comunità beduina di “Khallet Al-Sadra”, vicino alla località di Mikhmas, nel distretto di Gerusalemme, un gruppo di coloni si è infiltrato nell’area e ha dato fuoco ad almeno due abitazioni abitate.
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## **Europa**
**7. Previsto un incontro in Scozia sulla solidarietà ebraica con la Palestina**
L’Associazione Amici della Palestina nell’East Lothian, in Scozia, si prepara a tenere un nuovo incontro per discutere la solidarietà ebraica con la Palestina, sabato 31 gennaio alle ore 14:00, presso il Trinity Centre di Haddington.
L’incontro sarà guidato da attivisti della comunità ebraica, che discuteranno le modalità per contrastare l’antisemitismo e le varie forme di razzismo nel contesto del loro sostegno alla causa palestinese, con un invito aperto a tutti a partecipare al dibattito.
L’iniziativa coincide con una campagna lanciata dall’associazione, in collaborazione con la sezione dell’East Lothian della Campagna Scozzese di Solidarietà con la Palestina, per il boicottaggio della catena di negozi “Home Bargains” e dei suoi prodotti israeliani, a sostegno dei diritti dei palestinesi e in risposta alla situazione umanitaria a Gaza.
La campagna incoraggia i consumatori a evitare l’acquisto di prodotti israeliani come forma di solidarietà popolare e comunitaria con la Palestina.
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**8. Un’attivista lancia una campagna di sostegno al villaggio palestinese di Mikhmas dopo i crimini dell’occupazione**
L’attivista e giornalista indipendente Adele Shoko ha invitato a sostenere gli abitanti del villaggio palestinese di Mikhmas, le cui case sono state completamente distrutte dai coloni.
Ha sottolineato l’urgente necessità di materiali per la ricostruzione per aiutare i residenti a ripristinare le loro abitazioni, indicando che il link per le donazioni è disponibile nei commenti e nelle storie.
Diversi gruppi di solidarietà, tra cui “Herd Justice”, hanno promosso la campagna, denunciando i crimini dei coloni contro i palestinesi, incluso il recente attacco contro gli abitanti di Masafer Yatta, dove decine di case sono state incendiate e le vie di accesso per le ambulanze sono state bloccate.
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**9. Oltre 100 attivisti chiudono la fabbrica Leonardo a Edimburgo per il coinvolgimento nell’uccisione di palestinesi**
Oltre 100 attivisti e sostenitori della Palestina hanno chiuso la fabbrica dell’industria militare Leonardo nella città scozzese di Edimburgo, protestando contro il suo contratto con Lockheed Martin per la produzione di componenti per i caccia F-35.
La protesta è iniziata alle 7:00 del mattino, con i manifestanti che hanno bloccato gli ingressi dello stabilimento e sollevato striscioni con le scritte: “Fermate il contratto F-35” e “Fermate l’armamento del genocidio”, nel tentativo di interrompere le attività e fare pressione per porre fine alla cooperazione militare legata alla guerra su Gaza.
Gli organizzatori hanno spiegato che questa azione rientra in un movimento più ampio volto a porre fine alla complicità del Regno Unito nel genocidio in corso nella Striscia di Gaza, attraverso azioni dirette dal basso e l’interruzione delle catene di approvvigionamento delle armi.
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**10. Manifestazione di solidarietà con la Palestina davanti all’ambasciata statunitense a Dublino per la 101ª settimana**
La capitale irlandese Dublino ha ospitato una manifestazione di solidarietà con il popolo palestinese davanti all’ambasciata degli Stati Uniti, segnando la 101ª settimana consecutiva di mobilitazioni settimanali a sostegno della Palestina.
Numerosi attivisti e solidali hanno partecipato all’iniziativa, esponendo slogan che chiedevano la fine del sostegno statunitense a Israele e ribadendo l’impegno a proseguire le proteste pacifiche e pubbliche contro l’aggressione e le violazioni continue ai danni dei palestinesi.
La manifestazione ha incluso esibizioni musicali e canti di solidarietà, esprimendo un sostegno umanitario e politico collettivo alla causa palestinese.
Gli organizzatori hanno ringraziato i partecipanti per la loro presenza e per aver contribuito a rafforzare lo spirito di solidarietà e resilienza, sottolineando che la partecipazione costante riflette un impegno di lungo periodo.
È stato inoltre confermato che queste manifestazioni continueranno ogni mercoledì dalle 14:00 alle 15:00 davanti all’ambasciata statunitense a Dublino, ribadendo che la partecipazione è aperta a tutti e che la solidarietà con la Palestina continuerà senza arretramenti.
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**11. Esperti ONU criticano la Svizzera per le condanne inflitte a studenti pro-Palestina**
Esperti per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno condannato la Svizzera per aver emesso sentenze contro un gruppo di studenti a causa della loro partecipazione a proteste a sostegno della Palestina.
Circa 70 studenti dell’ETH di Zurigo hanno partecipato a un sit-in pacifico nel maggio 2024, nell’ambito di una serie di manifestazioni studentesche in diverse città durante il genocidio a Gaza, prima di essere dispersi dalla polizia. La protesta era incentrata sulle collaborazioni dell’università con istituzioni israeliane.
Gli esperti ONU hanno affermato che l’attivismo studentesco pacifico, dentro e fuori i campus universitari, rientra nei diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica, mettendo in guardia dalla criminalizzazione di tali diritti. Hanno inoltre dichiarato di aver contattato il governo svizzero e l’università per sollevare la questione.
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## **Internazionale**
**12. Studente fa causa all’Università del Massachusetts dopo la sospensione per il sostegno alla Palestina**
Gli avvocati di uno studente dell’Università del Massachusetts ad Amherst, coinvolto nel movimento “Students for Justice in Palestine”, hanno riferito che lo studente è stato sospeso lo scorso dicembre a causa della sua partecipazione a proteste studentesche contro il produttore di armi Raytheon.
Lo studente, Keffalegan de Montebello, sta attualmente facendo causa all’università presso la Corte Superiore della Contea di Hampshire, accusandola di aver violato i suoi diritti garantiti dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.
Secondo la causa, de Montebello e circa altri 20 studenti hanno partecipato a una protesta pacifica all’interno del campus durante una fiera del lavoro organizzata dall’azienda, descritta nella denuncia come sostenitrice della guerra su Gaza.
La causa sostiene che le procedure disciplinari che hanno portato alla sospensione hanno negato allo studente le dovute garanzie legali, tra cui il diritto di presentare testimoni e di controinterrogare la parte accusatrice, affermando che l’università lo ha punito per un’espressione pacifica protetta dalla Costituzione.
Il caso si inserisce in un contesto di ampio sostegno studentesco, con l’unione studentesca che aveva precedentemente chiesto il ritiro delle accuse. De Montebello ha definito le accuse “assolutamente ridicole”, affermando che il suo caso riflette una repressione dell’attivismo studentesco pro-Palestina nelle università statunitensi.
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**13. Il gruppo portoghese “NAPA” si oppone alla partecipazione dell’occupazione all’Eurovision e accenna al ritiro**
Il gruppo musicale portoghese “NAPA”, che ha rappresentato il Portogallo al Concorso Eurovision della Canzone lo scorso anno, ha annunciato la propria opposizione alla partecipazione di Israele alla competizione, ritenendo che la sua presenza non abbia senso alla luce dell’esclusione della Russia.
In un’intervista, il cantante Guilherme Gomes ha dichiarato: «Non ha alcun senso permettere a Israele di partecipare se alla Russia non è consentito farlo».
Il batterista João Rodrigues ha inoltre affermato che i membri del gruppo non considerano appropriata la partecipazione di Israele all’Eurovision.
