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Bollettino dell’Epal European Palestinian Media Center, numero 2277, data: mercoledì 26 novembre 2025

Bollettino dell'Epal European Palestinian Media Center, numero 2277, data: mercoledì 26 novembre 2025

🇮🇹

### **1. Aumento del bilancio del genocidio israeliano a 69.775 martiri**

Il Ministero della Sanità della Striscia di Gaza ha annunciato che il numero delle vittime del genocidio israeliano dall’ottobre 2023 è salito a **69.775 martiri** e **170.965 feriti**.
Secondo il bollettino quotidiano, negli ultimi 24 ore gli ospedali del settore hanno ricevuto **17 martiri**, di cui 3 deceduti di recente e 14 recuperati da sotto le macerie, oltre a **16 feriti**.

### **2. Rete delle ONG: Gaza è una zona di disastro umanitario e richiede un intervento internazionale immediato**

La Rete delle Organizzazioni della Società Civile Palestinese ha chiesto alle istituzioni internazionali per i diritti umani e agli organismi umanitari, nonché ai Paesi del mondo, di dichiarare la Striscia di Gaza “zona di disastro umanitario” e di adottare misure urgenti per proteggere i civili e porre fine all’assedio.
La rete ha lanciato un appello urgente per salvare migliaia di sfollati le cui tende e centri di accoglienza sono stati invasi dalle piogge torrenziali e dalle inondazioni, causate dal forte maltempo che ha colpito la regione e provocato danni estesi, soprattutto nelle aree di rifugi temporanei.

### **3. Centro per la Protezione dei Giornalisti: Il continuo divieto ai media di entrare a Gaza è una violazione del diritto internazionale**

Il Centro per la Protezione dei Giornalisti Palestinesi ha espresso profonda preoccupazione per la decisione della Corte Suprema israeliana di concedere un’ulteriore proroga al governo israeliano riguardo al ricorso che chiede l’ingresso dei giornalisti nella Striscia di Gaza in modo libero e indipendente.
Il centro ha affermato che i rinvii continui dal settembre 2024 rappresentano “una grave violazione del diritto internazionale e un’offesa diretta alla libertà di stampa”, sottolineando che permettere ai giornalisti di documentare la situazione umanitaria e i diritti umani a Gaza è una necessità urgente e non un privilegio.

### **4. Bassal: Le tende non sono adatte alla vita e sono diventate fonte di sofferenza e pericolo**

Il portavoce della Protezione Civile Palestinese a Gaza, Mahmoud Bassal, ha dichiarato che le tende nel settore non sono assolutamente adatte alla vita e non garantiscono il minimo indispensabile di sicurezza, soprattutto con l’arrivo dell’inverno e il peggioramento delle tempeste.
Ha sottolineato che “le tende che lasciano penetrare le piogge, incapaci di proteggere bambini, donne e anziani dal freddo e dal vento, e prive dei requisiti basilari di sicurezza e privacy, non possono essere considerate una soluzione temporanea, ma sono diventate una vera fonte di sofferenza e un pericolo reale per la vita delle persone”.

### **5. Con gli ordini di sgombero… un destino ignoto attende 750 palestinesi nel quartiere di Batan al-Hawa**

Nel quartiere di Batan al-Hawa, nella cittadina di Silwan, a sud della Moschea di al-Aqsa, **750 residenti palestinesi** attendono un destino incerto, temendo che le autorità israeliane eseguano gli ordini di sgombero delle loro case a favore dell’associazione coloniale “Ateret Cohanim”.
Il quartiere, situato sul Monte degli Ulivi e distante solo 400 metri dalla Moschea di al-Aqsa, è da anni oggetto di un’intensa presa di controllo da parte dei gruppi di coloni.
L’associazione mira a ottenere il controllo totale del quartiere e a espellere i suoi abitanti con la forza, sostenendo che i **5,2 dunum** di terreno — su cui sorgono circa **86 case** — appartenessero a ebrei yemeniti dal 1881.

### **6. Il boicottaggio accademico contro Israele raddoppia: da 500 a 1.000 casi in 8 mesi**

Un rapporto israeliano ha rivelato che i casi di boicottaggio accademico contro ricercatori e istituzioni israeliane sono aumentati, raddoppiando da **500 nel marzo 2024 a 1.000 nel novembre 2024**, nonostante la fine ufficiale della guerra su Gaza.
Il rapporto, redatto dal team di monitoraggio del boicottaggio accademico istituito dai Rettori delle Università di Tel Aviv e pubblicato da *The Marker* (edizione economica di *Haaretz*), afferma che l’immagine negativa di Israele in Europa sembra essersi “radicata al punto che i movimenti politici da soli non bastano più”.
Il documento avverte che l’espansione del boicottaggio potrebbe portare il mondo accademico israeliano verso “un isolamento pericoloso che costituisce una minaccia strategica alla sua posizione internazionale” e che il fenomeno “non diminuirà se non a seguito di cambiamenti regionali e geopolitici profondi”.

### **7. Protesta contro il silenzio sullo sciopero della fame dei sostenitori della Palestina a Londra**

Sit-in davanti alla sede principale della BBC a Londra per richiamare l’attenzione sullo **sciopero della fame** condotto da sei attivisti pro-Palestina detenuti nel Regno Unito, e per denunciare il silenzio dei media — compresa la BBC — sulla loro vicenda.

### **8. 400 artisti boicottano Spotify per protestare contro gli investimenti a favore dell’occupazione**

È partita la campagna globale “**No Music for Genocide**” dopo che il fondatore di Spotify, Daniel Ek, ha annunciato investimenti nella startup tedesca *Helsing*, specializzata in software militari e droni basati su IA.
La decisione ha portato numerosi artisti indipendenti e band famose, tra cui *Massive Attack*, a ritirare i propri cataloghi dalla piattaforma, sostenendo che i pagamenti degli abbonati e i diritti degli artisti stanno finanziando tecnologie belliche.
La campagna si è ampliata fino a includere oltre **400 artisti e case di produzione**, coordinati con il movimento BDS, chiedendo il blocco geografico della musica in Israele e invitando il pubblico a migrare verso piattaforme alternative come Bandcamp.

### **9. Proteste in diverse città norvegesi contro la partecipazione di Israele all’Eurovision**

Le città di Vestfold, Fredrikstad, Oslo e altre località norvegesi hanno assistito a proteste simultanee contro l’emittente nazionale NRK, accusata di sostenere la partecipazione di Israele all’Eurovision.
I manifestanti hanno sventolato bandiere palestinesi gridando “Basta, NRK!”, definendo la partecipazione israeliana una normalizzazione di crimini di guerra in una competizione musicale internazionale.
Gli organizzatori — tra cui il Comitato Palestina e il gruppo *Action for Palestine* — hanno chiesto alla NRK di utilizzare la propria influenza nell’Unione Europea di Radiodiffusione per votare contro la partecipazione israeliana la prossima settimana e hanno invitato il pubblico a firmare una petizione per escludere Israele dal concorso.

### **10. Studenti fanno causa all’Università del New Jersey per il rifiuto di riconoscere “Students for Justice in Palestine”**

Sei studenti del *New Jersey Institute of Technology (NJIT)*, insieme alla sezione locale di SJP, hanno intentato una causa contro l’università per discriminazione nei confronti degli studenti pro-Palestina e per aver ostacolato il riconoscimento ufficiale dell’organizzazione dal 2023.
Nella causa, presentata il 18 novembre presso la Corte Suprema della contea di Essex, gli studenti affermano che l’amministrazione ha rifiutato la registrazione del club con motivazioni “illegali e discriminatorie”, tra cui il riferimento a un presunto “storico di disordini” associato a capitoli SJP di altre università.
Sostengono inoltre che il rifiuto violi i loro diritti civili e costituisca discriminazione basata su razza e origine nazionale.

### **11. Arrestato un giornalista finlandese durante una conferenza del presidente dopo una domanda sul commercio di armi con Israele**

Un giornalista finlandese è stato arrestato dalla polizia dopo aver chiesto al presidente finlandese Alexander Stubb come possa essere “legittimo continuare ad acquistare armi da uno Stato accusato dalle Nazioni Unite di tentato genocidio”.
Secondo TRT World, la polizia è intervenuta immediatamente, trascinando via il giornalista e minacciandolo di prigione e multa con la motivazione di “protesta non autorizzata”, nonostante avesse chiarito che stava semplicemente svolgendo il suo lavoro.

### **12. Protesta davanti a Tesco in Irlanda in solidarietà con un lavoratore che ha rifiutato di trattare prodotti israeliani**

Un gruppo di attivisti del movimento BDS e rappresentanti dei sindacati Unison, INTO, Unite, NIPSA, NASUWT e IWW ha protestato davanti a un negozio Tesco a Newcastle, Contea di Down, in solidarietà con un dipendente sospeso dopo aver rifiutato di gestire prodotti israeliani, opponendosi a qualsiasi complicità con “la macchina genocida sionista”.
Le organizzazioni sindacali hanno affermato che il lavoratore ha agito seguendo la propria coscienza e rifiutando di sostenere il genocidio.
Hanno chiesto a Tesco di ritirare le procedure disciplinari, permettere ai dipendenti di agire secondo coscienza e rimuovere i prodotti israeliani dai suoi negozi.

### **13. Studenti del King’s College London interrompono un evento che ospitava un sostenitore di Israele**

Il King’s College London ha assistito a un’ampia protesta studentesca dopo che membri del gruppo *King’s Stand for Justice* hanno interrotto un evento che ospitava un relatore filo-israeliano.
Gli studenti hanno affermato che la loro protesta è stata un atto a difesa dei diritti palestinesi e una denuncia del “coinvolgimento dell’università nel ripulire l’immagine delle violazioni contro i palestinesi”.

### **14. La polizia tedesca rimuove immagini di prigioniere palestinesi**

La polizia tedesca ha rimosso le immagini di detenute palestinesi da un’auto equipaggiata con altoparlanti durante un evento di solidarietà con la Palestina a Berlino.

### **15. Campagna popolare in Corea del Sud contro la compagnia petrolifera accusata di complicità con l’occupazione**

In Corea del Sud, una vasta campagna popolare guidata da organizzazioni coreane e palestinesi punta il dito contro la compagnia petrolifera nazionale **KNOC**, accusandola di finanziare l’aggressione israeliana attraverso la cooperazione con aziende israeliane.
Sotto lo slogan “Fermate il sostegno al genocidio israeliano”, la campagna denuncia il legame tra il petrolio coreano e l’apparato militare israeliano, e afferma che le aziende non possono dirsi estranee ai crimini quando privilegiano il profitto sull’umanità.
Oltre **45 organizzazioni** coreane partecipano all’iniziativa raccogliendo firme, sensibilizzando l’opinione pubblica e facendo pressione sul governo per fermare ogni forma di complicità economica con l’occupazione.

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