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Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2312, data: venerdì 2 gennaio 2026

Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2312, data: venerdì 2 gennaio 2026

1. 32 prigionieri palestinesi giustiziati nelle carceri israeliane nel 2025

Il Centro Palestinese per gli Studi sui Prigionieri ha riferito che negli ultimi due anni si è registrato il più alto tasso di esecuzioni extragiudiziali di prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Il centro ha spiegato che le forze di occupazione hanno giustiziato 32 prigionieri identificati nel 2025, dopo l’esecuzione di 43 prigionieri nel 2024. Nel frattempo, l’uccisione di prigionieri indifesi è continuata attraverso torture, negligenza medica, fame, percosse e altri crimini, il tutto sotto l’occhio vigile della comunità internazionale, senza alcun deterrente.

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2. L’occupazione ha ucciso 144 palestinesi a Gerusalemme e ne ha arrestati più di 11.000 in 5 anni

Un rapporto di Gerusalemme ha documentato l’uccisione di 144 palestinesi da parte dell’occupazione israeliana nella Gerusalemme occupata negli ultimi cinque anni (2021-2025), nell’ambito di una politica descritta dal Governatorato di Gerusalemme come punizione collettiva e flagrante violazione del diritto internazionale umanitario.

Il governatorato ha rivelato una sistematica escalation di attacchi contro residenti, proprietà e luoghi santi, nell’ambito di una vasta gamma di violazioni israeliane in corso contro la città di Gerusalemme e i suoi abitanti palestinesi. Il rapporto afferma che 144 palestinesi sono stati uccisi a Gerusalemme durante il periodo di riferimento, mentre le autorità israeliane continuano a trattenere i corpi di 51 palestinesi, una politica che il governatorato ha descritto come “punizione collettiva e flagrante violazione del diritto internazionale umanitario”.

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3. Ufficio Stampa Governativo: Gaza entra nel 2026 gravata dalle ferite del genocidio e dell’assedio

L’Ufficio Stampa Governativo ha dichiarato che il popolo palestinese nella Striscia di Gaza sta entrando nel 2026 gravato da profonde ferite e da un dolore accumulato, risultato di uno degli atti di genocidio più atroci della storia moderna, perpetrato dall’occupazione israeliana per due anni consecutivi, tra aggressioni diffuse, un assedio soffocante, una carestia sistematica e la completa distruzione delle basi della vita. L’ufficio ha spiegato che il 2025 è stato uno degli anni più duri per i residenti della Striscia, poiché oltre 2,4 milioni di persone sono state sottoposte a politiche di uccisioni sistematiche, pulizia etnica e carestia forzata. L’occupazione ha ridotto in macerie le città e i paesi di Gaza, distrutto infrastrutture su una scala senza precedenti e raso al suolo interi quartieri residenziali, costringendo alla fuga oltre due milioni di palestinesi.

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4. 11.500 senzatetto dopo che le forze di occupazione israeliane hanno demolito le case nel campo di Nur Shams e costretto i residenti a sfollare

Le forze di occupazione israeliane hanno demolito 25 edifici residenziali contenenti oltre 100 unità abitative nel campo di Nur Shams, a est di Tulkarem, nell’ambito di un piano precedentemente annunciato per sgomberare il campo dai suoi residenti. Nel frattempo, hanno demolito altre case nel campo di Jenin e oltre 40 negozi nella città di As-Samu, a sud di Hebron.

Testimoni oculari hanno riferito che le ruspe dell’occupazione hanno effettuato ampie demolizioni nel quartiere di Al-Maslakh del campo di Nur Shams, dopo aver costretto i residenti a evacuare le loro case. Il governatore di Tulkarem, Abdullah Kamil, ha confermato che queste operazioni fanno parte dell’aggressione in corso contro i campi palestinesi, prendendo di mira la presenza palestinese al loro interno e costituendo una punizione collettiva in violazione del diritto internazionale e dei diritti umani.

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5. Un prigioniero di Rahat muore nelle carceri israeliane

Un prigioniero della città di Rahat, nei territori occupati, è morto nel carcere di Beersheba. Il Servizio Penitenziario Israeliano ha confermato la morte di un detenuto amministrativo proveniente dalla regione del Negev all’interno del carcere.

Fonti locali hanno riferito che il prigioniero era Hassan Issa Qasha’la, sottolineando che “avrebbe dovuto essere rilasciato dopo sei mesi”.

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6. Euro-Mediterranean Human Rights Monitor: l’occupazione israeliana inizia il 2026 con un’escalation di genocidio e un divieto di massa per le organizzazioni umanitarie a Gaza

L’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor ha lanciato l’allarme per una pericolosa escalation da parte delle autorità di occupazione israeliane nella Striscia di Gaza, che inizierà il 2026 con un divieto di massa per le attività delle più importanti organizzazioni umanitarie internazionali che operano nella Striscia. Il Monitor ha spiegato che la decisione israeliana di revocare le licenze a diverse organizzazioni internazionali nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania costituisce un diretto strangolamento della risposta umanitaria e interrompe gli aiuti salvavita attraverso un sistema di licenze che viola chiaramente il diritto internazionale.

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*Europeo*

7. Un rinnovato messaggio irlandese di solidarietà a sostegno della libertà e della giustizia da Dublino alla Palestina

Attivisti e sostenitori nella capitale irlandese, Dublino, hanno inviato un messaggio chiaro e rinnovato affermando che l’Irlanda è al fianco della Palestina oggi e ogni giorno, in una continua riaffermazione del sostegno popolare alla libertà, alla giustizia e ai diritti del popolo palestinese. Questo messaggio è arrivato nell’ambito di movimenti e manifestazioni di solidarietà che hanno innalzato la bandiera palestinese e scandito slogan che chiedevano la fine dell’occupazione e la responsabilità dei responsabili delle violazioni. La solidarietà irlandese con la Palestina risale agli anni ’70, quando gli irlandesi collegarono la loro lotta contro il colonialismo britannico alla causa palestinese. Anche il Consiglio comunale di Dublino ha issato la bandiera palestinese in più di un’occasione presso la sua sede e nel 2018 ha intitolato una delle sue piazze “Palestina Square” in onore del popolo palestinese e della sua lotta per la libertà.

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8. Attivisti filo-palestinesi protestano fuori dalle carceri britanniche chiedendo il rilascio dei detenuti di “Fulton 24”

Decine di attivisti del gruppo “Prigionieri per la Palestina” hanno protestato fuori dal carcere di Lewis, nell’Inghilterra meridionale, cantando: “Da Lewis a Fostton Hall, la Palestina ci libererà tutti”. Il canto si riferisce al carcere di Fostton Hall nel Derbyshire, nell’Inghilterra centrale, dove è detenuta Charlotte Head. Head ha ammesso di essere l’autista del furgone che si è schiantato contro i cancelli di uno stabilimento della Elbit Systems, il più grande produttore di armi per l’occupazione israeliana, in segno di protesta contro la produzione di equipaggiamenti utilizzati nella guerra contro il popolo palestinese. Successivamente, si è tenuta un’altra protesta presso la prigione di Pentonville, nel nord di Londra, organizzata dal gruppo Call to Action Now, per chiedere il rilascio dei “Fulton 24”, attivisti tra le decine di persone arrestate nel Regno Unito per aver partecipato alle proteste contro Elbit Systems nel 2024 a Fulton, vicino a Bristol, in merito al ruolo dell’azienda nella produzione di armi utilizzate in guerra. Il genocidio contro i palestinesi. Gli attivisti sono stati accusati di reati penali, mentre molti di loro sono in sciopero della fame nelle carceri britanniche, per protestare contro la loro prolungata detenzione senza processo e la loro classificazione ai sensi delle leggi “antiterrorismo” semplicemente per aver partecipato a movimenti contro la vendita di armi all’occupazione israeliana e per aver difeso i diritti dei palestinesi.

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9. L’occupazione vieta l’ingresso a Gaza a Medici Senza Frontiere e a 36 organizzazioni umanitarie

Le autorità di occupazione israeliane hanno annunciato oggi il divieto di ingresso a Medici Senza Frontiere e ad altre 36 organizzazioni umanitarie internazionali nella Striscia di Gaza, in un nuovo passo che aggrava la catastrofe umanitaria che la Striscia sta vivendo da mesi. Contemporaneamente, i bombardamenti israeliani continuano in diverse aree della Striscia di Gaza, in persistente violazione di qualsiasi discorso di “cessate il fuoco”, mentre i fatti sul campo confermano che Israele non ha mai aderito ad alcuna vera tregua. Queste politiche contribuiscono ad aggravare le sofferenze dei civili, in particolare dei malati, dei feriti e dei bambini, nel contesto del collasso quasi totale del sistema sanitario.

Tra le campagne vietate ci sono: Action Against Hunger, ActionAid, Danish Church Aid, Norwegian Refugee Council e altre.

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10. Appello ai consiglieri locali per la difesa della Palestina in Gran Bretagna

Nell’ambito della campagna globale in corso a sostegno dei diritti dei palestinesi, la Palestine Solidarity Campaign ha invitato i cittadini a contattare i rappresentanti dei propri consigli locali e a sollecitarli a firmare un “Impegno per la Palestina”. Questa iniziativa mira a garantire che i funzionari locali si impegnino a difendere i diritti dei palestinesi e a fare pressione sui governi affinché adottino misure concrete per sostenere la giustizia in Palestina. La campagna consente a ogni cittadino di partecipare facilmente inviando un’e-mail diretta ai consiglieri locali, chiedendo loro di aderire all’impegno ufficiale e di difendere i diritti dei palestinesi. Le organizzazioni sottolineano che l’impegno dal basso può aumentare la pressione politica e rafforzare la posizione della comunità internazionale sulla questione palestinese.

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11. La Francia chiede un’intensificazione del boicottaggio dei prodotti PepsiCo per complicità con l’occupazione

Il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) in Francia ha chiesto il boicottaggio di SodaStream e PepsiCo, affermando che SodaStream, di proprietà di PepsiCo, è complice dei crimini di guerra israeliani. Il movimento ha sottolineato che l’azienda ha trasferito i suoi stabilimenti nel deserto del Negev, su terreni palestinesi rubati, traendo profitto dalle politiche di sfollamento forzato che hanno colpito i villaggi beduini palestinesi. La dichiarazione ha inoltre sottolineato che SodaStream sta sfruttando i cittadini beduini palestinesi sradicati con la forza dai loro villaggi.

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12. Pentagono: Boeing produrrà 25 F-15 per Israele per 8,6 miliardi di dollari

Il Pentagono ha annunciato che Boeing si è aggiudicata un contratto da 8,6 miliardi di dollari per il programma israeliano di caccia F-15, a seguito di un incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in Florida. Il Pentagono ha spiegato che il contratto include la progettazione, l’integrazione, l’equipaggiamento, i test, la produzione e la consegna di 25 nuovi velivoli F-15IA per l’Aeronautica Militare israeliana, con un’opzione per l’acquisto di ulteriori 25 esemplari dello stesso modello. Il contratto rientra nelle vendite militari estere a Israele, per le quali gli Stati Uniti sono da tempo il principale fornitore di armi in Medio Oriente. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno assistito a diffuse proteste da parte di manifestanti filo-palestinesi e pacifisti che chiedevano la fine del sostegno militare statunitense a Israele a causa della sua offensiva sulla Striscia di Gaza, che ha causato la morte di oltre 70.000 palestinesi. Sono state inoltre intentate cause legali contro il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant presso la Corte Penale Internazionale e la Corte Internazionale di Giustizia, accusandoli di crimini di guerra e genocidio. Il Pentagono ha indicato che i lavori previsti dal contratto saranno eseguiti a St. Louis e dovrebbero essere completati entro il 31 dicembre 2035.

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*Internazionale*

13. Sit-in presso Trader Joe’s a Washington per chiedere la sospensione della vendita di prodotti dell’occupazione

Attivisti e sostenitori della causa palestinese si sono recati presso un punto vendita Trader Joe’s per continuare a fare pressione sulla direzione dell’azienda affinché interrompesse la vendita di prodotti israeliani, sottolineando che questi prodotti contribuiscono direttamente a sostenere le politiche di occupazione e genocidio contro il popolo palestinese.

Durante la manifestazione, gli attivisti hanno invitato i clienti della zona a boicottare i prodotti israeliani esposti nel punto vendita e a contattare la sede centrale di Trader Joe’s per chiederne la sospensione completa. Hanno sottolineato che i consumatori, nel sistema capitalista, hanno un potere reale di influenzare le loro scelte d’acquisto e boicottando prodotti implicati in violazioni dei diritti umani.

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14. Decine di migliaia di persone riempiono le strade di Istanbul in una grande marcia di solidarietà con la Palestina

Istanbul ha visto decine di migliaia di cittadini intraprendere una grande marcia verso il Ponte di Galata in solidarietà con la Palestina, dopo aver celebrato la preghiera dell’alba nelle principali moschee della città. La marcia, organizzata da “Humanity Alliance” e dalla “National Will Platform”, ha visto la partecipazione di oltre 400 diverse organizzazioni civili, tra cui gruppi per i diritti umani, giovanili e femminili, con lo slogan “Non ci sottometteremo, non resteremo in silenzio e non dimenticheremo la Palestina”, chiedendo la fine dei massacri israeliani nei territori palestinesi.

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15. Jackie Chan commosso dalla storia di un bambino di Gaza a Pechino

L’attore e regista cinese Jackie Chan ha parlato di essere rimasto commosso da un videoclip di un bambino della Striscia di Gaza durante la première del suo film “Tornando a casa” a Pechino, in Cina.

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16. Il movimento di boicottaggio in India chiede il boicottaggio dei prodotti Unilever

Il movimento di boicottaggio in India ha chiesto il boicottaggio di Unilever.

Il movimento ha spiegato che l’appello include il boicottaggio di diversi marchi Unilever, tra cui: Pro, Brook Pond, Horlicks, Knorr, Lakme, Sunsilk, Dove, Comfort, Surf Excel, Close-Up, Fem, Vaseline, Pond’s e Glow & Lovely. Il movimento di boicottaggio indica che la continuazione delle attività commerciali di Unilever in India è inaccettabile.La vendita di prodotti a Israele all’interno degli insediamenti costruiti su territori palestinesi occupati costituisce una forma di normalizzazione economica con l’occupazione e viola i principi del diritto internazionale. È noto che Unilever abbia venduto i diritti operativi di Ben & Jerry’s a un’azienda locale israeliana dopo che Ben & Jerry’s si era rifiutata di continuare a vendere negli insediamenti, una mossa considerata dai movimenti di solidarietà e dal movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) un tentativo di soffocare gli sforzi di solidarietà.

Di conseguenza, Ben & Jerry’s ha intentato una causa contro Unilever, accusandola di ostacolare i suoi sforzi a sostegno dei rifugiati palestinesi e di ostacolare le decisioni prese dal suo consiglio di amministrazione a sostegno dei diritti umani.

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