
Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2315, data: lunedì 5 gennaio 2026
Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2315, data: lunedì 5 gennaio 2026
1. Tre palestinesi uccisi dal fuoco israeliano a Gaza mentre continuano le violazioni del cessate il fuoco
Tre palestinesi, tra cui un pescatore, sono stati uccisi e un altro pescatore è rimasto ferito dalle forze di occupazione israeliane. Un giovane è stato ucciso anche a Jur al-Lut, nel contesto delle continue violazioni dell’accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.
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2. Coloni si impadroniscono di terreni a est di Betlemme e attaccano un veicolo a Salfit
I coloni hanno iniziato a recintare un terreno nella città di Tuqu’, a sud-est di Betlemme, con l’obiettivo di impadronirsene, mentre altri hanno attaccato il veicolo di un cittadino a Salfit. Il capo del Consiglio comunale di Tuqu’, Taysir Abu Mufreh, ha riferito al nostro corrispondente che un gruppo di coloni ha preso d’assalto l’area di Qanan Shuqair, a nord-est della città, e ha iniziato a recintare 15 dunam di terreno con filo spinato. Il terreno, coltivato ad ulivi, appartiene ai cittadini della famiglia Asakrah e si trova a poche decine di metri dalle loro case.
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3. Un esperto ambientale avverte di una catastrofe sanitaria a Gaza: inquinamento e macerie minacciano la vita degli sfollati
Un esperto ambientale della Striscia di Gaza ha messo in guardia dalle gravi ripercussioni del crescente inquinamento ambientale derivante dalla guerra israeliana in corso e dalla diffusione di macerie, rifiuti e liquami. Ha sottolineato che queste condizioni rappresentano una minaccia diretta per la salute di centinaia di migliaia di sfollati, data la mancanza anche dei beni di prima necessità, e ha sottolineato che porre fine alla guerra è diventato un prerequisito per mitigare il collasso ambientale e sanitario.
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4. Avvisi sui diritti umani in merito all’epidemia di scabbia nelle carceri israeliane
La Commissione per gli Affari dei Prigionieri Palestinesi ha segnalato un’epidemia di scabbia tra i detenuti del carcere di Ofer, affermando che l’amministrazione penitenziaria sta deliberatamente trascurando l’assistenza medica e negando ai detenuti le cure, oltre alla scarsa qualità e alla scarsità di prodotti per l’igiene personale forniti. La Commissione ha spiegato che il prigioniero Abdullah Khalil Ali Abu Atiya, 26 anni, del campo profughi di Al-Shammari, detenuto dal 12 agosto 2025 nella sezione 26 del carcere di Ofer, soffre di ulcere e chiazze rosse e pruriginose sulla testa, a causa della mancanza di prodotti per l’igiene e dell’insufficiente accesso alle docce.
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5. Le acque del mare di Gaza mescolate al sangue di 232 pescatori uccisi dall’inizio della guerra di sterminio
Il pescatore palestinese Abdul Rahman Abdul Hadi Al-Qan è morto per le ferite riportate quando le cannoniere israeliane hanno aperto il fuoco su un gruppo di pescatori al largo della costa di Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale. Un altro pescatore è rimasto ferito nello stesso attacco.
Zakaria Bakr, coordinatore dei comitati dei pescatori presso l’Unione dei Comitati del Lavoro Agricolo, ha confermato che questo incidente fa parte di una serie di violazioni in corso da parte dell’occupazione contro i pescatori. Ha sottolineato che dall’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco, gli attacchi dell’occupazione hanno causato la morte di altri due pescatori, oltre ad altri annegati quando le loro imbarcazioni si sono capovolte mentre pescavano in condizioni pericolose. Ha anche menzionato il recente arresto di 28 pescatori. Bakr ha indicato che il numero di pescatori uccisi dall’inizio della guerra a Gaza ha raggiunto quota 232, di cui 67 uccisi mentre lavoravano in mare a seguito di attacchi diretti alle loro imbarcazioni.
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6. Ministero della Salute a Gaza: 71.386 martiri dal 7 ottobre 2023
Il Ministero della Salute della Striscia di Gaza ha annunciato che tre martiri sono arrivati negli ospedali della Striscia nelle ultime 24 ore, uno dei quali era un cittadino ucciso nel crollo di un edificio a Khan Younis, oltre a 13 feriti. Il Ministero ha spiegato nella sua dichiarazione che diverse vittime rimangono sotto le macerie e per le strade, poiché le ambulanze e le squadre della protezione civile non sono in grado di raggiungerle in questo momento. Ha osservato che il numero di martiri dal cessate il fuoco dell’11 ottobre ha raggiunto quota 420, con 1.184 feriti e 684 corpi recuperati. Il numero totale di martiri dall’inizio dell’aggressione, il 7 ottobre 2023, è salito a 71.386, con 171.264 feriti.
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7. Ufficio Stampa dei Prigionieri: 86 prigionieri palestinesi muoiono nelle carceri israeliane in meno di due anni
L’Ufficio Stampa dei Prigionieri ha documentato la morte di 86 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane tra ottobre 2023 e dicembre 2025, sottolineando che questo numero senza precedenti indica un modello sistematico di tortura, maltrattamenti e deliberata negligenza medica. L’ufficio ha spiegato che 47 prigionieri sono morti a causa di torture e percosse, unite al rifiuto di cure mediche, mentre altri 41 sono morti a causa di malattie e lesioni curabili come cancro, diabete, scabbia e ferite.
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8. Quartieri di Silwan sottoposti a estesi sfollamenti e pulizia etnica
I quartieri della città di Silwan, a Gerusalemme, sono sottoposti a un’estesa campagna di pulizia etnica e sfollamenti forzati da parte delle forze di occupazione israeliane. Queste forze stanno sfruttando lo stato di emergenza, in vigore da oltre due anni, per impossessarsi di quanti più terreni e abitazioni possibile. Questo fa parte di un piano di insediamento sistematico che prende di mira il fianco meridionale della moschea di Al-Aqsa e viene attuato silenziosamente con il pretesto di preoccupazioni per la sicurezza. Il quartiere di Batn al-Hawa è una delle aree più importanti prese di mira dall’organizzazione per gli insediamenti Ateret Cohanim. Si trova in una zona strategicamente importante di Silwan, poiché gli edifici si trovano su un terreno più elevato, a differenza del resto della città.
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9. Le forze di occupazione aprono il fuoco su pescatori disarmati
Remano tra i proiettili per sfuggire alla morte… Un video ampiamente diffuso documenta le forze di occupazione israeliane che aprono il fuoco su due pescatori al largo della costa di Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale.
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*Europeo*
10. La polizia tedesca reprime con la forza i manifestanti pro-Palestina
Sono stati effettuati arresti durante una manifestazione a sostegno della Palestina nelle strade di Berlino, la capitale tedesca.
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11. Proteste a sostegno di “Fulton 24” fuori dal carcere di Newhall
Il carcere di Newhall a Wakefield ha assistito a una presenza di sicurezza senza precedenti in seguito alle proteste pacifiche a sostegno di Hiba e di altri scioperanti della fame detenuti nelle carceri britanniche, note come Fulton 24.
Gli agenti sono arrivati sul posto senza uniformi e hanno represso con la forza i manifestanti, con l’obiettivo di violare il diritto di riunione pacifica e di fare pressione sui manifestanti, che chiedevano il rilascio e la protezione degli scioperanti della fame, affinché ponessero fine alle proteste. Gli attivisti partecipanti hanno confermato che le manifestazioni fanno parte di una campagna più ampia a sostegno degli scioperanti della fame nelle carceri britanniche, in un contesto di crescente preoccupazione per la loro vita e salute a causa del protrarsi dello sciopero.
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12. La BBC è di parte nei confronti di Israele e indebolisce le sofferenze palestinesi
Un’analisi completa condotta dal Media Monitoring Center ha rivelato che la British Broadcasting Corporation (BBC) fornisce una copertura chiaramente di parte a favore dell’occupazione, a scapito delle sofferenze palestinesi.
Questo è stato il risultato di uno studio durato 12 mesi, condotto dalla giornalista Rizwana Hamed, che ha incluso l’analisi di 35.000 articoli della BBC.
I risultati hanno mostrato che gli israeliani hanno ricevuto una copertura mediatica 33 volte superiore rispetto ai palestinesi, indicando un divario significativo nella quantità di copertura mediatica fornita dall’emittente britannica. Secondo il Media Monitoring Center, questa analisi riflette “l’approccio ufficiale dell’istituzione nella gestione del conflitto”, con un sistematico indebolimento delle sofferenze palestinesi, nonostante la portata dei tragici eventi nei territori palestinesi.
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13. Manifestazioni globali chiedono la punizione dell’occupazione e la continua solidarietà con la Palestina
Proseguono le manifestazioni globali in solidarietà con il popolo palestinese, con migliaia di manifestanti che scendono in piazza in diverse città del mondo per chiedere la punizione dell’occupazione israeliana e la fine delle violazioni contro i civili. A Manchester si sono svolte imponenti marce, con i partecipanti che sventolavano bandiere palestinesi e portavano striscioni per chiedere la fine delle violazioni e la tutela dei diritti dei palestinesi. Nel frattempo, le proteste a Londra si sono concentrate sulla pressione sui governi affinché cessino il sostegno politico ed economico all’occupazione.
In Svezia, si sono tenute grandi manifestazioni a Stoccolma e in diverse altre città, per sottolineare la continua solidarietà europea con la Palestina e l’opposizione alla normalizzazione dell’occupazione. Anche Hannover, in Germania, ha visto la partecipazione di attivisti di vari gruppi di solidarietà, che hanno sottolineato come il silenzio internazionale aggravi le sofferenze dei civili a Gaza e in Cisgiordania. I manifestanti in tutti questi eventi hanno sottolineato che la solidarietà con la Palestina non si limita alle manifestazioni di piazza, ma include anche la pressione sulle istituzioni internazionali, sui media e sulla società civile affinché garantiscano che l’occupazione sia ritenuta responsabile delle sue continue violazioni, alzando al contempo la voce in difesa dei diritti del popolo palestinese alla libertà e alla dignità.
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14. Gli studenti del Berkeley Tech affermano il loro sostegno alla Palestina
Abby Brooks-Ramirez, membro di STEM for Palestine e studentessa laureata in Ingegneria Elettrica e Informatica, ha parlato della posizione degli studenti e dei laureati STEM riguardo al coinvolgimento in progetti che “contraddicono l’etica umanitaria”. Nel suo intervento al seminario Teach In, ha sottolineato che si rifiutano di essere complici, rifiutano la narrativa accademica che dipinge la tecnologia come neutrale e si oppongono a qualsiasi pressione o intimidazione che li metta a tacere sulla realtà della Palestina e sul ruolo della tecnologia nel genocidio e nell’apartheid.
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15. Una campagna britannica chiede un impegno per la difesa dei diritti dei palestinesi
La Palestine Solidarity Campaign ha lanciato un appello urgente ai cittadini per chiedere ai rappresentanti degli enti locali di impegnarsi a difendere i diritti dei palestinesi. La campagna mira a incoraggiare i membri dei consigli locali ad aderire al “Pledge for Palestine”, in cui i firmatari si impegnano a difendere i diritti fondamentali del popolo palestinese e a denunciare le continue violazioni israeliane. La campagna invita il pubblico a contattare direttamente i membri dei consigli locali via e-mail, esortandoli a firmare l’impegno e a contribuire ad aumentare la pressione politica sull’occupazione. Gli organizzatori sottolineano che la partecipazione dei cittadini e il coinvolgimento dei loro rappresentanti eletti rappresentano un passo fondamentale per sostenere la giustizia e i diritti umani e rafforzano la solidarietà con i palestinesi di fronte alle continue violazioni.
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16. Migliaia di artisti irlandesi rinnovano l’impegno a boicottare l’occupazione
Il numero di firmatari dell’impegno degli artisti irlandesi a boicottare Israele ha superato i 2.415, un forte segnale di continua solidarietà con il popolo palestinese e di rifiuto delle violazioni degli insediamenti nei territori occupati. Questa iniziativa fa parte di una campagna più ampia a sostegno dei diritti dei palestinesi e di opposizione al regime di apartheid, affermando che l’arte e la cultura sono strumenti efficaci per esercitare pressione sull’occupazione e denunciarne le violazioni all’opinione pubblica internazionale.
La Irish Palestine Solidarity Campaign (IPSC) è stata lanciata nell’agosto 2010, con oltre 140 firme di artisti. Oggi vanta 2.415 firme di artisti e operatori culturali, riaffermando il suo impegno a boicottare qualsiasi performance o finanziamento legato al governo israeliano finché l’occupazione non rispetterà il diritto internazionale e i principi dei diritti umani.
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17. Protesta fuori da Home Bargins ad Aberdeen per la rimozione dei prodotti israeliani
Attivisti filo-palestinesi hanno organizzato una protesta fuori da Home Bargins ad Aberdeen, chiedendo la rimozione dei prodotti israeliani dagli scaffali nell’ambito di una campagna di boicottaggio a sostegno della causa palestinese. I partecipanti hanno esposto cartelli con slogan come “Rimuovete i prodotti israeliani dagli scaffali”, sottolineando la responsabilità dei consumatori di rifiutarsi di sostenere l’occupazione. La protesta ha anche espresso solidarietà agli attivisti del gruppo Fulton 24 in sciopero della fame in Gran Bretagna e a sostegno del Dr. Hussam Abu Safieh, nell’ambito di una serie di eventi in corso per affermare i diritti dei palestinesi e condannarne le violazioni.
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*Internazionale*
18. Un ristorante thailandese vieta l’ingresso ai turisti israeliani
Un ristorante in Thailandia ha annunciato il divieto di ingresso ai turisti israeliani, esponendo un cartello all’ingresso con la scritta “Vietato l’ingresso ai turisti israeliani”. Secondo il video di accompagnamento, la decisione è stata presa in segno di protesta contro i crimini commessi contro i civili a Gaza, nonché contro le ripetute denunce di comportamenti offensivi e mancanza di rispetto per le usanze e le tradizioni locali da parte dei turisti israeliani.
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19. Israele revoca le licenze di 37 organizzazioni umanitarie internazionali che operano a Gaza
Israele ha iniziato a revocare le licenze operative di 37 organizzazioni internazionali che forniscono aiuti umanitari alla Striscia di Gaza, sostenendo che si sono rifiutate di fornire gli elenchi dei fornitori di aiuti.
