
Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2316, data: martedì 6 gennaio 2026
Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2316, data: martedì 6 gennaio 2026
1. Quattro palestinesi uccisi nel bombardamento israeliano di una tenda per sfollati a Khan Younis
Quattro palestinesi sono stati uccisi, due dei quali a seguito del bombardamento israeliano di una tenda che ospitava sfollati a Khan Younis. L’esercito israeliano ha continuato a violare il fragile accordo di cessate il fuoco con una serie di attacchi aerei e di artiglieria in diverse aree della Striscia di Gaza.
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2. Le forze di occupazione israeliane sequestrano 47 dunam di terra nella Cisgiordania settentrionale
Le forze di occupazione israeliane hanno sequestrato 47 dunam di terra appartenenti alle città di Fandaqumiya e Silat ad-Dhahr nel governatorato di Jenin e Burqa nel governatorato di Nablus. Questo sequestro è stato effettuato per espandere un’area in base a un ordine militare emesso dalle autorità di occupazione il mese scorso.
La Commissione per la Resistenza al Muro e agli Insediamenti ha riferito che l’Ordinanza Militare n. T/175/25, emessa il mese scorso, ha confiscato un totale di 503 dunam di terreno appartenenti ai tre villaggi. La confisca mira a costruire una strada di “sicurezza” che colleghi gli insediamenti di Homesh e Sanur, evacuati nel 2005.
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3. I coloni sradicano circa 150 ulivi a Masafer Yatta
I coloni hanno sradicato e vandalizzato circa 150 ulivi nell’area di Masafer Yatta, a sud di Hebron. L’attivista Osama Makhameh ha dichiarato che gli attacchi dei coloni ai terreni agricoli a Masafer Yatta stanno registrando un’escalation significativa sia in termini di frequenza che di intensità, nell’ambito dei loro tentativi di impadronirsi di terreni per l’espansione degli insediamenti dopo averne sfrattato forzatamente i proprietari.
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4. Commissione per i diritti umani: prigionieri di Nafha sottoposti ad attacchi brutali e folli
La Commissione per gli Affari dei Detenuti e degli Ex Detenuti ha riferito di aver ricevuto informazioni “importanti e serie” sulle condizioni prevalenti nel carcere di Nafha nelle ultime settimane. Ha rilevato una marcata escalation nelle politiche di ritorsione praticate dall’amministrazione penitenziaria contro prigionieri e detenuti, che rappresentano una reale minaccia per le loro vite. La Commissione ha affermato che le informazioni si basavano su resoconti diretti di prigionieri recentemente rilasciati, i quali hanno confermato che le condizioni all’interno del carcere sono diventate “brutali” e che gli attacchi subiti sono stati persino più brutali di quelli subiti all’inizio della guerra, senza alcuna reale giustificazione.
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5. Protezione civile: novemila corpi di martiri rimangono sotto le macerie; Equipaggiamenti pesanti necessari per il loro recupero
Il portavoce della Protezione Civile nella Striscia di Gaza, Mahmoud Basal, ha confermato che la crisi del recupero dei corpi dei martiri rimasti sotto le macerie a seguito dell’aggressione israeliana è una delle questioni umanitarie più complesse nella Striscia di Gaza. Basal ha dichiarato: “La questione del recupero dei corpi dei martiri è spinosa e complessa, poiché ci sono ancora circa novemila corpi sotto le macerie a causa della mancanza di mezzi pesanti”.
Basal ha spiegato che le attrezzature disponibili a Gaza sono molto limitate rispetto alle urgenti necessità. Ha aggiunto: “Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ci ha fornito solo due piccoli escavatori, uno operativo nel sud e l’altro nel nord, ma non consentono un lavoro efficiente ed efficace”.
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6. UNICEF: il 90% delle scuole di Gaza è stato distrutto e 638.000 bambini hanno perso l’istruzione
Un portavoce dell’UNICEF in Palestina ha dichiarato che il 90% delle scuole nella Striscia di Gaza è stato distrutto a causa della guerra.
In un comunicato stampa, ha spiegato che 638.000 bambini nella Striscia di Gaza hanno perso il loro posto a scuola a causa della guerra, aggiungendo che gli ordigni inesplosi rappresentano una minaccia significativa per la ripresa dell’istruzione nella Striscia. Ha sottolineato che la sfida più grande dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023 è stata la mancanza di materiale didattico a Gaza, osservando che circa 1.000 membri del personale scolastico e 20.000 studenti sono stati uccisi durante il conflitto.
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*Europeo*
7. L’attore spagnolo Bardem: Impedire alle organizzazioni umanitarie di entrare a Gaza è un’aggressione israeliana
L’attore spagnolo premio Oscar Javier Bardem ha descritto la situazione umanitaria a Gaza come una grave catastrofe che merita l’immediata attenzione della comunità internazionale. Bardem ha affermato di “non riuscire a descrivere la quantità di dolore che lui e molte persone in tutto il mondo provano nel vedere bambini uccisi e affamati ogni giorno a Gaza”. Javier Bardem, l’attore spagnolo vincitore di un Oscar per il suo ruolo nel film “Non è un paese per vecchi”, è noto anche per la sua solidarietà e il suo attivismo umanitario al di fuori della recitazione.
Bardem ha partecipato a campagne di sensibilizzazione globali attraverso i media e le piattaforme social, evidenziando le sofferenze umanitarie di bambini, donne e anziani a Gaza. Ha invitato la comunità internazionale e le organizzazioni per i diritti umani a fare pressione sui responsabili affinché garantiscano la distribuzione degli aiuti umanitari e fermino le politiche che aggravano il genocidio.
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8. La Spagna impone un divieto totale sulle importazioni di prodotti provenienti dagli insediamenti
Il governo spagnolo ha annunciato che, a partire dal nuovo anno, vieterà l’importazione di tutti i beni provenienti dagli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata, a Gerusalemme e sulle alture del Golan. Questa decisione rende la Spagna il secondo paese europeo, dopo la Slovenia, ad attuare un divieto di questo tipo, che colpisce direttamente i prodotti provenienti dagli insediamenti.
L’annuncio è stato reso ufficiale tramite un decreto presidenziale emesso il 30 dicembre e pubblicato dal Ministero delle Finanze spagnolo, che includeva un elenco di centinaia di aree e codici postali che comprendevano i territori palestinesi occupati.
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9. Manifestazioni globali chiedono la punizione dell’occupazione ed esprimono solidarietà con la Palestina
Le manifestazioni globali continuano in solidarietà con il popolo palestinese, con migliaia di manifestanti che scendono in piazza in diverse città del mondo per chiedere la punizione dell’occupazione israeliana e la fine delle violazioni contro i civili. A Manchester si sono svolte imponenti marce, con i partecipanti che sventolavano bandiere palestinesi e portavano striscioni che chiedevano la fine delle violazioni e il ripristino dei diritti dei palestinesi. Nel frattempo, le proteste a Londra si sono concentrate sulla pressione sui governi affinché interrompessero il sostegno politico ed economico all’occupazione.
In Svezia, si sono tenute grandi manifestazioni a Stoccolma e in diverse altre città, per sottolineare la continua solidarietà europea con la Palestina e per opporsi alla normalizzazione dei rapporti con l’occupazione. Ad Hannover, in Germania, hanno partecipato anche attivisti di vari gruppi di solidarietà, che hanno sottolineato come il silenzio internazionale aggravi le sofferenze dei civili a Gaza e in Cisgiordania. I manifestanti presenti a tutti questi eventi hanno sottolineato che la solidarietà con la Palestina non riguarda solo le proteste di piazza; include anche la pressione sulle istituzioni internazionali, sui media e sulla società civile affinché l’occupazione sia ritenuta responsabile delle sue continue violazioni, mentre alziamo la nostra voce in difesa dei diritti del popolo palestinese alla libertà e alla dignità.
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10. Campagna internazionale per fare pressione su Boeing affinché interrompa la produzione di armi e ponga fine all’occupazione della Palestina
Attivisti e movimenti di solidarietà in tutto il mondo hanno chiesto un’intensificazione della pressione popolare e politica su Boeing, dato il suo ruolo nella produzione e fornitura di armi. Chiedono la fine immediata della complicità delle aziende militari nei crimini di guerra e nelle continue violazioni contro i civili. Gli appelli hanno sottolineato l’importanza di contattare i rappresentanti dei parlamenti e dei governi per fare pressione su di loro affinché pongano fine ai traffici di armi e chiedano conto alle aziende coinvolte. Hanno inoltre sollecitato la partecipazione alle proteste e alle attività sul campo che si stanno espandendo in diverse città nell’ambito di una campagna in corso per interrompere la produzione di armi e porre fine all’occupazione. Gli organizzatori hanno affermato che la pressione popolare coordinata, inclusi boicottaggi, mobilitazioni di massa e responsabilità politica, è uno strumento efficace per costringere le grandi aziende a cambiare le loro politiche. Hanno sottolineato che il movimento non si fermerà finché l’occupazione non sarà finita, i diritti del popolo palestinese non saranno rispettati e i responsabili delle violazioni non saranno ritenuti responsabili ai sensi del diritto internazionale.
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11. La Gran Bretagna mette in guardia le autorità locali dal boicottaggio economico dell’occupazione
Il Segretario alle Comunità del Regno Unito, Steve Reid, ha avvertito i consigli locali in Inghilterra che potrebbero essere perseguiti legalmente se continueranno a boicottare le aziende israeliane o coloro che intrattengono rapporti commerciali con loro. Questa mossa riflette le crescenti tensioni tra i governi centrali e locali sulle politiche di boicottaggio e disinvestimento.
L’avvertimento è arrivato dopo che diversi consigli locali, tra cui Newcastle, Oxford e Islington – tutti a guida laburista – hanno votato risoluzioni a sostegno del movimento di boicottaggio contro le aziende complici di crimini di guerra israeliani, che forniscono armi a Israele o che traggono profitto dall’occupazione dei territori palestinesi.
“I comuni dovrebbero tenersi fuori dai conflitti esterni e continuare a svolgere il loro lavoro, fornendo servizi locali”, ha dichiarato Reid al Telegraph, avvertendo che le aziende interessate potrebbero intentare causa contro i comuni e chiedere un risarcimento sostanziale. Ha aggiunto che il governo ha già emanato linee guida che vietano il boicottaggio contro le aziende israeliane ai sensi del Procurement Act 2023.
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12. Appelli internazionali alla FIFA e alla UEFA affinché intervengano per fermare la demolizione del parco giochi per bambini nel campo profughi di Aida
La Palestine Solidarity Campaign Ireland (IPSC) ha invitato la comunità internazionale a intervenire per impedire a Israele di demolire un campo da calcio per bambini nel campo profughi di Aida, nella Cisgiordania occupata.
La campagna ha affermato che questa azione fa parte delle attuali politiche di occupazione contro i civili palestinesi, sottolineando che “la distruzione del parco giochi per bambini riflette il deliberato disprezzo per i diritti dei bambini palestinesi e il loro diritto all’istruzione, al gioco e alla crescita in un ambiente sicuro”.
La campagna ha chiesto sia alla FIFA che alla UEFA di intervenire immediatamente per fermare la demolizione, avvertendo che il continuo sostegno alle istituzioni sioniste in tali violazioni le rende soggette a responsabilità e richiede misure severe, tra cui l’esclusione di Israele dalle competizioni internazionali.
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13. Filiale HSBC chiusa in Gran Bretagna per aver investito nella fornitura di armi all’occupazione israeliana
Il gruppo Scouse Action for Justice ha temporaneamente chiuso una filiale HSBC nella zona di Old Swan a Liverpool per protestare contro l’investimento della banca in Elbit Systems, il più grande produttore di armi per l’occupazione israeliana. Il gruppo ha dichiarato: “In questo caso, la giustizia porta la guerra direttamente alla porta di HSBC. Finché la banca continuerà a sostenere Elbit Systems, continuerà a essere presa di mira ovunque si trovi”. Vale la pena notare che due settimane fa la banca è stata presa di mira in diverse altre filiali nell’ambito di campagne simili. Le recenti proteste organizzate da People Against Genocide hanno preso di mira circa 11 filiali HSBC in tutto il Regno Unito durante il fine settimana, nell’ambito di una serie di azioni parallele per protestare contro l’investimento della banca in Elbit Systems. Le azioni si sono svolte in diverse città, tra cui Brighton, Edimburgo e Wokingham, oltre a filiali a Londra, Glasgow e Newcastle, prima che alcune filiali venissero temporaneamente chiuse e altre fossero oggetto di messaggi di protesta e bombolette spray.
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*Internazionale*
14 Giornali Internazionali: I droni israeliani invadono costantemente la vita degli abitanti di Gaza
Giornali e siti web internazionali hanno trattato vari argomenti, in particolare la presenza costante di droni israeliani nella Striscia di Gaza e le ripercussioni della decisione israeliana di vietare alle organizzazioni umanitarie di operare nei territori palestinesi.
Il quotidiano israeliano Haaretz ha riferito che i droni israeliani sono diventati una presenza costante nello spazio aereo della Striscia di Gaza, con un impatto sulla vita e il benessere dei palestinesi. Il quotidiano ha spiegato che “i droni israeliani si intromettono nella vita quotidiana dei residenti di Gaza in ogni momento, inseguendoli ovunque, muovendosi avanti e indietro, creando un rumore che significa una sola cosa per la gente di Gaza: Vi stiamo osservando”.
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15. Organizzazioni internazionali condannano il divieto imposto dall’occupazione israeliana alle organizzazioni umanitarie a Gaza
Le organizzazioni umanitarie e per i diritti umani arabe e internazionali hanno espresso la loro condanna e il loro totale rifiuto della decisione dell’occupazione israeliana di impedire a diverse organizzazioni umanitarie internazionali di continuare il loro lavoro nella Striscia di Gaza. Considerano questa una pericolosa escalation e una diretta estensione della politica di genocidio contro il popolo palestinese. In una dichiarazione, le organizzazioni hanno affermato che la decisione dell’occupazione di vietare il lavoro delle organizzazioni internazionali e revocare i permessi delle organizzazioni umanitarie costituisce un nuovo e feroce attacco al popolo palestinese. Si inserisce nel contesto di crescenti politiche di fame, esaurimento e logoramento, e mira a rafforzare l’assedio e impedire la consegna anche della minima quantità di aiuti medici e di soccorso, oltre a intimidire le fonti di finanziamento ed espellere i testimoni internazionali dei crimini e delle violazioni quotidiane dell’occupazione.
