
Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2342, data: domenica 1 febbraio 2026
Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2342, data: domenica 1 febbraio 2026
1. 31 martiri e feriti in una serie di raid israeliani sulla Striscia di Gaza
Un numero di cittadini è stato ucciso e altri sono rimasti feriti in una serie di raid israeliani sulla Striscia di Gaza, mentre le violazioni del cessate il fuoco da parte dell’occupazione proseguono per il 112° giorno consecutivo. Fonti mediche hanno confermato che il bilancio dei martiri è salito ad almeno 31 a seguito degli attacchi dell’occupazione su Gaza.
Negli ultimi sviluppi, il cittadino Kamal Khader è caduto martire e altri sono rimasti feriti dopo che l’occupazione ha preso di mira, nel pomeriggio di oggi, un gruppo di civili in Old Gaza Street, a Jabalia al-Balad, nel nord della Striscia di Gaza. Fonti locali hanno riferito che le forze di occupazione hanno compiuto un nuovo massacro dopo che i loro aerei da guerra hanno bombardato la stazione di polizia di Sheikh Radwan, a nord-ovest della città di Gaza, causando 15 martiri, tra cui 4 poliziotte, diversi feriti e 3 dispersi.
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**2. Club dei Prigionieri: la solidarietà globale è un fronte influente contro un sistema coloniale**
Il Club dei Prigionieri Palestinesi ha dichiarato che l’espansione delle campagne globali a sostegno della causa palestinese e dei prigionieri nelle carceri israeliane ha superato il livello della solidarietà simbolica, diventando un fattore influente nel confronto con un sistema coloniale di insediamento che continua a colpire l’esistenza palestinese attraverso politiche genocidarie sistematiche, in quella che ha definito la fase più pericolosa della storia della causa palestinese.
Il Club ha spiegato che le prigioni israeliane e i campi dell’esercito di occupazione si sono trasformati in uno dei principali teatri di questi crimini, privati di qualsiasi quadro legale o umanitario, diventando spazi chiusi in cui vengono praticate torture fisiche e psicologiche, uccisioni lente e umiliazioni sistematiche contro prigionieri e detenuti, in palese violazione del diritto internazionale umanitario.
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**3. Abu Salmiya: 20.000 pazienti a Gaza attendono l’apertura del valico di Rafah, 1.280 persi a causa della sua chiusura**
Il direttore del Complesso Medico Al-Shifa di Gaza, dott. Mohammed Abu Salmiya, ha dichiarato che gli abitanti della Striscia, in particolare i feriti e i malati, attendono con grande ansia l’apertura del valico di Rafah, chiuso da oltre ventisei mesi. Ha sottolineato che il valico rappresentava l’unica arteria vitale per salvare migliaia di casi umanitari.
Abu Salmiya ha spiegato che circa 20.000 pazienti hanno urgente bisogno di essere trasferiti all’estero per cure mediche, tra cui 4.000 bambini e 4.500 malati di cancro, oltre a migliaia di feriti che necessitano di interventi chirurgici urgenti. Ha aggiunto che 450 pazienti versano in condizioni estremamente critiche e necessitano di un intervento immediato.
Ha concluso:
«Ogni giorno di ritardo nell’apertura del valico di Rafah significa la perdita di altre vite. Finora abbiamo perso più di 1.280 pazienti che attendevano i trasferimenti medici».
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**4. Al-Ashqar: legiferare l’esecuzione dei prigionieri è la fase più pericolosa dell’aggressione nelle carceri**
Riyad Al-Ashqar, direttore del Centro Palestina per gli Studi sui Prigionieri, ha avvertito che il tentativo dell’occupazione israeliana di approvare una legge per l’esecuzione dei prigionieri palestinesi rappresenta la fase più pericolosa dell’aggressione contro il movimento dei prigionieri e riflette il livello di complicità internazionale e il silenzio totale sui crimini commessi nelle carceri, mentre circa 9.500 prigionieri sono detenuti in condizioni da lui definite letali.
In occasione della Giornata Internazionale di Solidarietà con i Prigionieri Palestinesi, Al-Ashqar ha affermato che la legge sull’esecuzione non può essere separata da un sistema integrato di politiche criminali, che includono tortura sistematica, fame, negligenza medica deliberata e incitamento pubblico all’uccisione dei prigionieri, soprattutto dall’ottobre 2023, trasformando le carceri in ambienti di morte lenta.
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**5. Forense a Gaza: privare le squadre locali dei test del DNA aggrava la sofferenza delle famiglie dei martiri**
Le squadre tecniche della polizia scientifica nella Striscia di Gaza hanno annunciato il completamento delle procedure iniziali di esame e documentazione di 15 salme ricevute dall’occupazione israeliana tramite il Comitato Internazionale della Croce Rossa, in coordinamento con le squadre di medicina legale.
Con questa consegna, il numero totale dei corpi ricevuti dall’inizio delle operazioni è salito a 360, di cui solo 101 sono stati identificati. L’identità di centinaia di altri non è stata determinata a causa della privazione deliberata delle necessarie capacità tecniche e di laboratorio, in particolare delle attrezzature per l’analisi del DNA.
Le squadre hanno confermato che questa consegna rappresenta l’ultima prevista dall’accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, ponendo le famiglie dei dispersi di fronte a una realtà umanitaria estremamente dura e aumentando la loro sofferenza continua, a causa dell’incapacità delle squadre locali di effettuare gli esami scientifici necessari e di consentire la sepoltura dei martiri con dignità umana.
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**6. L’occupazione costringe cittadini a demolire strutture industriali e residenziali a Qalqilya e Gerusalemme**
Le forze di occupazione israeliane hanno costretto cittadini palestinesi ad auto-demolire le proprie strutture nei governatorati di Qalqilya e di Gerusalemme occupata, nell’ambito della continua politica di demolizione con il pretesto della costruzione senza permesso.
Nel governatorato di Qalqilya, fonti locali hanno riferito che le forze di occupazione hanno costretto il cittadino Kamal Saeed Shawahneh, del villaggio di Kafr Thulth a sud del governatorato, a demolire autonomamente la sua struttura industriale — una fabbrica di marmo situata a est del villaggio, con una superficie stimata di circa 300 metri quadrati. Le fonti hanno aggiunto che la demolizione ha causato perdite materiali superiori a 80.000 shekel, dopo che l’occupazione lo aveva minacciato di pesanti multe in caso di mancata auto-demolizione.
A Gerusalemme occupata, le forze di occupazione hanno costretto il cittadino gerosolimitano Mohammed Atiya Al-Razem a demolire autonomamente la propria casa nel quartiere di Wadi Qaddum, a Silwan, con il pretesto della costruzione senza permesso. Secondo fonti locali, l’abitazione esiste da 26 anni e ha una superficie di circa 160 metri quadrati.
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**7. Coloni attaccano le tende dei cittadini nella Valle del Giordano settentrionale**
Coloni hanno attaccato le tende dei cittadini nella Valle del Giordano settentrionale, in Cisgiordania. Fonti locali hanno riferito che i coloni hanno preso di mira le tende dei residenti di Hammamat Al-Malih e hanno tentato di rubare il loro bestiame dai recinti.
Diverse aree della Valle del Giordano settentrionale stanno assistendo a un’escalation degli attacchi dei coloni contro cittadini e proprietà, con l’obiettivo di costringerli ad abbandonare le proprie abitazioni e a lasciare la zona.
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**8. Video | Una madre in lutto saluta il figlio con pazienza e fede a Gaza**
*Guarda:*
«Sono soddisfatta, in sacrificio per Gerusalemme e per la Palestina».
Una madre palestinese di un martire saluta il figlio con pazienza e fede, dopo che è stato ucciso dall’occupazione israeliana in un bombardamento aereo che ha colpito la stazione di polizia di Sheikh Radwan, a nord-ovest della città di Gaza, causando la morte di 13 palestinesi.
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**9. Video | Liberato dalla prigionia, scopre il martirio di tutta la sua famiglia a Gaza**
*Guarda:*
«Sono tutti andati via, non è rimasto nessuno».
Omar Abu Mahadi, ex prigioniero liberato, racconta come il momento della sua libertà sia stato accompagnato dalla notizia devastante del martirio di tutti i membri della sua famiglia in un bombardamento israeliano.
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**10. Video | L’occupazione costringe dei bambini a demolire la loro casa a Gerusalemme**
*Guarda:*
«Qui ci sono tanti dei nostri ricordi».
Una scena dolorosa che mostra bambini palestinesi costretti dall’occupazione israeliana a demolire con le proprie mani la loro casa nella località di Silwan, a sud di Gerusalemme occupata.
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**11. Video | Coloni rubano pecore sotto la protezione dell’esercito di occupazione**
*Guarda:*
Sotto la protezione dei soldati dell’occupazione, una telecamera di sorveglianza documenta il furto di un gregge di pecore da parte di coloni durante un’incursione a Khirbet Al-Halawa, a sud di Hebron, in Cisgiordania.
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## **Europeo**
**12. Video | Iniziative di solidarietà continue a Bruxelles a sostegno della Palestina**
Il movimento “Ahrar Filastin” ha organizzato una manifestazione di protesta e iniziative di solidarietà a sostegno della Palestina nella capitale belga Bruxelles, con la partecipazione di attivisti e sostenitori che hanno chiesto la fine dei crimini contro il popolo palestinese e la punizione dei responsabili.
I partecipanti hanno sventolato bandiere palestinesi e cartelli che condannavano l’aggressione e chiedevano la fine dell’occupazione, confermando la prosecuzione della mobilitazione popolare europea a sostegno della Palestina e il rifiuto delle politiche di repressione e genocidio.
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**13. Richieste al Ministero dell’Interno spagnolo di vietare l’ingresso ai complici del genocidio**
Associazioni e piattaforme di solidarietà con la Palestina, tra cui il movimento BDS nella città spagnola di Malaga, hanno presentato un memorandum ufficiale al Ministero dell’Interno spagnolo e alla delegazione del governo centrale, chiedendo un rafforzamento dei controlli ai valichi di frontiera, in particolare all’aeroporto e al porto di Malaga, nonché a tutti i confini dello Stato spagnolo.
Questa iniziativa arriva in un contesto di intenso traffico aereo e di navi da crociera verso Malaga, una delle principali destinazioni turistiche mondiali. Le organizzazioni hanno sottolineato che la città non deve trasformarsi in uno spazio di impunità o in un rifugio sicuro per gli autori di crimini internazionali.
Gli organizzatori hanno chiarito che la richiesta non mira a chiudere le frontiere né a limitare la libertà di movimento, ma a rafforzare i controlli sull’identità di chi entra nel Paese, garantendo il rispetto degli obblighi giuridici internazionali della Spagna senza danneggiare il turismo. Il comunicato ha spiegato che le proposte mirano a impedire l’ingresso di persone coinvolte o sospettate di coinvolgimento in crimini di guerra e crimini contro l’umanità contro il popolo palestinese, in conformità con il diritto internazionale umanitario.
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**14. Attivisti britannici chiedono ai deputati di riconoscere il genocidio**
La Palestine Solidarity Campaign in Gran Bretagna ha lanciato un’ampia campagna di pressione esortando gli elettori a chiedere ai propri deputati di partecipare attivamente a una prossima sessione parlamentare, prevista per la settimana successiva, per discutere del rischio di genocidio in Palestina.
La PSC ha dichiarato di aver inviato una lettera ufficiale a deputati di tutti i partiti, oltre che a indipendenti, invitandoli a cogliere quella che ha definito un’opportunità “cruciale e rara” per parlare a nome dei palestinesi in Parlamento. La campagna ha inoltre invitato gli elettori a contattare urgentemente i propri rappresentanti, non solo per esprimere il rifiuto del genocidio contro i palestinesi, ma anche per contrastare quella che definisce la complicità e il silenzio persistente del governo britannico.
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**15. Proteste fuori da una partita spagnola con il “Maccabi Tel Aviv”**
La Roig Arena e le aree circostanti della città di Valencia hanno assistito a proteste a sostegno della Palestina, in concomitanza con una partita di EuroLeague di pallacanestro tra Valencia Basket e Maccabi Tel Aviv, in un contesto di misure di sicurezza descritte come rigide.
I partecipanti hanno riferito che la polizia ha impedito a diversi attivisti di avvicinarsi all’arena o di esporre striscioni e bandiere a sostegno della Palestina, nonostante fossero in possesso di permessi ufficiali per manifestare pacificamente. I manifestanti hanno ritenuto che tali restrizioni, imposte con il pretesto della sicurezza, abbiano preso di mira direttamente le voci solidali con la Palestina.
Centinaia di manifestanti si sono radunati scandendo slogan che chiedevano il boicottaggio dello sport israeliano e il rifiuto delle relazioni sportive e politiche con Israele, gridando «Boicot a Israel» e «Free Palestine», e respingendo la partecipazione di squadre israeliane alle competizioni europee alla luce di quelli che hanno definito crimini e violazioni continui contro il popolo palestinese nella Striscia di Gaza.
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**16. Protesta settimanale davanti al parlamento irlandese contro il sostegno di Allianz all’occupazione**
Il gruppo “Dublin for Palestine” ha organizzato questa settimana la sua protesta settimanale davanti all’edificio del parlamento irlandese, sotto l’hashtag **#GAADropAllianz**, chiedendo l’interruzione dei rapporti con la compagnia assicurativa Allianz a causa del suo coinvolgimento nel sostegno ad aziende e attività legate all’occupazione israeliana.
I manifestanti hanno sventolato bandiere palestinesi e cartelli che denunciavano la complicità economica con i crimini commessi contro il popolo palestinese, affermando che il mantenimento di partnership con aziende che sostengono l’occupazione contraddice i valori dichiarati dello sport e delle istituzioni pubbliche in Irlanda.
I manifestanti hanno chiesto alla Gaelic Athletic Association (GAA) di porre fine alla sponsorizzazione con Allianz, attribuendo alle istituzioni irlandesi una responsabilità morale nel non essere complici del genocidio e delle gravi violazioni del diritto internazionale, e confermando la prosecuzione delle proteste settimanali fino all’accoglimento delle richieste della campagna.
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**17. Grande manifestazione a Londra contro l’armamento dell’occupazione e accuse di complicità del governo Starmer nel genocidio a Gaza**
La capitale britannica Londra ha assistito a una grande manifestazione con la partecipazione di decine di migliaia di sostenitori del popolo palestinese, nell’ambito della “Marcia Nazionale per la Palestina”, esprimendo una crescente rabbia popolare e il rifiuto delle politiche britanniche a sostegno dell’occupazione israeliana nella sua guerra contro Gaza.
La manifestazione, indetta dalla Palestine Solidarity Campaign insieme a movimenti britannici contro la guerra, tra cui “Stop the War”, è partita da Russell Square, nel centro di Londra, e ha attraversato le strade della città fino alle aree circostanti le istituzioni ufficiali, con una grande partecipazione e un’ampia organizzazione.
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**18. Video | Il figlio di Marwan Barghouti chiede la libertà del padre a Barcellona**
*Guarda:*
«Libertà per Marwan, libertà per la Palestina».
Arab Barghouti, figlio del prigioniero palestinese Marwan Barghouti, chiede la liberazione del padre durante un evento culturale a sostegno della Palestina nella città di Barcellona, in Spagna.
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## **Internazionale**
**19. Francesca Albanese: i palestinesi non hanno bisogno di compassione ma del rispetto del diritto internazionale**
La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Palestina, Francesca Albanese, ha dichiarato che la situazione nella Striscia di Gaza non può essere definita una tregua umanitaria, sottolineando che le uccisioni e i bombardamenti israeliani continuano e che i civili palestinesi vivono privati dei più elementari bisogni di vita. Ha osservato che oltre 450 palestinesi sono stati uccisi dall’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco lo scorso ottobre.
Ha aggiunto che i cecchini israeliani continuano a colpire civili mentre si dirigono verso gli ospedali o cercano cibo, mentre i bambini muoiono a causa della mancanza di medicinali, di riscaldamento e di rifugi, affermando che tali condizioni costituiscono un genocidio.
Albanese ha messo in guardia dalla pericolosità della fase attuale, indicando che il principale ostacolo alla fine della crisi è rappresentato dal sostegno fornito dagli Stati Uniti e dai loro alleati a Israele, sottolineando che Tel Aviv è parte integrante della politica statunitense in Medio Oriente e che ciò che i palestinesi subiscono è un riflesso diretto di questo ruolo, incluso il sostegno di Washington alle politiche di sfollamento e di pressione sui palestinesi a Gaza.
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**20. Campagna internazionale di solidarietà chiede l’imposizione di sanzioni contro l’occupazione**
Diversi gruppi internazionali di solidarietà, tra cui la Freedom Flotilla, Celebrities for Palestine e piattaforme per i diritti umani, hanno chiesto un’azione urgente dopo l’ammissione da parte delle forze di occupazione israeliane della morte di almeno 71.000 palestinesi a Gaza, un riconoscimento che contraddice anni di dubbi ufficiali e mediatici sulle cifre del Ministero della Salute di Gaza.
Gli attivisti hanno sottolineato che questo numero non include le migliaia di dispersi sotto le macerie, né coloro che sono morti di fame o a causa del collasso del sistema sanitario dovuto all’assedio e ai bombardamenti continui. Hanno evidenziato che la stragrande maggioranza delle vittime sono civili, in un contesto di distruzione diffusa di abitazioni, scuole, università e ospedali.
Parallelamente a questo riconoscimento, gli organizzatori della campagna hanno lanciato una mobilitazione politica e popolare chiedendo la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi, la revoca dell’assedio su Gaza, la cancellazione delle sanzioni, l’imposizione di un embargo commerciale totale e l’immediata cessazione di tutte le forniture di armi all’occupazione.
Hanno inoltre invitato a contattare direttamente i rappresentanti eletti utilizzando modelli predefiniti disponibili sulle piattaforme per i diritti umani, oltre a sostenere le iniziative umanitarie sul terreno, in particolare le cucine comunitarie a Gaza, che continuano a fornire cibo e rifugio in una catastrofe umanitaria senza precedenti.
