
Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2367, data: mercoledì 25 febbraio 2026
Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2367, data: mercoledì 25 febbraio 2026
1. Due martiri a Gaza in una nuova violazione del cessate il fuoco
Le forze di occupazione israeliane hanno continuato a violare l’accordo di tregua nella Striscia di Gaza attraverso un’escalation sul campo che ha colpito diverse aree del territorio. Fonti locali hanno riferito che due cittadini sono stati uccisi in un bombardamento israeliano nell’area di Tal al-Dhahab, a Beit Lahia, nel nord di Gaza. Le stesse fonti hanno segnalato un’intensificazione dei colpi di arma da fuoco da parte dei mezzi militari israeliani dalle zone orientali di Khan Younis, nel sud della Striscia, in concomitanza con spari diretti verso la città di Rafah.
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**2. L’occupazione notifica la demolizione di strutture ad Abu Dis, a Gerusalemme**
Le forze di occupazione israeliane hanno notificato la demolizione di 23 strutture residenziali e agricole nella località di Abu Dis, a sud-est di Gerusalemme occupata, in una nuova escalation che prende di mira la presenza palestinese nei dintorni della città. Le forze hanno fatto irruzione nella località accompagnate da squadre della cosiddetta “Amministrazione Civile”, perquisendo diverse aree e consegnando ordini di demolizione a varie abitazioni abitate e strutture agricole con il pretesto della costruzione senza permesso.
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**3. Incendio di una moschea a Nablus: pericolosa escalation in un contesto di aggressione coloniale accelerata**
Naseer Abu Thabit, direttore dell’Osservatorio sugli insediamenti, ha dichiarato che l’incendio di una moschea da parte di coloni nel villaggio di Tal, a sud-ovest di Nablus, rientra in un contesto di aggressione coloniale ampia e in accelerazione nella Cisgiordania occupata, guidata da gruppi di coloni estremisti sotto la protezione e il sostegno diretto delle forze di occupazione. Ha affermato che il crimine “non è il primo del suo genere e non sarà l’ultimo”, sottolineando che sono stati documentati attacchi simili contro moschee, luoghi di culto e proprietà pubbliche e private in diverse province. Ha aggiunto che tali aggressioni riflettono uno schema ricorrente che prende di mira i simboli religiosi e nazionali palestinesi, con l’obiettivo di imporre nuove dinamiche di deterrenza sul terreno contro la presenza palestinese.
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**4. Oltre 1.400 ordini di detenzione amministrativa emessi dall’inizio dell’anno**
Le istituzioni per i diritti dei prigionieri hanno avvertito di una pericolosa escalation nella politica di detenzione amministrativa adottata dalle autorità di occupazione israeliane, indicando che dall’inizio dell’anno in corso sono stati emessi oltre 1.400 ordini, tra nuovi e rinnovi, senza accuse specifiche. Il Centro Palestinese per gli Studi sui Prigionieri ha spiegato che il numero dei detenuti amministrativi è passato da 1.300 prima del 7 ottobre 2023 a oltre 3.500 nel febbraio 2026, il dato più alto registrato da decenni. Il centro ha sottolineato che la detenzione amministrativa viene utilizzata come strumento di punizione collettiva contro attivisti, accademici, studenti universitari, giornalisti, parlamentari, oltre a donne, minori e anziani, in chiara violazione degli standard del diritto internazionale che richiedono l’imputazione formale, limiti temporali alla detenzione e il diritto alla difesa.
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**5. 34 piani di insediamento in un anno minacciano il governatorato di Betlemme**
Dopo l’occupazione israeliana della Cisgiordania nel 1967, il governatorato di Betlemme è stato oggetto di un’offensiva coloniale espansionistica. Decine di migliaia di dunam di terra sono stati confiscati, sono stati costruiti numerosi insediamenti e avamposti israeliani e le aree palestinesi sono state frammentate. Questi insediamenti hanno circondato Betlemme, ostacolato il suo sviluppo, modificato la sua natura e sfruttato le sue risorse, oltre alla costruzione del muro di separazione e dei campi militari israeliani che hanno aggravato le sofferenze dei residenti. Rapporti palestinesi indicano che dall’inizio del 2025 i comitati di pianificazione dell’occupazione hanno esaminato 265 piani regolatori di insediamento, di cui 34 nel governatorato di Betlemme. I piani prevedono la costruzione di 34.979 unità abitative su 33.448 dunam, con 20.850 unità già approvate, tra cui 900 unità a favore dell’insediamento di Efrat costruito su terre di Betlemme.
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**6. Il bilancio dei martiri a Gaza sale a 72.073 dall’inizio dell’aggressione**
Il bilancio dell’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza è salito a 72.073 martiri e 171.756 feriti dal 7 ottobre 2023. Il Ministero della Salute di Gaza ha riferito che 7 feriti sono arrivati negli ospedali nelle ultime 48 ore, mentre diverse vittime restano sotto le macerie e nelle strade, irraggiungibili dalle squadre di soccorso. Il ministero ha aggiunto che dal cessate il fuoco dell’11 ottobre il numero dei martiri ha raggiunto 615 e quello dei feriti 1.658, con 726 corpi recuperati.
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**7. Un colono attacca abitazioni a sud di Hebron e aggredisce un’anziana**
Un colono armato ha attaccato residenti a Khirbet al-Markaz, a Masafer Yatta, a sud di Hebron, nella Cisgiordania occupata. Fonti locali hanno riferito che il colono ha fatto irruzione nelle abitazioni, le ha perquisite in modo provocatorio, maltrattato i proprietari e aggredito fisicamente la cittadina Widad Makhamera. In un contesto correlato, le forze di occupazione hanno arrestato un giovane della famiglia Hawamdeh mentre pascolava le pecore nei pressi della sua abitazione a Khirbet Jwayn, a sud di al-Samu’, a sud di Hebron.
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### *Europeo*
**8. Il ministro degli Esteri francese: la situazione umanitaria a Gaza resta estremamente difficile**
Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha affermato che la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza rimane estremamente difficile, chiedendo l’ingresso degli aiuti senza ostacoli. Ha dichiarato che la Francia ha consegnato lunedì 80 tonnellate di aiuti alimentari a Gaza e che 320 tonnellate sono in attesa di consegna. Nonostante il cessate il fuoco, ha sottolineato che la situazione resta critica e ha ribadito la necessità che gli aiuti raggiungano i civili senza impedimenti, confermando l’impegno continuo della Francia a sostegno della popolazione di Gaza.
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**9. Un regista esprime solidarietà a Gaza durante il Festival di Berlino**
Il regista siro-palestinese Abdullah Al-Khatib è salito sul palco del Festival Internazionale del Cinema di Berlino sventolando la bandiera palestinese mentre riceveva il premio per il miglior documentario per “Tales of the Siege”. In un breve discorso ha denunciato il governo tedesco per quella che ha definito complicità nei crimini israeliani a Gaza, affermando che il suo silenzio contribuisce alla prosecuzione del genocidio. Ha concluso dichiarando: “La Palestina è libera, da ora fino alla fine del mondo”.
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**10. Olandesi interrompono il discorso dell’ambasciatore USA durante la commemorazione del bombardamento di Nimega**
Durante la cerimonia annuale di commemorazione del bombardamento della città di Nimega nei Paesi Bassi, attivisti di Extinction Rebellion Paesi Bassi e del movimento “Justice Now” hanno interrotto il discorso dell’ambasciatore statunitense Joe Popolo. L’interruzione è stata una protesta contro la politica estera di Washington, in particolare contro quello che considerano un sostegno o una partecipazione a bombardamenti e conflitti in vari Paesi. I manifestanti hanno sostenuto che commemorare le vittime civili richiede una posizione morale chiara e che un rappresentante di uno Stato coinvolto in guerre e sanzioni non dovrebbe intervenire in tale occasione.
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**11. L’ONU avverte sull’aumento della violenza dei coloni in Cisgiordania**
L’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Palestina ha confermato che la violenza dei coloni nella Cisgiordania occupata è in costante aumento in assenza di deterrenza legale o di sicurezza. In una dichiarazione ufficiale, l’ufficio ha sottolineato che tali attacchi avvengono in un clima di totale impunità, aggravando la situazione umanitaria e di sicurezza dei palestinesi in diverse province.
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### *Internazionale*
**12. Huckabee afferma il suo sostegno alle rivendicazioni sul diritto di Israele alla terra**
In un’intervista con il giornalista americano Tucker Carlson, l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha dichiarato che “Dio ha dato la terra di Israele a un popolo eletto”. Ha aggiunto che la regione oggi conosciuta come Israele è stata concessa da Dio, attraverso Abramo, al suo popolo eletto, facendo riferimento al sionismo cristiano. Carlson ha replicato citando il capitolo 15 della Genesi, che definisce la terra “dal Nilo all’Eufrate”, coprendo approssimativamente gran parte del Medio Oriente, chiedendo se ciò significhi che tutta quella terra appartenga a Israele. Huckabee ha risposto: “Sarebbe una buona cosa se prendessero tutta la terra”.
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**13. Inchiesta internazionale scioccante: oltre 900 proiettili sparati nel massacro dei paramedici a Rafah**
Una nuova indagine indipendente sul massacro dei paramedici a Rafah, nel sud di Gaza, ha rivelato elementi scioccanti, concludendo che l’esercito israeliano ha deliberatamente preso di mira le squadre mediche con un intenso fuoco, in un episodio che potrebbe configurarsi come crimine di guerra. L’inchiesta, condotta da Airwars e Forensic Architecture e pubblicata da Drop Site, si basa su testimonianze oculari, analisi audio-visive, immagini satellitari, fonti aperte e interviste approfondite con due sopravvissuti. Ha concluso che diversi operatori umanitari sono stati giustiziati sul posto, e che almeno uno di loro è stato colpito da una distanza inferiore a un metro. Il massacro, avvenuto il 23 marzo 2025, ha causato la morte di otto membri della Mezzaluna Rossa Palestinese, sei membri della Protezione Civile palestinese e un dipendente di un’agenzia delle Nazioni Unite, suscitando ampie condanne internazionali.
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**14. Organizzazioni umanitarie ricorrono alla giustizia israeliana per fermare la decisione di chiusura a Gaza e in Cisgiordania**
Diciassette organizzazioni umanitarie internazionali hanno presentato un ricorso alla Corte Suprema israeliana per sospendere l’attuazione di una decisione che prevede la cessazione delle attività di 37 ONG nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est occupata, avvertendo di conseguenze catastrofiche per i civili in un contesto umanitario già deteriorato. Le organizzazioni hanno dichiarato che il 30 dicembre 2025 le autorità israeliane le hanno informate della scadenza della loro registrazione, concedendo 60 giorni per il rinnovo mediante la presentazione degli elenchi del personale palestinese. In caso di mancata conformità, tutte le attività nei territori palestinesi occupati saranno sospese a partire dal 1° marzo prossimo.
