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Bollettino del Centro Media Palestinese Europeo Epal, Numero 2390, Data: venerdì 20 marzo 2026

Bollettino del Centro Media Palestinese Europeo Epal, Numero 2390, Data: venerdì 20 marzo 2026

1. 4 martiri in un bombardamento israeliano a est di Gaza, mentre continuano le violazioni della tregua

Continuano le violazioni da parte dell’occupazione israeliana dell’accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, mentre si intensificano gli attacchi che hanno causato la morte di quattro persone e diversi feriti nella città di Gaza, in un contesto di condizioni umanitarie sempre più deteriorate.
Ciò avviene mentre proseguono le violazioni dell’accordo di cessate il fuoco con il movimento Hamas, che dallo scorso ottobre hanno causato la morte di 677 cittadini e il ferimento di altri 1813.

**2. Crescente escalation di attacchi da parte dell’occupazione e dei coloni a Ramallah e nei suoi villaggi**

Le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nella città di Ramallah, conducendo operazioni di perquisizione in diversi quartieri, con una massiccia presenza militare nell’area.
Fonti locali hanno riferito che le forze hanno preso posizione nella via Al-Irsal, prima di fare irruzione in un edificio residenziale; non è ancora chiaro se l’operazione abbia portato ad arresti.
Parallelamente, le forze di occupazione hanno intensificato le loro aggressioni nelle zone rurali di Ramallah, avviando, con l’ausilio di un bulldozer militare, vaste operazioni di spianamento nel villaggio di Ein Yabrud, a est della città, colpendo circa 20 dunam di terreni e sradicando diversi ulivi, soprattutto nell’area orientale vicino alla strada 60.

**3. Riduzione dell’80% degli aiuti umanitari a Gaza dall’inizio della guerra contro l’Iran**

Dati del Centro di Coordinamento Americano a Kiryat Gat (CMCC) mostrano che il numero di camion di aiuti entrati nella Striscia di Gaza è diminuito di circa l’80% dall’inizio della guerra israelo-americana contro l’Iran.
La media settimanale è scesa da circa 4200 camion prima della guerra a 590 nella prima settimana, poi a 1137 nella seconda, mentre questa settimana non ha superato i 400 camion.
Il forte calo degli aiuti ha avuto ripercussioni dirette sulle condizioni di vita, con un significativo aumento dei prezzi dei generi alimentari e una carenza di beni essenziali.

**4. Alla vigilia della festa, i bambini di Gaza affrontano una realtà senza giocattoli né vestiti nuovi**

In uno dei vicoli degli sfollati nel sud della Striscia di Gaza, il bambino Yazan Abu Shanab (10 anni) è seduto su un pezzo di stoffa logoro davanti a un rifugio temporaneo che a malapena protegge la sua famiglia, giocando con una scatola di plastica vuota come se fosse un giocattolo prezioso, condividendola con la sorellina perché è l’unica cosa che possiedono.
Yazan racconta a bassa voce che “la festa significava comprare un nuovo giocattolo e andare al mercato, ma ora tutto è cambiato”. La sua famiglia ha perso la fonte di reddito e procurarsi il cibo è diventata la priorità assoluta, mentre i vestiti nuovi non sono più presi in considerazione. Così, i giorni di festa attesi si sono trasformati in momenti ordinari, o forse ancora più pesanti degli altri.

**5. Centro per i diritti: la foto di Ben Gvir davanti a una forca incita all’uccisione dei prigionieri**

Il Centro palestinese per la difesa dei prigionieri ha dichiarato che il fatto che il cosiddetto ministro della “sicurezza nazionale” dell’occupazione, l’estremista Itamar Ben Gvir, si sia fotografato davanti a una forca minacciando l’esecuzione dei prigionieri, rappresenta una chiara istigazione al loro assassinio.
Il centro ha sottolineato che le immagini della forca e i messaggi di esecuzione riflettono una pericolosa sadicità e una tendenza alla liquidazione dei prigionieri, sfruttando le attuali circostanze. Ha inoltre evidenziato che l’aumento delle violazioni e degli abusi coincide con un discorso incitante senza precedenti, e che parlare di una “legge per l’esecuzione dei prigionieri” rappresenta un pericoloso tentativo di legalizzare la loro uccisione.

**6. L’occupazione distribuisce notifiche per sradicare centinaia di ulivi nella cittadina di Arraba**

Le forze di occupazione hanno consegnato notifiche per lo sradicamento di centinaia di ulivi nei dintorni della cittadina di Arraba, a sud di Jenin, in particolare nelle aree vicine a un campo militare israeliano costruito su terreni dei cittadini.
Sono stati inoltre emessi ordini di confisca e controllo su terreni per un totale di 59 dunam.
Le forze hanno confiscato 133 dunam nelle province di Jenin e Salfit con il pretesto di “scopi militari”.
Ciò è avvenuto dopo l’emissione di tre ordini di confisca, due dei quali riguardano terreni di Arraba per un totale di 128,6 dunam destinati all’espansione di una base militare, mentre il terzo riguarda 3,6 dunam per la costruzione di una strada nella stessa area.

**Europa**

**7. Il governo irlandese esporta un carico di bestiame verso Israele nonostante le proteste**

La campagna irlandese di solidarietà con la Palestina ha riferito che un carico di bestiame destinato all’esportazione verso Israele, con circa 5500 capi per un valore superiore a 7,5 milioni di euro, è stato spedito nonostante le richieste contrarie.
La campagna aveva organizzato diverse proteste nel porto di Greenore, nella contea di Louth, per fare pressione sul governo irlandese affinché fermasse queste esportazioni, ritenendo che tale commercio sostenga l’occupazione e le sue azioni contro i palestinesi.

**8. Protesta in Scozia dentro Barclays per il finanziamento della guerra**

Attivisti della campagna di solidarietà con la Palestina ad Aberdeen, nel nord-est della Scozia, hanno organizzato una protesta all’interno della banca Barclays, denunciando i suoi investimenti nella società Palantir Technologies, accusata di essere coinvolta in crimini contro i bambini palestinesi.
Le proteste continueranno finché le banche non ritireranno i loro investimenti. Barclays affronta proteste regolari nel Regno Unito, poiché i suoi investimenti in aziende di armamenti legate all’esercito israeliano superano il miliardo di sterline.

**9. Sit-in a Roma a sostegno degli attivisti della Freedom Flotilla**

Decine di sostenitori hanno organizzato una manifestazione a Roma a sostegno degli attivisti della Freedom Flotilla, arrestati dopo aver visitato il porto di Sidi Bou Said, per onorare i lavoratori portuali che avevano contribuito alla missione nel 2025.
Nel frattempo, le autorità tunisine hanno arrestato sette membri del gruppo con l’accusa di indagini finanziarie.
Una protesta si è svolta anche a Tunisi davanti al polo giudiziario economico e finanziario, con ampia partecipazione di attivisti pro-Palestina.

**10. 200 artisti chiedono l’esclusione di Israele dalla Biennale di Venezia**

Circa 200 artisti, curatori e operatori culturali hanno firmato una lettera per chiedere l’esclusione di Israele dall’edizione 2026 della Biennale di Venezia, su iniziativa della coalizione “Art Not Genocide Alliance” (ANGA).
Tra i firmatari figurano artisti internazionali come Wael Shawky, Rosana Paulino, Meriem Bennani e Colin Smith. La richiesta segue un appello precedente del 2 ottobre 2025.

**Internazionale**

**11. Avvertimento ONU su pulizia etnica e crimini contro l’umanità**

Un rapporto delle Nazioni Unite ha avvertito del rischio di cambiamenti demografici permanenti nei territori palestinesi occupati, a causa dell’aumento delle uccisioni, degli sfollamenti forzati e di politiche che potrebbero configurarsi come crimini di guerra e contro l’umanità.
L’Alto Commissariato ONU per i diritti umani ha messo in guardia dal rischio di “pulizia etnica” a Gaza e in Cisgiordania.

**12. Manifestazione in Corea del Sud a sostegno di Palestina e Libano**

In Corea del Sud si è svolta una protesta organizzata dal gruppo “People in Solidarity with Palestine”, con la partecipazione di decine di attivisti, per denunciare la guerra a Gaza e gli attacchi israeliani in Libano.
I partecipanti hanno invitato il governo sudcoreano a non partecipare ad azioni militari né a sostenere operazioni statunitensi o israeliane.
Alla mobilitazione hanno preso parte studenti e attivisti di diverse università, tra cui l’Università Nazionale di Seoul e la Yonsei University, oltre al movimento “Intifada”.

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