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Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2326, data: venerdì 16 gennaio 2026

Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2326, data: venerdì 16 gennaio 2026

1. Sei martiri e feriti dopo che l’occupazione ha colpito due abitazioni a ovest di Deir al-Balah**

Sei civili palestinesi sono stati uccisi e altri feriti dopo che aerei dell’occupazione israeliana hanno preso di mira due abitazioni a ovest della città di Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza. Fonti mediche hanno riferito che gli aerei dell’occupazione hanno colpito la casa della famiglia “Al-Jarro” nei pressi della stazione Aqila, nella zona di Al-Bassa a ovest di Deir al-Balah, causando la morte di due giovani e il ferimento di un altro. Fonti locali hanno aggiunto che l’occupazione ha colpito anche un’altra casa appartenente alla famiglia Al-Houli, centrata mentre i residenti si trovavano all’interno, in via del Mercato nel campo profughi di Deir al-Balah a ovest della città, provocando la morte di quattro civili e il ferimento di altri.

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**2. Il giornalista Mujahid Bani Muflih ricoverato in terapia intensiva tre giorni dopo il rilascio**

Il giornalista liberato ed ex detenuto Mujahid Bani Muflih è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico al cervello a seguito di un’emorragia cerebrale causata dalla rottura di un’arteria. Suo fratello ha confermato che l’operazione è riuscita, mentre Mujahid rimane in coma sotto stretto controllo medico. Ha spiegato che erano trascorsi solo tre giorni dalla sua liberazione dalle carceri dell’occupazione israeliana e che, fin dal momento della scarcerazione, soffriva di una grave difficoltà respiratoria, ipotizzando che un fortissimo aumento della pressione sanguigna sia stata la causa diretta dell’emorragia cerebrale.

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**3. Commissione per gli affari dei detenuti: le violazioni sistematiche per spezzare la volontà dei nostri prigionieri richiedono un intervento internazionale per fermarle**

Il capo della Commissione per gli affari dei detenuti ed ex detenuti, il ministro Raed Abu Al-Hummus, ha avvertito di una pericolosa ed estrema escalation senza precedenti praticata dalle autorità dell’occupazione e dall’amministrazione delle sue carceri contro i prigionieri palestinesi. Ha confermato che la Commissione continua le sue intense iniziative ai massimi livelli internazionali per affrontare politiche sistematiche basate sulla repressione, sulla punizione collettiva e sulla ritorsione politica, in palese violazione di tutte le convenzioni e norme internazionali pertinenti.
In dichiarazioni alla stampa, Abu Al-Hummus ha chiarito che quanto avviene nelle carceri dell’occupazione non rientra più in abusi individuali o misure di sicurezza, ma rappresenta un approccio stabile volto a spezzare la volontà dei prigionieri e a colpirne la dignità umana, attraverso incursioni ripetute nei reparti, aggressioni fisiche sistematiche, uso eccessivo della forza, oltre alla privazione deliberata di cure e assistenza medica, alla riduzione dei requisiti essenziali di vita e all’imposizione di misure punitive collettive che colpiscono tutte le carceri senza eccezione.

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**4. Attacchi dei coloni e ordini di stop ai lavori colpiscono Masafer Yatta, a sud di Hebron**

Un civile è rimasto ferito con contusioni a seguito di un attacco condotto da coloni armati a Masafer Yatta, a sud di Hebron, in concomitanza con l’irruzione in una scuola e con la notifica da parte dell’occupazione di ordini di sospensione dei lavori per diverse abitazioni e strutture agricole della zona.
Fonti locali hanno riferito che un gruppo di coloni armati della colonia di “Susiya”, costruita sulle terre dei cittadini, ha attaccato dei pastori nella zona di Wadi Al-Rakhim a Masafer Yatta, aggredendoli fisicamente e causando ferite alla schiena dell’anziano Mohammad Hussein Shannar, che è stato curato sul posto.
In un contesto correlato, un altro gruppo di coloni ha fatto irruzione nella scuola di Al-Fakhit a Masafer Yatta, introducendo mandrie di cammelli nel cortile e nelle strutture scolastiche, nei pressi delle abitazioni dei residenti, in una palese violazione della sacralità delle istituzioni educative.

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**5. Sanità: il bilancio dei martiri della guerra di genocidio a Gaza sale a 71.441**

Il Ministero della Sanità di Gaza ha dichiarato che “nelle ultime 24 ore, due martiri e cinque feriti sono arrivati negli ospedali della Striscia di Gaza”.
Il ministero ha riferito che dal cessate il fuoco dell’11 ottobre, il numero totale dei martiri ha raggiunto quota 451, con 1.251 feriti e 710 casi di recupero dei corpi.
Ha aggiunto che il numero cumulativo dei martiri dall’ottobre 2023 ha raggiunto 71.441, mentre il numero totale dei feriti è salito a 171.329.

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**Europeo**

**6. Protesta prevista in Australia durante la visita del presidente israeliano**

Manifestanti filo-palestinesi in Australia hanno annunciato l’intenzione di sfidare un divieto temporaneo di assembramenti a Sydney, in protesta contro le restrizioni alle manifestazioni, in concomitanza con la visita prevista del presidente israeliano Isaac Herzog nel Paese.
Ciò avviene mentre ampie aree della città sono soggette a un divieto temporaneo di protesta, dopo che il commissario di polizia del Nuovo Galles del Sud, Mal Lanyon, ha esteso il periodo iniziale di restrizione di 14 giorni, imposto alla vigilia di Natale in base a una nuova legislazione approvata dal parlamento statale, che consente di dichiarare alcuni spazi pubblici “interdetti” alle manifestazioni. In base alla legge, le restrizioni possono essere prorogate ogni due settimane fino a un massimo di tre mesi.
In questo contesto, il gruppo “Stop the War on Palestine” ha annunciato che organizzerà una protesta venerdì sera davanti al Municipio di Sydney per opporsi alla prosecuzione del divieto, chiedendo l’abrogazione delle leggi anti-protesta del premier del Nuovo Galles del Sud Chris Minns, l’annullamento della visita di Herzog e l’imposizione immediata di sanzioni contro “Israele” per ciò che definisce genocidio, occupazione e apartheid contro i palestinesi.

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**7. #Video… Protesta davanti a un negozio Zara a Glasgow per il suo sostegno al genocidio**

Attivisti del “movimento di boicottaggio” hanno organizzato una protesta davanti a un negozio Zara nella città di Glasgow, invitando i clienti a boicottare l’azienda a causa del suo sostegno complice al sistema di apartheid e al genocidio praticati dall’occupazione contro il popolo palestinese.
Questa iniziativa rientra in una campagna internazionale guidata dal Comitato Nazionale Palestinese per il Boicottaggio (BNC), la più ampia coalizione palestinese che guida il movimento di boicottaggio a livello globale, che ha annunciato l’adozione ufficiale della campagna di boicottaggio popolare contro “Zara”. Il comitato ha invitato i sostenitori della Palestina in tutto il mondo a boicottare il marchio, di proprietà del gruppo spagnolo Inditex, a causa del rafforzamento dei suoi legami economici con l’occupazione.
Il comitato ha indicato che all’inizio del 2025, nel pieno dell’aggressione in corso contro la Striscia di Gaza, Zara ha aperto il suo più grande negozio in “Israele” all’interno di un centro commerciale vicino a Tel Aviv, un passo considerato un sostegno diretto all’economia sionista, mentre l’occupazione continua a commettere massacri di massa, sfollamenti forzati della popolazione e la distruzione delle infrastrutture sanitarie, educative e della vita culturale a Gaza, causando la morte di oltre 80.000 palestinesi secondo stime non definitive.
Il BNC ha confermato che la complicità di “Zara” non si limita all’attività commerciale, ricordando che il responsabile della franchigia israeliana del marchio ha ospitato nel 2022 un evento politico per un ministro israeliano che aveva pubblicamente invocato l’uccisione dei palestinesi e la privazione di Gaza degli aiuti umanitari, episodio citato nel dossier della Corte Internazionale di Giustizia sul crimine di genocidio.

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**8. Multe al posto del processo per manifestanti filo-palestinesi in Gran Bretagna**

Le autorità britanniche hanno imposto multe di 100 sterline a manifestanti filo-palestinesi del gruppo “Defend Our Juries” per aver esposto striscioni di “Palestine Action”, invece di deferirli a processo.
Gruppi e campagne di sostegno alla Palestina hanno affermato che queste multe — equivalenti a una sanzione per divieto di sosta — rivelano la debolezza delle misure adottate per limitare la solidarietà con i manifestanti filo-palestinesi e mettono in luce il fallimento delle autorità nel criminalizzare l’espressione pacifica del sostegno popolare alla causa palestinese, nonostante l’inserimento del movimento nelle liste di proscrizione.
“Palestine Action” era stata classificata come organizzazione “terroristica”, con il governo che ha giustificato la decisione con accuse di “danneggiamento di beni” e “interruzione delle infrastrutture”, in seguito ad azioni dirette contro aziende coinvolte nell’armamento dell’occupazione, come Elbit Systems.

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**9. Deputata britannica: chiediamo il rilascio immediato dei “Filton 24” e continuiamo la nostra solidarietà con la Palestina**

La deputata britannica del Partito Laburista Zarah Sultana ha dichiarato il suo pieno sostegno ai detenuti dei “Filton 24”, ritenendo che il loro lungo sciopero della fame sia stato un atto collettivo coraggioso che ha messo in luce la complicità dello Stato britannico nel commercio di armi con “Israele”.
Sultana ha elogiato la decisione dei detenuti Heba, Kamran e Louie, insieme ai loro compagni, di porre fine allo sciopero dopo 73 giorni, affermando che quanto ottenuto rappresenta “una grande vittoria politica e morale” che ha costretto Elbit Systems — il più grande produttore di armi israeliano — a perdere un contratto da due miliardi di sterline con il Ministero della Difesa britannico.
I “Filton 24” sono un gruppo di attivisti di Palestine Action detenuti in Gran Bretagna nell’ambito di indagini legate ad azioni contro uno stabilimento di Elbit.

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**Internazionale**

**10. Funzionaria ONU: il lavoro dell’UNRWA si basa su chiari obblighi giuridici internazionali**

La presidente dell’80ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Annalena Baerbock, ha confermato che l’Assemblea Generale ha rinnovato il mandato dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi (UNRWA) fino al 2029, sottolineando che il ruolo dell’agenzia non si limita a Gaza, ma comprende anche Giordania, Libano e Siria, in un contesto di crescenti sfide politiche e legislative che prendono di mira il suo operato.

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**11. Guterres: Gaza ha urgente bisogno di mezzi pesanti e chiede un flusso di aiuti senza ostacoli**

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha sottolineato l’urgente necessità di introdurre mezzi pesanti nella Striscia di Gaza per rimuovere le macerie. Il suo portavoce ha dichiarato, durante una conferenza stampa, che vi è un bisogno impellente di fornire macchinari pesanti per la rimozione dei detriti e strumenti il cui ingresso nella Striscia di Gaza è attualmente vietato. Ha inoltre osservato che migliaia di persone nell’enclave soffrono ancora gli effetti delle recenti tempeste invernali.
Nello stesso contesto, Guterres ha accolto con favore l’avvio della seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco a Gaza e ha ribadito che gli aiuti umanitari devono affluire senza ostacoli.

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