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Bollettino del Centro Media Palestinese Europeo Epal, Numero 2575, Data: sabato 3 ottobre 2026

Bollettino del Centro Media Palestinese Europeo Epal, Numero 2575, Data: sabato 3 ottobre 2026

1. 3 morti e feriti a Gaza in seguito a un bombardamento israeliano
Tre cittadini sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti a seguito di attacchi aerei israeliani sulla Striscia di Gaza, mentre le forze di occupazione continuano a violare l’accordo di cessate il fuoco nella Striscia attraverso demolizioni, bombardamenti e colpi d’arma da fuoco in diverse aree del territorio.
2. Un giovane muore per le ferite riportate a causa dei colpi sparati dai coloni nella località di Kobar, vicino a Ramallah
Un giovane è morto in seguito alle ferite riportate dopo essere stato colpito dai coloni nella località di Kobar, nel governatorato di Ramallah e al-Bireh, secondo quanto confermato da fonti mediche.
Il Ministero della Salute ha dichiarato che il giovane Baha Sami Amin al-Natsheh, 19 anni, è morto per le ferite riportate dopo essere stato colpito dai coloni nella località di Kobar, nel governatorato di Ramallah e al-Bireh. Il giovane era residente nella località di Kafr Aqab, mentre il suo corpo è stato trattenuto.

3. 11 morti e 1.764 violazioni da parte delle forze di occupazione e dei coloni in Cisgiordania in una settimana
Undici persone sono state uccise nella Cisgiordania occupata durante il mese di settembre 2026, mentre aumentano gli attacchi delle forze israeliane e dei coloni e si amplia la portata delle violazioni contro i palestinesi e i loro beni.
Secondo un rapporto pubblicato dal Centro informazioni palestinese “Mu’ta”, sono state documentate circa 1.764 violazioni commesse dalle forze di occupazione e dai coloni nel periodo compreso tra il 25 settembre e il 1° ottobre 2026.

4. Gaza soffoca sul piano sanitario: l’occupazione ostacola gli approvvigionamenti e 35 ospedali operano parzialmente
La crisi sanitaria nella Striscia di Gaza si aggrava a causa del perdurare delle restrizioni israeliane sull’ingresso di medicinali, forniture mediche e carburante, parallelamente agli attacchi che hanno colpito le strutture sanitarie.
Nel frattempo, la maggior parte degli ospedali della Striscia opera solo parzialmente, mentre organizzazioni internazionali e umanitarie mettono in guardia dalle gravi conseguenze sulla vita di oltre due milioni di palestinesi.

5. Dopo 21 mesi sotto le macerie, la Protezione civile recupera i corpi di 7 vittime da una casa nel centro di Gaza
A circa 21 mesi dal bombardamento dell’abitazione, le squadre della Protezione civile nella Striscia di Gaza hanno concluso le operazioni di ricerca e recupero presso la casa della famiglia Sheikh Ali, nel centro della Striscia, riuscendo a recuperare i corpi di sette vittime che erano morte in seguito all’attacco contro l’abitazione il 12 dicembre 2024.
Il ritardo nelle operazioni di recupero evidenzia una parte delle dimensioni della tragedia provocata dalla guerra israeliana nella Striscia di Gaza. I corpi delle vittime si trovano ancora sotto le macerie di abitazioni e strutture distrutte, mentre le squadre di soccorso incontrano difficoltà nel raggiungere numerosi siti e continuano a verificarsi crolli degli edifici, con detriti accumulati su vaste aree.

6. Ampi attacchi dei coloni contro cittadini e proprietà in diversi governatorati della Cisgiordania
Diverse aree della Cisgiordania occupata sono state teatro di una serie di aggressioni e attacchi condotti da gruppi di coloni sotto la protezione delle forze di occupazione.
Nel governatorato di Nablus, decine di coloni sono entrati nei terreni dei cittadini e hanno tagliato e potato decine di ulivi secolari.

Nel governatorato di Hebron, gruppi di coloni armati hanno attaccato alcune località e l’area di Masafer Yatta, a sud.

Nel governatorato di Ramallah e al-Bireh, il villaggio di al-Mughayyir, a nord-est della città, ha registrato la presenza di gruppi di coloni sulle principali strade che conducono al villaggio e sui terreni agricoli circostanti. I coloni hanno lanciato pietre contro i veicoli dei cittadini.

Europeo
7. Manifestazione a Manchester a sostegno della Palestina e del boicottaggio nel terzo anniversario della guerra
Gli attivisti hanno rinnovato gli appelli a proseguire la mobilitazione globale e il boicottaggio dell’occupazione, attraverso messaggi di solidarietà provenienti dallo stadio “Old Trafford” di Manchester, nel Regno Unito, mentre sono trascorsi circa tre anni dall’inizio della guerra e della distruzione su larga scala nella Striscia di Gaza.
8. Proteste italiane contro una legge che criminalizza le critiche ai crimini dell’occupazione
Centinaia di persone si sono radunate ieri, giovedì, in Piazza della Scala a Milano, per protestare contro il disegno di legge italiano n. 1004 relativo alla lotta all’antisemitismo, discusso dalla Camera dei deputati dopo essere stato approvato dal Senato lo scorso marzo.
I manifestanti hanno esposto bandiere palestinesi e cartelli con le scritte “Criticare Israele non è antisemitismo” e “Protestare è un diritto”. Alla mobilitazione hanno partecipato anche gruppi ebraici e organizzazioni della società civile, che hanno avvertito che la legge potrebbe restringere lo spazio per criticare le azioni del governo israeliano e per esprimere solidarietà ai palestinesi.

9. Tre città britanniche commemorano tre anni di guerra a Gaza
Il Movimento della Gioventù Palestinese in Gran Bretagna ha lanciato un appello per una campagna nazionale di raccolta fondi in occasione del terzo anniversario dell’inizio della guerra contro Gaza: a Londra domenica 11 ottobre e il 17 ottobre a Edimburgo.
La campagna si svolge mentre il movimento continua a organizzare iniziative in Gran Bretagna in solidarietà con la Palestina. I suoi attivisti partecipano inoltre a campagne volte a fermare le forme di sostegno britannico a Israele, tra cui la campagna “People’s Ban for Palestine”.

10. Attivisti irrompono nello stadio Aviva con la bandiera palestinese durante Irlanda-Austria
I manifestanti hanno lanciato palline da tennis sul campo e sono entrati sul terreno di gioco per protestare contro la decisione della federazione irlandese di disputare partite contro l’occupazione, accusata di aver ucciso più di mille atleti palestinesi e distrutto centinaia di strutture sportive.
Il coordinatore della protesta, Dominic Kerrigan, ha dichiarato: “Abbiamo assistito a una partita della vergogna e non vogliamo una seconda partita della vergogna”.

11. 57 milioni di dollari in Palantir: campagne dal Minnesota a Londra per ritirare gli investimenti
Il Minnesota Anti-War Committee ha organizzato una manifestazione a Minneapolis nell’ambito della settimana internazionale “Divest from Palantir”, rivelando che lo Stato investe 57 milioni di dollari nella società, accusata dagli organizzatori di essere coinvolta nelle operazioni militari e nei sistemi di sorveglianza che hanno preso di mira migranti e manifestanti locali.
Le iniziative si sono estese anche a Londra, in Australia e in Sud America, con l’obiettivo di contrastare le attività dell’azienda.

12. #Video… Un uomo pro-Palestina sfida i sostenitori dell’occupazione in Gran Bretagna
#Guarda: un uomo che indossa la kefiah palestinese grida “Palestina libera” sfidando i manifestanti favorevoli all’occupazione davanti alla sede della società Palantir nella capitale britannica, Londra.
13. Un’alleanza globale invita a organizzare iniziative in 6 continenti per chiedere la fine delle forniture di armi a Israele e l’accertamento delle responsabilità
La Global Alliance for Palestine (GAFP), con il sostegno dell’Anti-Apartheid Movement (AAM) e della Global Coalition Against the Occupation of Palestine (SAND), ha invitato organizzazioni della società civile, sindacati, associazioni studentesche e reti per i diritti umani a organizzare iniziative simultanee in sei continenti.
L’obiettivo dichiarato è chiedere che Israele sia chiamato a rispondere delle proprie azioni, l’applicazione del diritto internazionale e l’imposizione di restrizioni al commercio di armi con Israele.

Secondo l’alleanza, le iniziative previste comprendono manifestazioni, sit-in e attività culturali ed educative in diverse città del mondo, tra cui Londra, Sydney, Città del Capo, San Paolo, Rabat, Quito, Città del Messico, Istanbul, Santiago, Reykjavík, Bangkok, Atene e Kuala Lumpur.

Internazionale
14. Un’inchiesta della CNN rivela: Kushner gestiva i negoziati su Gaza con una mano e finanziava la guerra con l’altra
La rete statunitense CNN ha riferito che il genero del presidente degli Stati Uniti e suo inviato speciale gestiva i negoziati per porre fine alla guerra a Gaza, mentre sosteneva il conflitto attraverso una società privata a lui collegata e con rapporti con l’attività militare dell’esercito israeliano.
Secondo la lunga inchiesta della rete, mentre Jared Kushner svolgeva un ruolo centrale nei negoziati di pace in Medio Oriente, la società di private equity da lui posseduta deteneva la quota maggiore di una società israeliana che sostiene istituzioni legate alla campagna militare israeliana a Gaza, compresa la più grande azienda israeliana produttrice di armi.

15. “Code Pink” incalza il senatore Daines: perché ha votato contro l’accertamento delle responsabilità dei coloni?
L’organizzazione pacifista “Code Pink” ha seguito il senatore repubblicano Steve Daines dopo che aveva votato contro una risoluzione che avrebbe obbligato il Dipartimento di Stato americano a presentare al Congresso un rapporto sulle violazioni dei diritti umani in Cisgiordania, compresa l’uccisione di nove cittadini statunitensi negli ultimi anni.
Quando i rappresentanti di “Code Pink” hanno chiesto a Daines perché si fosse opposto a una misura limitata alla preparazione di un rapporto su tali violazioni e decessi, il senatore ha definito l’iniziativa un tentativo “politico” e ha spostato il discorso sull’accusa all’Autorità Palestinese di incitamento alla violenza.

16. Proiezioni luminose sulla facciata della sede di Palantir per trasmettere messaggi di protesta contro il suo coinvolgimento nella guerra
Attivisti favorevoli alla causa palestinese hanno proiettato un’ampia installazione luminosa sulla facciata della sede principale della società statunitense di software Palantir, nella capitale britannica Londra, trasmettendo messaggi di protesta riguardanti il suo coinvolgimento in attività militari.
La società statunitense di intelligenza artificiale Palantir sostiene l’apparato militare israeliano fornendogli tecnologie e servizi utilizzati nelle operazioni militari.

17. 41 deputati democratici chiedono sanzioni statunitensi contro gli insediamenti israeliani
Esponenti democratici della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti hanno presentato, per la prima volta, un disegno di legge volto a fermare l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, denominato “Stop Settlements Act”.
Il progetto è guidato dai deputati Joaquín Castro, Madeleine Dean, Don Beyer, Greg Casar, Sara Jacobs e Veronica Escobar, e gode del sostegno di altri 35 deputati.

18. MAP: gli attacchi e la carenza di forniture aggravano la crisi sanitaria a Gaza
Medical Aid for Palestinians (MAP) ha avvertito del peggioramento della crisi umanitaria e sanitaria nella Striscia di Gaza, a causa del perdurare delle uccisioni, degli attacchi contro le strutture sanitarie e della grave carenza di beni essenziali.
L’organizzazione ha affermato che gli ospedali della Striscia continuano a soffrire di una grave carenza di medicinali, carburante e forniture mediche, il che ostacola la capacità del sistema sanitario di riprendersi e fornire i servizi essenziali alla popolazione.

19. Campagna internazionale in 60 Paesi per chiedere il divieto di esportazione di armi verso Israele, con la partecipazione di oltre 200 organizzazioni
La Global Alliance for Palestine (GAFP) ha annunciato il lancio di un’ampia campagna internazionale alla quale partecipano oltre 200 organizzazioni della società civile e sindacati, in collaborazione con l’Anti-Apartheid Movement e la Global Coalition Against the Occupation of Palestine.
La campagna comprende iniziative di protesta e sensibilizzazione in 60 Paesi distribuiti su sei continenti. L’obiettivo dichiarato è tutelare i diritti dei palestinesi e contrastare le violazioni in corso.

20. Funzionario dell’ONU licenziato dopo aver criticato le politiche israeliane a Gaza
Un alto funzionario dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha dichiarato che le sue critiche alle politiche israeliane nella Striscia di Gaza gli sono costate il posto di lavoro, dopo 26 anni trascorsi nell’organizzazione.
La vicenda si è verificata mentre il direttore generale dell’agenzia aveva messo in guardia il personale dal coinvolgimento in attività di carattere legato ai diritti umani.

Ben Davis, direttore della Divisione per la trasformazione rurale e l’uguaglianza di genere della FAO, ha spiegato di essere stato informato lo scorso luglio che il suo contratto non sarebbe stato rinnovato, con la motivazione di aver violato le regole di neutralità dell’organizzazione.

21. Sean Jones: Gaza non è entrata nella fase della ripresa ed escludere l’UNRWA dalla ricostruzione è illogico
Il direttore degli affari dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA) nella Striscia di Gaza, Sean Jones, ha affermato che la Striscia non è ancora entrata nella fase della ripresa, nonostante si parli sempre più di piani per il recupero iniziale e la ricostruzione.
Ha sottolineato il persistere delle attività militari, delle restrizioni sull’ingresso delle forniture e la riduzione dello spazio disponibile per la popolazione e per gli operatori umanitari.

Jones ha dichiarato che, a circa un anno dal cessate il fuoco ufficiale, gli abitanti della Striscia continuano ad affrontare quotidianamente difficoltà nell’accesso all’assistenza sanitaria di base, all’istruzione e all’acqua sicura, mentre l’UNRWA continua a fornire i propri servizi con il sostegno dei donatori.

22. Organizzazione mondiale della sanità: le restrizioni dell’occupazione smentiscono le affermazioni sull’allentamento del blocco di Gaza
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato che le autorità israeliane impediscono l’ingresso nella Striscia di Gaza di apparecchiature mediche e dispositivi radiologici, senza fornire alcuna giustificazione ufficiale per tali restrizioni.
L’organizzazione ha spiegato che gli aiuti che attualmente entrano nella Striscia non sono sufficienti a soddisfare le necessità delle famiglie palestinesi, sottolineando che i medicinali rappresentano una priorità assoluta e devono essere introdotti immediatamente a Gaza.

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