
Bollettino del Centro Media Palestinese Europeo Epal, Numero 2443, Data: sabato 16 maggio 2026
Bollettino del Centro Media Palestinese Europeo Epal, Numero 2443, Data: sabato 16 maggio 2026
1. 8 martiri in due raid israeliani su Gaza
Almeno sette civili sono stati uccisi e circa 50 altri sono rimasti feriti in due raid israeliani sulla città di Gaza, mentre fonti sioniste parlano di un’operazione di assassinio contro uno dei leader della resistenza.
Fonti locali hanno confermato che gli aerei dell’occupazione hanno colpito con almeno due missili un appartamento residenziale nell’edificio Al-Moataz a Gaza City, causando la morte di 4 persone, tra cui una donna, oltre a circa 50 feriti in un bilancio preliminare, dopo la distruzione completa di un piano e il conseguente incendio.
Successivamente, un cittadino è morto per le ferite riportate a causa del fuoco delle forze di occupazione israeliane nel centro della Striscia di Gaza, mentre continuano le violazioni del cessate il fuoco.
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2. Incursioni e rituali talmudici nella moschea di Al-Aqsa nell’anniversario dell’occupazione di Gerusalemme
La Gerusalemme occupata ha assistito a una nuova escalation nei pressi della moschea di Al-Aqsa e della Città Vecchia, con decine di coloni che hanno fatto irruzione nei cortili della moschea sotto la pesante protezione delle forze di occupazione israeliane, in concomitanza con l’anniversario ebraico dell’occupazione di Gerusalemme nel 1967. Gruppi palestinesi hanno avvertito contro i tentativi di imporre nuove realtà all’interno di Al-Aqsa sotto copertura politica e governativa israeliana.
In una dichiarazione, il governatorato ha affermato che il rabbino Israel Ariel, fondatore del cosiddetto “Istituto del Tempio”, ha guidato questi rituali vicino alla Porta dei Leoni, insieme agli appelli dei gruppi di coloni per massicce incursioni nella moschea di Al-Aqsa durante quello che chiamano il “Giorno dell’unificazione di Gerusalemme”.
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3. L’occupazione attua il progetto più pericoloso per imporre la giudaizzazione di Al-Aqsa
La Gerusalemme occupata sta attraversando quella che viene descritta come la fase più pericolosa degli ultimi anni, nel contesto dell’accelerazione delle misure israeliane all’interno della moschea di Al-Aqsa e della Città Vecchia, insieme alla crescente influenza delle correnti religiose e nazionaliste estremiste nella scena politica israeliana.
Le scene di incursioni collettive, preghiere talmudiche e innalzamento di bandiere israeliane nei cortili di Al-Aqsa sono diventate parte di una realtà quotidiana che alimenta i timori palestinesi di un passaggio dalla politica di “gestione del conflitto” all’imposizione con la forza di nuove realtà sovrane e religiose.
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4. Coloni attaccano i fedeli nel quartiere di Al-Wad e li aggrediscono fisicamente
Coloni hanno aggredito residenti e fedeli nel quartiere di Al-Wad, adiacente alla sacra moschea di Al-Aqsa, prima della preghiera, mentre le forze di occupazione israeliane hanno arrestato 9 residenti dopo averli aggrediti.
I coloni hanno attaccato residenti e fedeli con pugni e calci, mentre alcuni abitanti hanno tentato di respingerli; la polizia dell’occupazione li ha quindi arrestati e trasferiti al centro di interrogatorio di Al-Qishla.
I coloni hanno inoltre aggredito residenti e fedeli in diversi altri luoghi, compresi anziani.
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5. La 78ª Nakba: i palestinesi commemorano la memoria dello sfollamento tra genocidio e nuovi esodi forzati
Il 78º anniversario della Nakba palestinese cade quest’anno mentre i palestinesi stanno vivendo uno dei periodi più sanguinosi e complessi dal 1948, nel contesto della prosecuzione della guerra genocida israeliana contro la Striscia di Gaza e dell’escalation di uccisioni, sfollamenti e distruzioni in Cisgiordania e nella Gerusalemme occupata. Responsabili palestinesi hanno avvertito del tentativo di imporre una nuova Nakba attraverso differenti strumenti militari e politici.
Ogni anno, il 15 maggio, i palestinesi commemorano la Nakba, durante la quale centinaia di migliaia di palestinesi furono espulsi dalle loro città e villaggi dalle milizie sioniste, in concomitanza con la proclamazione dello Stato israeliano sulla maggior parte della Palestina storica nel 1948.
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6. Piano per costruire 60.000 unità coloniali in Cisgiordania entro 3 anni
Il ministro delle Finanze israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich ha annunciato l’approvazione da parte del governo israeliano di un piano per costruire circa 60.000 unità coloniali nella Cisgiordania occupata nei prossimi tre anni. Ha inoltre invitato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ad adottare un piano volto, secondo le sue parole, alla “cancellazione definitiva” delle frontiere interne in Cisgiordania.
Il ministro ha dichiarato che il governo, dall’inizio del suo mandato nel dicembre 2022, ha lavorato a quella che ha definito la “legalizzazione dei nuovi insediamenti”, indicando l’approvazione di oltre cento siti e avamposti coloniali in Cisgiordania, tra cui Homesh, Sanur, Ganim e Kedim.
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7. Oltre 23.000 arresti in Cisgiordania dall’inizio del genocidio a Gaza
Il crimine della detenzione nelle carceri dell’occupazione rimane uno dei pilastri fondamentali del progetto coloniale sionista, come strumento sistematico volto a colpire la presenza palestinese e a distruggere la struttura sociale e nazionale del popolo palestinese attraverso politiche di repressione, isolamento, abusi, torture e sparizioni forzate, intensificatesi a un ritmo senza precedenti dall’inizio del genocidio contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza.
Le organizzazioni per i prigionieri hanno dichiarato che le autorità di occupazione hanno arrestato quasi 23.000 persone della Cisgiordania dall’inizio del genocidio a Gaza, tra cui donne, bambini, feriti ed ex detenuti. Questa cifra non include le migliaia di arresti effettuati a Gaza, mentre l’occupazione continua il crimine delle sparizioni forzate contro centinaia di detenuti della Striscia, rifiutandosi di rivelarne il destino, i luoghi di detenzione o le condizioni sanitarie e umanitarie.
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*Europeo*
8. Primo ministro spagnolo: il boicottaggio dell’Eurovision a causa di Israele ci pone dalla parte giusta della storia
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha affermato che il boicottaggio del suo Paese dell’Eurovision Song Contest a causa della guerra genocida israeliana su Gaza e dell’aggressione contro il Libano colloca la Spagna “dalla parte giusta della storia”.
Sánchez ha dichiarato: “Di fronte alla guerra illegale e al genocidio, il silenzio non è un’opzione. Non possiamo restare indifferenti a ciò che accade a Gaza e in Libano.”
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9. Attivisti protestano davanti a Maersk contro il continuo invio di armi all’occupazione
Per protestare contro il continuo invio di armi a Israele, attivisti in Danimarca hanno organizzato un sit-in davanti agli ingressi della sede di Maersk nella capitale Copenaghen, prima che la polizia intervenisse per disperderli con manganelli e cani poliziotto.
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10. Centro legale israeliano minaccia il Museo canadese dei diritti umani per una mostra sulla Nakba
Il centro israeliano “Shurat HaDin” ha inviato una notifica legale contro il Museo canadese per i diritti umani di Winnipeg, chiedendo la cancellazione della mostra “Palestina sradicata: Nakba passato e presente”, sostenendo che crei un “ambiente ostile agli ebrei”.
Il centro ha chiesto il congelamento della mostra e una revisione legale, minacciando azioni giudiziarie entro 14 giorni, in una mossa che si inserisce nelle crescenti pressioni per limitare la narrazione palestinese e criminalizzare la presentazione della Nakba nelle istituzioni culturali canadesi.
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11. Appelli australiani a spegnere gli schermi durante l’esibizione di Israele all’Eurovision
Più di 1.100 artisti internazionali, tra cui Peter Gabriel, Massive Attack, Macklemore e Kneecap, hanno chiesto una campagna di boicottaggio, mentre una petizione con quasi 10.000 firme ha invitato l’emittente australiana SBS a ritirarsi dall’edizione 2026.
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12. Professore licenziato in Canada dopo dichiarazioni pro-Israele
L’Università di Guelph-Humber ha licenziato il professore canadese Paul Finlayson dopo post e dichiarazioni sui social media in cui esprimeva sostegno a Israele dopo gli eventi del 7 ottobre 2023.
Secondo i dettagli del caso, il professore aveva pubblicato commenti definiti offensivi e incitanti contro i palestinesi, portando all’apertura di un’indagine interna dell’università, seguita dalla sua sospensione e infine dal licenziamento nel luglio 2025 per violazione delle politiche dell’istituzione in materia di diritti umani, lotta alla discriminazione e molestie.
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13. Striscione di protesta a Innsbruck contro l’Eurovision e la partecipazione di Israele
La città austriaca di Innsbruck ha visto l’affissione di uno striscione sul famoso Tettuccio d’Oro con la scritta “No all’Eurovision Song Contest 2026”, in protesta contro l’organizzazione in Austria dell’Eurovision 2026 e la partecipazione di Israele.
Gli attivisti hanno dichiarato che l’azione riflette una diffusa opposizione all’evento in Austria, sostenendo che la partecipazione di Israele gli conferisca una piattaforma internazionale nonostante i crimini di genocidio commessi a Gaza.
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14. Chiusure contro fabbriche e aziende di armi legate all’occupazione in Gran Bretagna
Attivisti filo-palestinesi hanno chiuso la fabbrica “L3 Harris” a Brighton perché produce sistemi di detonazione utilizzati negli aerei F-35 coinvolti nei bombardamenti su Gaza, mentre circa 50 attivisti hanno bloccato per oltre due ore gli ingressi della “BAE Systems” nel Lancashire per protestare contro il suo ruolo nella fornitura di componenti militari all’occupazione.
In Slovacchia, attivisti hanno inoltre contestato le aziende “Elbit”, “Rafael” e “Israel Aerospace Industries” durante la fiera delle armi IDEB a Bratislava.
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15. Rapporto dell’intelligence tedesca collega i simboli di solidarietà con la Palestina all’“estremismo”
Un recente rapporto pubblicato dai servizi segreti interni tedeschi ha suscitato ampie polemiche negli ambienti politici e dei diritti umani dopo aver classificato simboli e slogan associati al movimento pro-palestinese come parte di quello che definisce “estremismo palestinese laico”, riflettendo l’escalation dell’approccio securitario tedesco verso le attività di solidarietà con i palestinesi dall’inizio della guerra su Gaza.
Secondo una traduzione pubblicata dal quotidiano Al-Araby Al-Jadeed, il rapporto pubblicato a maggio con il titolo “Estremismo palestinese laico” si concentra principalmente sulla scena pro-palestinese in Germania, soprattutto a Berlino, sostenendo che il movimento sia diventato uno spazio che riunisce gruppi, reti e individui accomunati, secondo il rapporto, da “ostilità verso Israele” e dal rifiuto del “suo diritto all’esistenza”.
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*Internazionale*
16. Causa legale accusa un funzionario statunitense di aver finanziato camion pubblicitari per diffamare attivisti anti-occupazione
Il movimento “Jewish Voice for Peace” della Florida del Sud ha presentato una causa accusando il commissario di Miami Beach David Suarez di aver pagato migliaia di dollari per noleggiare camion pubblicitari destinati a diffamare e isolare gli attivisti del movimento.
I cartelloni definivano “Jewish Voice” un “gruppo estremista” e attaccavano personalmente l’attivista Alan Levine e sua moglie Donna Nevel etichettandoli come “antisemiti” per la loro azione contro le aziende complici della guerra genocida a Gaza e la loro opposizione al progetto sionista.
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17. L’occupazione minaccia di intercettare la “Flottiglia globale della fermezza” diretta a Gaza
Le autorità di occupazione hanno elevato il livello massimo di allerta dopo la partenza di decine di navi dalle coste turche verso Gaza con oltre 500 attivisti provenienti da diversi Paesi, tra cui medici, avvocati e giornalisti.
I media israeliani hanno riferito che unità di commando navali si stanno preparando a sequestrare le imbarcazioni.
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18. Euro-Med Monitor: l’attacco israeliano al New York Times mira a coprire la tortura dei prigionieri
L’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani ha dichiarato che la campagna ufficiale israeliana organizzata contro il New York Times e le organizzazioni per i diritti umani ha raggiunto il suo apice con dichiarazioni del primo ministro Benjamin Netanyahu e del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar.
L’incitamento contro il giornale è arrivato dopo la pubblicazione di un articolo del giornalista Nicholas Kristof intitolato “Il silenzio di fronte allo stupro dei palestinesi”, che includeva testimonianze di 14 uomini e donne riguardo a stupri, varie forme di tortura e violenza sessuale nei centri di detenzione israeliani.
