
Bollettino del Centro Media Palestinese Europeo Epal, Numero 2383, Data: venerdì 13 marzo 2026
Bollettino del Centro Media Palestinese Europeo Epal, Numero 2383, Data: venerdì 13 marzo 2026
1. Due giovani uccisi dal fuoco dell’occupazione vicino all’incrocio di Za’tara a sud di Nablus
Due giovani palestinesi sono stati uccisi dal fuoco delle forze di occupazione israeliane nei pressi dell’incrocio di Za’tara, a sud della città di Nablus, nel nord della Cisgiordania occupata, con il pretesto di un tentativo di attacco con auto contro i soldati.
Fonti ebraiche hanno riferito che le forze di occupazione hanno aperto il fuoco contro due giovani palestinesi mentre si trovavano vicino a questo incrocio strategico situato a sud di Nablus.
Secondo le stesse fonti, i soldati dell’occupazione posizionati al posto di blocco militare hanno sparato una raffica di proiettili contro un veicolo su cui viaggiavano i due giovani, provocandone la morte sul posto.
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**2. Forte calo degli aiuti umanitari a Gaza nel mezzo delle restrizioni ai valichi**
Le forniture umanitarie e alimentari dirette alla Striscia di Gaza hanno registrato un forte calo a causa delle continue restrizioni imposte da Israele ai valichi di frontiera, aggravando la crisi umanitaria che colpisce oltre 2,4 milioni di palestinesi nell’enclave.
Il direttore generale dell’Ufficio stampa governativo a Gaza, dott. Ismail Al-Thawabta, ha dichiarato che i valichi hanno funzionato solo in maniera molto limitata nell’ultimo periodo, sottolineando che quanto entrato a Gaza rappresenta solo una piccola parte dei bisogni reali.
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**3. 72.136 morti e 171.839 feriti dall’inizio della guerra contro Gaza**
Il Ministero della Salute nella Striscia di Gaza ha riferito che il bilancio delle vittime dall’annuncio del cessate il fuoco dell’11 ottobre è salito a 651 morti e 1.741 feriti.
In un comunicato stampa ha aggiunto che le squadre di soccorso hanno registrato 756 casi di recupero di corpi da sotto le macerie dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, secondo i dati ufficiali.
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**4. Centro per i diritti umani: il bersaglio israeliano contro il settore della pesca a Gaza è sistematico**
Il Centro per i diritti umani di Gaza ha espresso una forte condanna per il continuo e sistematico attacco israeliano al settore della pesca nella Striscia di Gaza, che è passato dalla fase di “severe restrizioni” a quella di “distruzione totale e definitiva” delle infrastrutture di questo settore vitale.
Il centro ha sottolineato che ciò che è avvenuto lungo la costa di Gaza rappresenta la distruzione dei mezzi di sostentamento di migliaia di famiglie palestinesi e mira ad approfondire la politica della fame come strumento di guerra e di annientamento.
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**5. L’occupazione decide di chiudere l’indagine su 5 soldati che hanno aggredito sessualmente un prigioniero di Gaza**
La procura militare israeliana ha deciso di chiudere i fascicoli d’indagine contro cinque soldati accusati di aver aggredito sessualmente un prigioniero proveniente da Gaza.
Il Canale 12 israeliano ha riferito che la procura militare ha chiuso le indagini riguardanti i cinque soldati che avevano aggredito sessualmente un detenuto di Gaza nel centro di detenzione “Sde Teiman” nel Negev per “mancanza di prove sufficienti”.
Il rapporto ha inoltre indicato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto con favore la decisione. Vale la pena ricordare che Netanyahu aveva precedentemente affermato che i video pubblicati che dimostravano l’aggressione avevano causato il più grande danno alla reputazione e alla posizione internazionale di Israele.
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**6. Incendi di moschee e assedio di comunità: pericolosa escalation del terrorismo dei coloni**
Coloni israeliani hanno lanciato attacchi in diverse zone della Cisgiordania occupata e nella città di Gerusalemme, in una nuova e pericolosa escalation delle aggressioni contro luoghi di culto e proprietà, sotto la protezione delle forze di occupazione.
In un crimine che ha suscitato ampia indignazione, un gruppo di coloni estremisti ha incendiato parti della moschea “Abu Bakr Al-Siddiq”, situata tra le località di Tal e Sira a sud-ovest di Nablus.
Gli aggressori hanno utilizzato materiali altamente infiammabili, causando l’incendio dell’ingresso della moschea prima che gli abitanti accorressero per spegnere il fuoco. I coloni hanno inoltre scritto slogan razzisti in ebraico sui muri della moschea, incitando all’uccisione degli arabi e a “farli pagare”.
A Gerusalemme occupata, le violazioni sono continuate nei pressi della Città Vecchia e nei villaggi vicini, dove le forze di occupazione hanno impedito a centinaia di giovani di completare le preghiere di Isha e Taraweeh, costringendoli a lasciare l’area con la forza.
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**Europeo**
**7. Protesta irlandese contro il sostegno della banca centrale all’occupazione**
La campagna irlandese di solidarietà con la Palestina ha protestato ieri davanti alla Banca Centrale a Dublino per chiedere la fine del sostegno finanziario e delle misure che contribuiscono al proseguimento degli arresti arbitrari e del genocidio subito dai palestinesi, compresi i bambini, da parte dell’occupazione israeliana.
I manifestanti hanno affermato che questi crimini rappresentano la continuazione di un sistema carcerario brutale e ingiusto e hanno chiesto misure immediate per porre fine a qualsiasi legame finanziario con le attività dell’occupazione israeliana.
La campagna ha sottolineato che la Banca Centrale di Dublino svolge un ruolo chiave nel sostenere l’occupazione facilitando il trasferimento delle obbligazioni israeliane all’Autorità di vigilanza finanziaria in Lussemburgo, rendendo le istituzioni finanziarie europee parte del sistema di finanziamento dell’occupazione israeliana.
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**8. Appelli in Francia a protestare a sostegno di un attivista arrestato per il suo sostegno alla Palestina**
Diversi gruppi in Francia, tra cui l’Unione degli studenti e il collettivo “Stop alla repressione in Palestina”, hanno lanciato appelli alla solidarietà e a manifestazioni per protestare contro l’arresto dell’attivista noto come “Alex”.
È stato arrestato nuovamente dalle autorità francesi a causa delle sue posizioni pubbliche a sostegno della causa palestinese e della resistenza palestinese.
È attivista nella Ligue de la jeunesse révolutionnaire (Lega della gioventù rivoluzionaria) ed è stato processato con l’accusa di “promozione di atti considerati dallo Stato come terroristici” per aver espresso il proprio sostegno alla causa palestinese durante eventi pubblici.
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**9. Presa di mira una filiale della banca ING ad Amsterdam per i suoi investimenti nella macchina di guerra**
Attivisti pro-Palestina hanno preso di mira una filiale della banca ING in Middenweg Street, nella parte orientale della città di Amsterdam, per protestare contro la complicità finanziaria della banca con aziende legate a violazioni israeliane contro i palestinesi.
Gli attivisti hanno spiegato che la banca continua a investire nella società americana Caterpillar, specializzata nella produzione di macchinari pesanti utilizzati dall’esercito israeliano, in particolare il bulldozer blindato Caterpillar D9, nelle operazioni di demolizione di case e infrastrutture palestinesi.
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**10. Cadono le accuse contro attivisti che hanno preso di mira una fabbrica che arma l’occupazione**
Tre attivisti hanno ottenuto una nuova vittoria legale dopo che il caso noto come “Shenstone 3” è stato archiviato nei tribunali britannici, a seguito della loro campagna contro la fabbrica UAV Engines appartenente alla società israeliana Elbit nello Staffordshire.
La fabbrica è specializzata nella progettazione e produzione dei motori dei droni Hermes 450 utilizzati dall’esercito israeliano nella guerra di sterminio.
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**11. Due attivisti occupano la compagnia assicurativa Chubb che sostiene l’armamento dell’occupazione**
Due attivisti sono stati arrestati dopo aver occupato la pensilina dell’ufficio della compagnia assicurativa Chubb nel centro di Manchester e averne bloccato l’ingresso.
Si tratta della terza volta che Chubb viene presa di mira da quando ha assunto il contratto assicurativo precedentemente gestito da Aviva, che copre le attività della società israeliana Elbit Systems nel Regno Unito, dove vengono prodotti componenti per droni militari.
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**12. Chiusura di una fabbrica BAE in Gran Bretagna che arma la macchina di guerra**
Più di 60 attivisti provenienti da diverse zone del nord-ovest della Gran Bretagna hanno chiuso la fabbrica della BAE Systems a Samlesbury per protestare contro il ruolo della struttura nella produzione di componenti per i caccia F-35.
Gli attivisti hanno dichiarato che la fabbrica partecipa alla produzione di parti di questi aerei utilizzati dall’occupazione e dagli Stati Uniti nella guerra di sterminio a Gaza e negli attacchi contro il Libano e l’Iran, causando un gran numero di vittime civili.
Hanno inoltre sottolineato che l’azione avviene mentre il Regno Unito continua a esportare equipaggiamenti militari verso Israele, nonostante l’annuncio del governo britannico nel settembre 2024 della sospensione di un numero limitato di licenze di esportazione di armi. Secondo loro, la chiusura della fabbrica mira a interrompere la produzione e a esercitare pressione per fermare la fornitura di componenti militari utilizzati nel genocidio.
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**Internazionale**
**13. Le nomination ai premi mediatici di Amnesty International evidenziano la copertura della guerra a Gaza**
Amnesty International nel Regno Unito ha annunciato la lista dei finalisti dei suoi Media Awards 2026, che premiano i migliori lavori giornalistici nel campo dei diritti umani. I vincitori saranno annunciati durante una cerimonia che si terrà a Londra il 6 maggio.
Le nomination di quest’anno mostrano una forte presenza di temi legati alle guerre e ai conflitti, in particolare la guerra israeliana nella Striscia di Gaza, che compare in un gran numero di lavori nominati in diverse categorie mediatiche.
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**14. Lanciata una campagna digitale globale per rompere il blocco mediatico sulla moschea di Al-Aqsa**
Attivisti e influencer hanno lanciato una vasta campagna digitale con l’hashtag **#ApriremoLaNostraAqsa**, con l’obiettivo di unificare la narrazione mediatica su ciò che sta affrontando la moschea di Al-Aqsa e rompere quello che hanno definito un blocco digitale imposto alla sua causa.
L’iniziativa arriva dopo 13 giorni di chiusura totale della moschea e il divieto di svolgere le preghiere al suo interno.
Gli organizzatori hanno spiegato che la campagna nasce nel contesto delle difficili circostanze che circondano Al-Aqsa e delle crescenti preoccupazioni sulla sua sovranità, sottolineando che mira a unificare la voce mediatica a sostegno della moschea durante gli ultimi dieci giorni benedetti del mese di Ramadan.
