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Bollettino dell’Epal European Palestinian Media Center, numero 2344, data: martedì 3 febbraio 2026

Bollettino dell'Epal European Palestinian Media Center, numero 2344, data: martedì 3 febbraio 2026

1. Sanità a Gaza: 5 martiri in 24 ore, il bilancio sale a 71.800

Il Ministero della Sanità nella Striscia di Gaza ha riferito che cinque martiri palestinesi sono giunti negli ospedali del territorio nelle ultime ventiquattro ore, tra cui due corpi recuperati, oltre a quattro feriti.
Il ministero ha precisato che il bilancio complessivo dei martiri e dei feriti dall’inizio della guerra di genocidio contro la Striscia di Gaza, il 7 ottobre 2023, è salito a 71.800 martiri e 171.555 feriti.

**2. Il Ministero della Sanità di Gaza attiva una sala di identificazione per determinare l’identità di 15 martiri non identificati**

La Commissione speciale per i dispersi e i corpi non identificati del Ministero della Sanità di Gaza ha annunciato l’attivazione della sala di identificazione delle salme di quindici martiri ricevuti dall’occupazione israeliana il 30 gennaio scorso.
In una nota, la commissione ha spiegato che l’attivazione mira a verificare le identità dei martiri, in preparazione al completamento delle procedure legali e alla loro sepoltura in modo dignitoso.
La commissione ha indicato che le operazioni di identificazione proseguiranno per tre giorni, a partire da domani, martedì, fino a giovedì, dalle ore 9:00 alle 14:00.

**3. Martirio dell’ex detenuto Khaled Al-Saifi una settimana dopo il suo rilascio a Betlemme**

L’ex detenuto liberato Khaled Al-Saifi è morto come martire nella città di Betlemme, nel sud della Cisgiordania, appena una settimana dopo il suo rilascio dalle carceri dell’occupazione israeliana, a seguito di un grave peggioramento delle sue condizioni di salute.
Il Club dei Prigionieri Palestinesi ha riferito che Al-Saifi era stato rilasciato dalla clinica del carcere di Ramleh il 25 gennaio 2026 in condizioni estremamente critiche, soffrendo di una grave fibrosi polmonare, incapace di camminare e bisognoso di cure mediche intensive.

**4. Il governo dell’occupazione pianifica la più grande espansione coloniale in Cisgiordania degli ultimi decenni**

Un rapporto israeliano ha rivelato un orientamento governativo volto a realizzare la più grande espansione degli insediamenti nella Cisgiordania occupata degli ultimi decenni, con l’obiettivo di imporre fatti permanenti sul terreno e compromettere qualsiasi possibilità di creare uno Stato palestinese indipendente.
Il Canale 7 israeliano ha riferito che il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato l’avvio immediato delle procedure per legalizzare circa 140 avamposti coloniali precedentemente classificati come illegali, persino secondo la legge israeliana.

**5. Direttore del complesso medico Al-Shifa: l’uscita di 50 pazienti al giorno è una “condanna a morte”; 20.000 pazienti necessitano di cure all’estero**

Il dottor Mohammed Abu Salmiya, direttore del complesso medico Al-Shifa nella Striscia di Gaza, ha messo in guardia dalle conseguenze delle condizioni sanitarie catastrofiche nel territorio, sottolineando che circa 20.000 pazienti necessitano urgentemente di cure fuori da Gaza, attraverso meccanismi di uscita da lui definiti “molto difficili e estremamente complessi”, imposti dall’occupazione israeliana.
In una dichiarazione, il dottor Abu Salmiya ha accolto con favore l’apertura del valico di Rafah per l’uscita dei malati e dei feriti, osservando che la popolazione di Gaza attende questo passo “con grande impazienza”. Tuttavia, ha aggiunto che l’attuale meccanismo, che consente l’uscita di soli 50 pazienti al giorno, è “estremamente difficile” e richiederebbe “anni” per evacuare tutti i casi urgenti.
Ha inoltre rivelato cifre allarmanti: tra i pazienti che necessitano di cure all’estero vi sono 4.500 bambini, 4.500 malati di cancro e 450 casi estremamente critici che non tollerano alcun ritardo. Ha aggiunto che Gaza ha perso oltre 1.300 pazienti che attendevano il loro turno per cure all’estero, a causa della mancanza di capacità mediche all’interno della Striscia.

**6. Le forze di occupazione sradicano circa 200 viti ad Al-Khader, a sud di Betlemme**

Le forze di occupazione israeliane hanno sradicato circa 200 viti secolari nella località di Al-Khader, a sud di Betlemme.
Il vicesindaco di Al-Khader, Hosni Issa, ha riferito che i bulldozer dell’occupazione hanno livellato terreni nella zona di “Umm Rukba”, a sud della città, causando lo sradicamento di 200 alberi appartenenti ai cittadini Mohammed Gharib e Hassan Salah, già precedentemente informati della confisca delle loro terre per scopi coloniali.
Issa ha sottolineato una recente escalation delle aggressioni dell’occupazione nella zona di Umm Rukba, che includono demolizioni di abitazioni, ordini di sospensione dei lavori, demolizione di strutture agricole e livellamento dei terreni, nell’ambito di politiche coloniali sistematiche.

**7. L’occupazione prende di mira una casa di lutto ad Al-Nuseirat, a Gaza**

Proseguono le violazioni del cessate il fuoco: martiri e feriti sono stati segnalati a seguito del bombardamento da parte dell’esercito di occupazione israeliano dei dintorni di una casa in cui si teneva una cerimonia di condoglianze nel campo profughi di Al-Nuseirat, nella parte centrale della Striscia di Gaza.

**8. L’occupazione notifica la demolizione di 14 abitazioni nel quartiere Al-Bustan, a sud della moschea di Al-Aqsa**

Le autorità israeliane hanno notificato la demolizione di 14 abitazioni nel quartiere Al-Bustan di Silwan, a sud della moschea di Al-Aqsa, con il pretesto della costruzione senza permessi e nel tentativo di realizzare “giardini biblici”, secondo quanto riferito dal Governatorato di Gerusalemme dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Il governatorato ha ritenuto che si tratti di una nuova escalation che si aggiunge a una politica sistematica volta a colpire la presenza palestinese in una delle aree più sensibili e strategiche attorno ad Al-Aqsa. Ha spiegato che le abitazioni minacciate ospitano famiglie gerosolimitane e che il loro bersagliamento rientra in un piano israeliano volto a trasformare le terre del quartiere in quelli che le autorità di occupazione definiscono “giardini biblici”, in flagrante violazione dei diritti alla proprietà e all’abitazione.
La decisione minaccia il destino di circa 120 residenti di Gerusalemme, nel contesto di politiche di espropriazione continue che colpiscono terreni e abitazioni esistenti da decenni, i cui proprietari hanno pagato decine di migliaia di dollari in multe imposte dal comune dell’occupazione.

**9. Provocazione coloniale nel sito archeologico di Tarsala, a Jenin**

Tentativi di rilanciare una colonia evacuata nel 2005: coloni danzano e festeggiano in modo provocatorio all’interno di un avamposto coloniale recentemente istituito nel sito archeologico di Tarsala, a sud della città di Jenin, nella Cisgiordania occupata.

**Europa**

**10. Una campagna europea raccoglie oltre 35.000 euro a sostegno di Gaza**

L’iniziativa umanitaria “Unity4Gaza” ha annunciato il successo della sua ultima campagna di donazioni, organizzata nell’ambito del festival culturale “Esperanzah!”, con un totale di contributi che ha superato i 35.000 euro, interamente destinati al sostegno delle famiglie colpite nella Striscia di Gaza.
Il festival “Esperanzah!” è un evento culturale e musicale annuale che si tiene in Belgio, noto per il suo carattere solidale e umanitario, che unisce spettacoli artistici e attività di sensibilizzazione e rappresenta una piattaforma di sostegno alle cause della giustizia sociale e dei diritti dei popoli, in particolare alla causa palestinese.
L’annuncio è stato fatto durante un discorso ufficiale pronunciato dai rappresentanti dell’iniziativa sul palco del festival, nel corso del quale sono stati illustrati gli obiettivi dell’iniziativa dopo il completamento della sua trentesima settimana di lavoro umanitario e di sensibilizzazione continuativo.
Si precisa che gli eventi o le attività che hanno utilizzato il nome “Esperanzah!” il 31 gennaio 2026 ad Anderlecht erano iniziative locali legate al festival o alla solidarietà, e non l’edizione annuale principale del festival, prevista per l’estate 2026.

**11. Veglia in Norvegia chiede la liberazione dei prigionieri palestinesi**

Nella capitale norvegese Oslo si è tenuta una significativa veglia di protesta organizzata da attivisti nell’ambito della campagna “Red Ribbons”, con l’obiettivo di mettere in luce la sofferenza dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.
L’evento ha incluso una forte rappresentazione visiva, con i partecipanti sdraiati a terra in uno spazio pubblico, vestiti con abiti simbolici dei prigionieri, ammanettati e bendati, accanto a grandi striscioni in inglese che chiedevano la “liberazione dei prigionieri palestinesi dai campi di detenzione israeliani”.

**12. Francesca Albanese: basta normalizzare l’occupazione illegale, è tempo di giustizia**

La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati, Francesca Albanese, ha affermato che è giunto il momento di porre fine alla normalizzazione dell’occupazione illegale attraverso la sottomissione ai diktat di Israele, sottolineando che giustizia e responsabilità non sono più opzioni rinviabili, ma una necessità urgente di fronte alle violazioni continue.
Ha dichiarato che Israele, in quanto potenza occupante, non ha alcun diritto legale di impedire a chiunque di entrare nei territori palestinesi che occupa, ritenendo tali restrizioni una chiara violazione del diritto internazionale umanitario e dei principi di libertà di movimento e di accesso.
Ha aggiunto che le politiche di divieto, espulsione e di presa di mira di attivisti e funzionari internazionali mirano a mettere a tacere le voci critiche e a impedire la documentazione delle violazioni sul terreno.
Albanese ha inoltre sottolineato che la persistente impunità di Israele ha incoraggiato un’ulteriore escalation delle violazioni, invitando la comunità internazionale e gli Stati membri dell’ONU ad assumersi le proprie responsabilità legali e morali, a fermare qualsiasi pratica che contribuisca a perpetuare l’occupazione o a fornirle copertura politica e diplomatica, e a garantire un accesso senza restrizioni ai meccanismi delle Nazioni Unite per documentare i fatti e ottenere giustizia per le vittime palestinesi.

**13. Manifestazione di massa in Spagna in solidarietà con il popolo palestinese**

“Chiediamo al governo di interrompere le relazioni con Israele” — manifestazioni in Spagna in solidarietà con il popolo palestinese.

**Internazionale**

**14. Attivista ad Amburgo in solidarietà con i prigionieri palestinesi**

Ad Amburgo si sono svolte iniziative di solidarietà con i prigionieri palestinesi, durante le quali un’attivista ha alzato la voce in sostegno dei detenuti palestinesi nelle carceri dell’occupazione. L’iniziativa ha sottolineato la necessità dell’immediata liberazione dei prigionieri e di dare visibilità alle loro sofferenze quotidiane, nell’ambito di una campagna internazionale continua di solidarietà con il popolo palestinese e di difesa dei suoi diritti.

**15. Studenti di Cornell condannano l’invito di un soldato israeliano a un evento universitario**

L’organizzazione filo-occupazione “Cornellians for Israel” (CFI) prevede di ospitare l’ex soldato dell’esercito israeliano Sam Fried come relatore ospite.
Secondo l’organizzazione, Fried condividerà “le sue esperienze dirette di servizio” e metterà in evidenza “i suoi sforzi per promuovere la pace, combattere l’antisemitismo e rimodellare le narrazioni su Israele e sull’esercito israeliano”.
Fried ha prestato servizio come paracadutista dal 2020 al 2022 e ha partecipato alla guerra di genocidio come comandante di squadra e cecchino fino a febbraio 2024.
La sua presenza ha suscitato una forte condanna nel campus. Adriana Fink, co-presidente di “Students for Justice in Palestine” all’Università Cornell, ha dichiarato che l’evento è “ridicolo” e mira a “convincere le persone a non interessarsene e a presentare Israele come innocente di crimini di guerra, genocidio o apartheid”.

**16. L’occupazione impedisce a una delegazione sindacale internazionale di entrare in Palestina per documentare le violazioni contro i lavoratori**

Le autorità di occupazione israeliane hanno impedito a una delegazione sindacale internazionale di entrare nei territori palestinesi, dove intendeva documentare le violazioni subite dai lavoratori palestinesi.
Il segretario generale della Federazione Generale dei Sindacati dei Lavoratori Palestinesi, Shaher Saad, ha spiegato che l’occupazione ha negato l’ingresso a una delegazione dell’Internazionale dei lavoratori dell’edilizia e del legno, composta da nove dirigenti sindacali internazionali guidati dal segretario generale Ambet Yuson.
Ha confermato che i dirigenti di questa federazione, che rappresenta circa 30 milioni di lavoratori in tutto il mondo, sono stati trattenuti per dieci ore consecutive al ponte Re Hussein prima che fosse loro negato l’ingresso in Palestina.

**17. Israele sospende le attività di Medici Senza Frontiere a Gaza e concede un mese per lasciare il territorio**

Israele ha deciso di sospendere le attività dell’organizzazione “Medici Senza Frontiere” nella Striscia di Gaza e le ha concesso tempo fino al 28 febbraio per lasciare il territorio, a causa del suo rifiuto di fornire elenchi del personale a Tel Aviv.
Il Ministero degli Affari della Diaspora, incaricato dal governo di seguire il dossier delle organizzazioni umanitarie operanti a Gaza e nella Cisgiordania occupata, ha dichiarato che MSF ha rifiutato di trasmettere gli elenchi dei suoi dipendenti locali (palestinesi), violando così le procedure obbligatorie applicate a tutte le organizzazioni umanitarie.
Da parte sua, MSF ha affermato che il rifiuto è dovuto all’assenza di garanzie che assicurino la sicurezza del personale e l’indipendenza della gestione delle sue attività.
Il ministero ha sostenuto che tali misure mirano a consentire attività umanitarie legittime, impedendo al contempo l’uso del copertura umanitaria per fini ostili o terroristici, affermando che gli elenchi sono richiesti solo per uso interno. Tuttavia, Medici Senza Frontiere ha deciso di non condividere gli elenchi del proprio personale palestinese e internazionale con le autorità israeliane, al fine di tutelarne la sicurezza.

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