
Bollettino del Centro Media Palestinese Europeo Epal, Numero 2539, Data: venerdì 28 agosto 2026
Bollettino del Centro Media Palestinese Europeo Epal, Numero 2539, Data: venerdì 28 agosto 2026
- 1. 3 martiri e feriti in un bombardamento israeliano su Gaza
Le forze di occupazione israeliane hanno continuato, giovedì, per il 322º giorno consecutivo, a violare l’accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, attraverso bombardamenti d’artiglieria, colpi d’arma da fuoco e il proseguimento dell’assedio. Fonti informate hanno confermato la morte di tre persone nelle violazioni.
Un cittadino è stato ucciso e altri sono rimasti feriti in seguito a un attacco condotto da aerei dell’occupazione contro una bicicletta, che ha danneggiato anche un veicolo civile nelle vicinanze, nei pressi dell’incrocio di Al-Sinaa, a ovest di Gaza City.
2. Dietro le sbarre israeliane: arresti senza accuse, repressione di donne e bambini e diritti negati
La sofferenza dei palestinesi non si ferma sul campo di battaglia, ma si estende anche all’interno delle carceri dell’occupazione israeliana. I dati delle organizzazioni palestinesi per i diritti umani rivelano un sistema di arresti e repressione che colpisce migliaia di prigionieri e prigioniere, tra cui detenuti amministrativi incarcerati senza capi d’accusa chiari, donne incinte e minorenni, oltre a prigionieri affetti da malattie croniche, in condizioni di detenzione dure e tra continue denunce di negligenza medica, isolamento e maltrattamenti.
3. 18 aree di influenza degli insediamenti: l’occupazione estende la colonizzazione per ridisegnare la Cisgiordania
Il controllo israeliano sulla Cisgiordania non si limita più alla costruzione e all’espansione degli insediamenti, ma si sta orientando verso una riorganizzazione della geografia palestinese attraverso un sistema di misure amministrative e urbanistiche che garantiscono al progetto coloniale spazi più ampi per espandersi.
Nell’ultimo sviluppo di questo processo, l’occupazione ha approvato 18 nuove aree di influenza degli insediamenti, o ne ha modificato i confini. Un passo che, secondo la Commissione palestinese per la Resistenza al Muro e agli Insediamenti, prepara l’annessione di ulteriori porzioni di territorio palestinese, il collegamento tra insediamenti e avamposti, e la frammentazione delle comunità palestinesi. In questo modo, le “aree di influenza” diventano uno strumento per ridisegnare sul terreno la mappa della Cisgiordania prima ancora che la costruzione venga completata.
4. Respiri sospesi: la carenza di ossigeno minaccia la vita dei bambini e dei malati di Gaza
A Gaza, l’ossigeno non è più soltanto una risorsa medica utilizzata negli ospedali, ma è diventato, per i neonati prematuri e per i pazienti affetti da problemi respiratori, una condizione essenziale per rimanere in vita.
La crisi dell’ossigeno si aggrava a causa della distruzione che ha colpito gli ospedali, gli impianti di produzione dell’ossigeno e le infrastrutture sanitarie, oltre alle restrizioni sull’ingresso di carburante, pezzi di ricambio e attrezzature mediche. Nel frattempo, il personale sanitario e le famiglie affrontano quotidianamente il difficile compito di assicurare le forniture necessarie alla prosecuzione delle cure.
5. L’occupazione trattiene circa 1.700 salme di martiri e nega alle loro famiglie il diritto all’ultimo saluto e alla sepoltura
L’Ufficio per l’informazione sui prigionieri ha affermato che la detenzione dei corpi dei martiri da parte delle autorità dell’occupazione israeliana costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario e infligge alle loro famiglie una sofferenza continua, privandole della possibilità di conoscere la sorte dei propri figli, di dare loro l’ultimo saluto e di seppellirli secondo i propri riti religiosi.
La dichiarazione è stata diffusa in occasione della Giornata nazionale per il recupero delle salme dei martiri, che ricorre il 27 agosto di ogni anno.
L’Ufficio ha dichiarato che, secondo i dati disponibili e sulla base delle informazioni diffuse dai media, l’occupazione detiene i corpi di circa 1.700 martiri. Il numero dei martiri la cui identità è nota alla Campagna nazionale per il recupero delle salme dei martiri e alle organizzazioni dei prigionieri ammonta invece a 799.
6. L’occupazione confisca 15 dunum ad Al-Bireh e trasforma altri 380 dunum in una zona cuscinetto attorno a “Psagot”
Le autorità dell’occupazione israeliana hanno recentemente emesso una decisione per appropriarsi di oltre 15 dunum di terreni della città di Al-Bireh, nella Cisgiordania centrale, al fine di realizzare un “percorso di sicurezza” lungo 3.835 metri attorno all’insediamento di “Psagot”, costruito sulle terre dei cittadini palestinesi sul monte al-Tawil, a est della città.
I dati raccolti sul campo indicano che questo percorso porterà all’isolamento di altri circa 380 dunum situati tra il limite dell’area già edificata dell’insediamento e il tracciato del nuovo percorso.
7. “Non siamo numeri”: più di 21.000 bambini uccisi a Gaza da ottobre
Il gruppo “Non siamo numeri” ha dichiarato che più di 21.000 bambini palestinesi sono stati uccisi nella Striscia di Gaza dall’ottobre 2023, a causa della guerra israeliana in corso nella Striscia.
Il gruppo ha sottolineato che le cifre non possono racchiudere l’entità della tragedia umanitaria vissuta dai bambini palestinesi durante oltre mille giorni di guerra, ricordando che dietro ogni numero c’è un bambino con un nome, una famiglia, una vita e un futuro.
Europeo
8. Attivisti consegnano una petizione alla Banca centrale irlandese chiedendo l’interruzione dei rapporti con l’occupazione
Amnesty International, con il sostegno della Campagna di solidarietà irlandese con la Palestina e di attivisti indipendenti, ha consegnato una petizione con 5.489 firme alla sede della Banca centrale irlandese a Dublino.
La petizione chiede alla direzione della banca di rifiutare immediatamente gli investimenti in titoli finanziari appartenenti allo Stato di Israele e di cessare la concessione di facilitazioni finanziarie che sostengono la continuazione della guerra e del sistema di apartheid praticato contro il popolo palestinese.
9. Appelli alla mobilitazione di massa fuori dal congresso del Partito Laburista a Liverpool contro il genocidio
Movimenti di solidarietà e organizzazioni per il boicottaggio hanno invitato alla mobilitazione e alla registrazione per partecipare alla grande manifestazione prevista il 27 settembre prossimo davanti alla sede del congresso del Partito Laburista britannico nella città di Liverpool.
L’appello mira a esercitare pressione sul nuovo primo ministro Andy Burnham, chiedendogli di revocare il divieto imposto al movimento “Palestine Action” e di porre fine alla complicità militare e politica britannica nella guerra che lo Stato di Israele conduce contro il popolo palestinese.
10. Lo striscione della campagna “#StopTheGame” esposto sull’edificio del più grande sindacato irlandese
Un enorme striscione con lo slogan “StopTheGame” è stato esposto sul Liberty Hall nella capitale Dublino, sede principale della “SIPTU”, il più grande sindacato dei lavoratori in Irlanda.
L’iniziativa fa parte di un’ampia mobilitazione popolare e sportiva che chiede di rifiutare lo svolgimento delle partite di calcio previste contro la nazionale dello Stato di Israele nella UEFA Nations League, ovunque vengano disputate.
La protesta riflette un consenso crescente che riunisce giocatori, allenatori, tifosi, personalità dello sport, sindacati e partiti politici irlandesi contrari al “lavaggio sportivo” della guerra israeliana contro i palestinesi.
11. Attivisti protestano contro la partecipazione israeliana alla maratona di Sydney
Attivisti e campagne di boicottaggio hanno protestato davanti all’ufficio del ministro australiano degli Affari interni, dell’Immigrazione e della Cittadinanza, opponendosi all’autorizzazione concessa a circa 40 cittadini israeliani di entrare in Australia e partecipare alla “Maratona di Sydney”.
I manifestanti hanno chiesto alle autorità di annullare immediatamente i visti d’ingresso di queste persone, denunciando la complicità dello sport con lo Stato di Israele, che continua a commettere, secondo gli organizzatori della protesta, il genocidio contro il popolo palestinese.
12. Attivisti chiudono una fabbrica di armi della “L3Harris” a Brighton
Il movimento “Brighton Palestine Solidarity Campaign” (Brighton PSC) ha invitato, attraverso le proprie piattaforme popolari, a recarsi immediatamente presso lo stabilimento per sostenere gli attivisti che vi stanno occupando il sito e mantenere il blocco sul terreno, con lo slogan “No bombs from Brighton” (“Niente bombe da Brighton”).
La chiusura diretta dello stabilimento rientra nelle mobilitazioni popolari in Gran Bretagna contro le aziende accusate di complicità nella guerra contro la Striscia di Gaza. L’azienda è considerata un fornitore fondamentale per gli aerei da guerra israeliani, ai quali fornisce sistemi di comunicazione e di guida per bombe avanzate.
13. Più di 100 ex ambasciatori britannici e francesi chiedono sanzioni e un embargo militare contro l’occupazione
Più di 100 ex ambasciatori britannici e francesi hanno chiesto, in una lettera aperta indirizzata al presidente Emmanuel Macron e al primo ministro Andy Burnham, l’adozione di misure punitive congiunte in risposta agli sforzi israeliani volti a privare i palestinesi del diritto all’autodeterminazione.
Nella lettera, indirizzata al Palazzo dell’Eliseo e alla sede del governo britannico, gli ex diplomatici hanno affermato che il riconoscimento dello Stato di Palestina costituisce un passo insufficiente e che sono necessarie azioni concrete per porre fine alla complicità europea con il sistema coloniale.
Internazionale
14. Appelli dal Messico per interrompere i rapporti con l’occupazione e denunciare la protezione dei regimi repressivi
Forze di solidarietà e organizzazioni popolari in Messico hanno invitato a firmare una petizione che chiede l’interruzione delle relazioni diplomatiche con lo Stato di Israele, in opposizione alla continua complicità nella diffusione della violenza e nel sostegno ai regimi repressivi in tutto il mondo.
L’appello è stato lanciato alla vigilia della marcia mensile per chiedere giustizia per i 43 studenti sequestrati nella zona di “Ayotzinapa”, scomparsi con la forza nel 2014 in quello che è considerato uno dei più gravi crimini politici della storia recente del Messico.
15. La star di Hollywood Susan Sarandon elogia il film che raccoglie le testimonianze dei medici di Gaza
L’attrice e attivista statunitense Susan Sarandon ha annunciato il proprio sostegno al film “An American Doctor”, affermando che l’umanità rappresenta il vero cuore di questa opera cinematografica documentaria.
Il film racconta la storia di tre medici americani provenienti da diverse tradizioni religiose, tra cui un palestinese, un ebreo e uno zoroastriano, che hanno deciso di superare le restrizioni e recarsi nella Striscia di Gaza per salvare le vite dei feriti e delle persone colpite dagli attacchi dell’occupazione.
16. Washington segue Londra e impone sanzioni al movimento “Palestine Action”
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato l’imposizione di sanzioni contro il movimento “Palestine Action”, classificandolo come “organizzazione terroristica globale specificamente designata”, secondo quanto riportato in una pubblicazione del Dipartimento sul proprio sito web.
In precedenza, la Gran Bretagna aveva vietato il movimento “Palestine Action”, classificandolo come “organizzazione terroristica”.
17. Il gruppo arabo all’ONU: le misure volte a consolidare l’occupazione in Palestina sono nulle
Il gruppo arabo presso le Nazioni Unite ha messo in guardia dall’escalation israeliana in Cisgiordania e dal minare gli sforzi per attuare la tabella di marcia relativa a Gaza.
In una dichiarazione pronunciata dalla rappresentante permanente del Qatar presso le Nazioni Unite, Alya Ahmed bin Saif Al Thani, durante la sessione mensile del Consiglio di Sicurezza sulla “situazione in Medio Oriente, compresa la questione palestinese”, il gruppo ha ribadito il proprio rifiuto delle misure volte a consolidare l’occupazione e a imporre la sovranità israeliana sui territori palestinesi.
18. “The Voice of Hind Rajab” torna a Johannesburg, in Sudafrica, dopo la candidatura agli Oscar
Il film “The Voice of Hind Rajab” tornerà nelle sale di Johannesburg, in Sudafrica, venerdì 11 settembre 2026, dopo il successo e l’ampio dibattito internazionale suscitati dall’opera, che documenta il terribile crimine commesso dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza.
Il film ha ricevuto apprezzamenti internazionali e una standing ovation durata 23 minuti durante la sua prima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia. Ha inoltre ottenuto candidature ufficiali agli Oscar come miglior film internazionale, oltre a candidature ai Golden Globe e ai BAFTA britannici.
19. Euro-Mediterranean: Israele trasforma l’identità palestinese in uno strumento di sospetto e persecuzione
L’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani ha dichiarato che Israele ha ampliato, dal 7 ottobre 2023, gli strumenti e le politiche che, secondo l’organizzazione, rafforzano il sistema di apartheid nei confronti dei cittadini palestinesi all’interno di Israele.
L’Osservatorio ha messo in guardia dall’utilizzo delle leggi antiterrorismo per limitare la loro identità palestinese e l’espressione politica, nonché per imporre un controllo e una persecuzione maggiori.
Secondo l’Osservatorio, l’identità palestinese e l’espressione politica sono diventate una fonte di sospetto, sorveglianza e persecuzione, in un contesto di modifiche legislative che hanno ampliato i poteri per licenziare gli insegnanti e negare finanziamenti alle scuole sulla base di motivazioni generiche, senza richiedere una condanna penale.
