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Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2350, data: lunedì 9 febbraio 2026

Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2350, data: lunedì 9 febbraio 2026

1. Sei martiri per il fuoco dell’occupazione a Gaza mentre continuano i bombardamenti aerei e di artiglieria

Le violazioni israeliane dell’accordo di cessate il fuoco a Gaza continuano per il 120° giorno consecutivo, con il protrarsi dei bombardamenti aerei e di artiglieria e degli attacchi da parte dei veicoli e dell’aviazione dell’occupazione in tutte le aree della Striscia. Sei cittadini sono stati uccisi dal fuoco delle forze di occupazione israeliane, mentre proseguono le violazioni del cessate il fuoco per il 120° giorno consecutivo, attraverso bombardamenti aerei, di artiglieria e attacchi in diverse zone della Striscia di Gaza.
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**2. Il Gabinetto approva nuove decisioni per espandere gli insediamenti in Cisgiordania**

Il gabinetto politico-militare israeliano ha approvato un pacchetto di nuove decisioni riguardanti la Cisgiordania occupata, presentate dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e dal ministro della Difesa Israel Katz. Le decisioni includono cambiamenti sostanziali nei meccanismi di gestione delle terre, pianificazione e costruzione nei territori occupati. Secondo una dichiarazione ufficiale rilasciata dopo la riunione, le decisioni mirano a rimuovere quelli che il governo di occupazione ha definito ostacoli esistenti da decenni, consentendo di accelerare i progetti di sviluppo ed espansione degli insediamenti. Tra le misure figura l’abolizione della legge giordana che vietava la vendita di immobili in Cisgiordania agli ebrei, una mossa che, secondo il governo, aprirebbe la strada all’ampliamento degli acquisti di terre.
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**3. Centro per i diritti: escalation senza precedenti nell’uso della detenzione amministrativa per logorare i prigionieri palestinesi**

Il Centro Palestinese per gli Studi sui Prigionieri ha confermato che le autorità di occupazione israeliane hanno intensificato il ricorso agli ordini di detenzione amministrativa contro i prigionieri palestinesi, in una politica volta a consumare le loro vite nelle carceri senza base legale e oltre i limiti imposti dal diritto internazionale. Il direttore del centro, il ricercatore Riyad Al-Ashqar, ha spiegato che le autorità di occupazione hanno fortemente intensificato l’uso della detenzione amministrativa dall’inizio della guerra genocida contro la Striscia di Gaza. Il numero dei detenuti amministrativi è salito da circa 1.300 prima del 7 ottobre 2023 a oltre 3.500 entro febbraio 2026, con un aumento di circa il 270%.
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**4. Forum dei giornalisti chiede un’azione urgente per rompere l’assedio mediatico su Gaza**

Il Forum dei Giornalisti Palestinesi ha chiesto a “Reporter Senza Frontiere” di adottare misure concrete e passi pratici per condannare il persistente divieto imposto dalle autorità di occupazione israeliane all’ingresso di giornalisti stranieri e delegazioni mediatiche internazionali nella Striscia di Gaza. In un memorandum legale indirizzato all’organizzazione internazionale, il forum ha sollecitato l’inclusione di queste violazioni sistematiche nei rapporti annuali e periodici dell’organizzazione, sottolineando che il perdurare di tale divieto rappresenta un colpo all’essenza del lavoro giornalistico e una palese violazione del diritto delle comunità internazionali ad accedere a informazioni indipendenti, lontane dalla narrazione militare imposta.
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**5. Consulente legale: l’apertura del valico di Rafah con il meccanismo attuale è un aggiramento del diritto internazionale**

Il consulente legale Osama Saad ha affermato che la riapertura del valico terrestre di Rafah tra la Striscia di Gaza e l’Egitto all’inizio di febbraio 2026, dopo oltre due anni di chiusura, è avvenuta nell’ambito dell’attuazione della seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco, ma non rappresenta un reale cambiamento nella politica di assedio imposta alla Striscia. Saad ha spiegato che le autorità di occupazione israeliane, da decenni, eludono le loro responsabilità legali e morali in quanto potenza occupante e non rispettano gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario, sia per quanto riguarda la libertà di movimento sia per la garanzia dei diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dai due Patti Internazionali.
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**6. Una madre palestinese scopre che la figlia è prigioniera nelle carceri dell’occupazione dopo aver creduto per mesi che fosse martire**

La madre palestinese Tahrir Abu Madi ha vissuto per lunghi mesi credendo che sua figlia Malak, studentessa di infermieristica, fosse morta martire bruciata all’interno della casa di famiglia nel quartiere giapponese a ovest di Khan Younis. Recentemente ha scoperto una verità scioccante che ha trasformato il suo dolore in un nuovo trauma: sua figlia è ancora viva ed è detenuta nelle carceri dell’occupazione. Abu Madi racconta che sua figlia Malak, nel febbraio 2024, si era recata alla casa di famiglia per recuperare alcuni effetti personali, nel contesto dello sfollamento forzato imposto dalla continua aggressione israeliana contro Gaza. All’epoca il viaggio sembrava breve e sicuro e non immaginava che sarebbe stato l’ultimo prima dell’interruzione di ogni notizia. Dopo giorni di incertezza e ricerche, alla famiglia sono giunte versioni secondo cui chi si trovava nella casa sarebbe morto bruciato, seguite dall’emissione di un certificato di morte a nome di Malak, senza consentire ai familiari di vedere il corpo o conoscere dettagli precisi su quanto accaduto. La madre è così entrata in un duro periodo di lutto per la figlia, che sognava di diventare infermiera per curare i feriti di Gaza.
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**7. L’occupazione costringe un gerosolimitano e suo figlio ad auto-demolire le loro case a Sur Baher**

Le autorità di occupazione israeliane hanno costretto il cittadino gerosolimitano Raed Abdulaziz Dabsh a demolire autonomamente la propria abitazione e quella di suo figlio nella località di Sur Baher, a sud-est di Gerusalemme occupata, con il pretesto della costruzione senza permesso. Il Governatorato di Gerusalemme ha spiegato che le due abitazioni hanno una superficie di circa 90 metri quadrati e ospitano otto persone, sottolineando che sono state costruite nel 2014, in un contesto di politiche dell’occupazione che limitano il rilascio di permessi edilizi ai residenti palestinesi di Gerusalemme. Ha aggiunto che le autorità di occupazione avevano imposto multe edilizie esorbitanti, superiori a 100.000 shekel, in una politica sistematica volta a fare pressione sui residenti palestinesi di Gerusalemme e a colpire la loro presenza in città.
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## **Europeo**

**8. Il Parlamento olandese obbliga il governo a ridurre le importazioni di armi israeliane**

Il Parlamento dei Paesi Bassi ha approvato una proposta che chiede di ridurre la dipendenza dell’Olanda dalle importazioni di armi israeliane. La proposta richiama la necessità di una maggiore autonomia strategica e le preoccupazioni legate alla dipendenza da industrie sospettate di coinvolgimento in crimini di guerra. Una fonte ufficiale olandese ha dichiarato al quotidiano israeliano *Haaretz* che la decisione obbliga il governo a presentare relazioni periodiche al Parlamento sulle misure adottate per limitare le importazioni di armi israeliane, riflettendo una tendenza verso il rafforzamento dell’autonomia difensiva europea.
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**9. #Video | Manifestazione di solidarietà contro il genocidio israeliano in Germania**

#Guarda… Sotto lo slogan “Fermate il genocidio”, la capitale tedesca Berlino ha assistito a una grande manifestazione di sostegno alla Palestina, in condanna dei crimini israeliani nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. La polizia è intervenuta arrestando circa quattro persone.
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**10. Protesta a Gijón, in Spagna, contro Carrefour per il finanziamento del genocidio**

Attivisti pro-Palestina nella città spagnola di Gijón hanno organizzato una protesta davanti a una filiale della multinazionale della distribuzione “Carrefour”, con sede in Francia, chiedendo il boicottaggio dell’azienda per il suo coinvolgimento nel sostegno ai crimini dell’occupazione israeliana contro il popolo palestinese, inclusi colonialismo e apartheid. I manifestanti hanno sottolineato la continuità del movimento globale di boicottaggio e hanno invitato la società a solidarizzare con i palestinesi. Carrefour sostiene l’occupazione israeliana vendendo prodotti provenienti dagli insediamenti illegali in Cisgiordania e finanziando aziende coinvolte nelle attività di colonizzazione e nella confisca delle terre palestinesi.
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**11. Decine di famiglie a Brighton boicottano i prodotti israeliani**

Nella città britannica di Brighton è stata lanciata la campagna “Zona libera dall’apartheid”, con oltre 70 famiglie che si sono impegnate a boicottare i prodotti israeliani, in un’iniziativa volta a rafforzare la solidarietà con il popolo palestinese e a fare pressione per porre fine all’occupazione israeliana e alle politiche discriminatorie contro i palestinesi. Gli organizzatori della campagna, Brighton PSC, un gruppo di attivisti locali, hanno spiegato che l’iniziativa mira a costruire un movimento popolare per il boicottaggio delle merci israeliane, ispirandosi a esperienze storiche di lotta contro l’apartheid, tra cui la marcia anti-apartheid da Brighton a Londra del 1964.
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**12. Artisti rinnovano l’appello a Malta per il boicottaggio dell’Eurovision**

Attivisti, artisti e operatori culturali hanno rinnovato il loro appello a Malta affinché si ritiri dal concorso Eurovision 2026, affermando che la cultura non può restare neutrale di fronte al genocidio e ai crimini contro i civili palestinesi a Gaza. I manifestanti si sono riuniti davanti agli studi dell’Autorità radiotelevisiva maltese nell’ambito di una campagna intitolata “Malta: niente musica per il genocidio”, chiedendo di non permettere all’occupazione di partecipare alla competizione. Hanno sottolineato che arte e cultura hanno una dimensione politica ed etica. La campagna è sostenuta da circa cento organizzazioni, attivisti e artisti, mentre alcuni Paesi europei, tra cui Islanda, Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia, hanno annunciato il boicottaggio dell’evento in protesta contro i crimini di Israele.
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**13. Lo Stato australiano del Queensland intende vietare uno slogan a sostegno della Palestina**

Lo Stato australiano del Queensland ha annunciato l’intenzione di vietare l’uso dello slogan “Dal fiume al mare”, che esprime solidarietà con il popolo palestinese, nell’ambito di nuove leggi contro l’incitamento all’odio. La decisione ha suscitato un’ondata di rabbia e critiche tra gli attivisti palestinesi e i sostenitori dei diritti umani, che ritengono il divieto un attacco alla solidarietà pacifica con i palestinesi e una restrizione della libertà di espressione politica. Gli attivisti hanno affermato che lo slogan riflette il sostegno ai diritti dei palestinesi e alla loro aspirazione alla libertà e alla dignità, e che colpirlo rientra nei tentativi di mettere a tacere le voci che denunciano le continue violazioni israeliane contro i civili palestinesi. Hanno inoltre sottolineato che reprimere i simboli di solidarietà non fermerà il movimento globale di sostegno, ma rafforzerà la determinazione della società civile a denunciare l’occupazione e a difendere i diritti palestinesi su tutti i fronti politici, culturali e mediatici.
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## **Internazionale**

**14. Documenti statunitensi rivelano le donazioni di Jeffrey Epstein all’esercito israeliano e al finanziamento degli insediamenti**

Documenti recentemente diffusi dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno rivelato che il miliardario americano Jeffrey Epstein ha effettuato donazioni finanziarie all’esercito israeliano e ha contribuito al finanziamento delle attività di colonizzazione. Secondo documenti fiscali presentati da Epstein nel 2005, egli ha destinato aiuti finanziari sia all’esercito israeliano sia ai coloni che hanno confiscato terre palestinesi. I documenti indicano che il 3 marzo 2005 Epstein ha donato 25.000 dollari all’associazione “Friends of the Israeli Defense Forces”. Ha inoltre donato 15.000 dollari al “Jewish National Fund”, che finanzia i coloni in Cisgiordania, oltre a 5.000 dollari al National Council of Jewish Women.
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**15. Iniziativa negli USA chiede lo stop all’esportazione di armi verso l’occupazione**

La campagna “Houston Arms Embargo” continua le sue attività in tutta la città, dove i volontari hanno organizzato una serie di eventi informativi nei quartieri e nei mercati locali. Le iniziative si sono concentrate sul ruolo di Houston nel facilitare le spedizioni di armi verso “Israele”, fornendo informazioni e dati sulla complicità statunitense nel genocidio. È stato allestito uno spazio informativo che consente ai visitatori di firmare una petizione per fermare tutte le spedizioni di carichi militari diretti verso “Israele” attraverso il porto di Houston, oltre a brevi interventi su strategie di boicottaggio e responsabilità internazionale.
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**16. Le autorità greche arrestano Mohammed Al-Khatib, coordinatore della rete Samidoun in Europa**

Le autorità greche hanno arrestato Mohammed Al-Khatib, coordinatore della rete Samidoun in Europa, poche ore prima della sua partecipazione a un seminario dedicato alla discussione delle condizioni dei prigionieri palestinesi nelle carceri dell’occupazione israeliana. Attivisti e istituzioni solidali con la causa palestinese hanno confermato che l’arresto rientra in una crescente serie di pressioni e restrizioni contro gli attivisti palestinesi e le organizzazioni civili in Europa che cercano di far luce sulle continue violazioni israeliane contro il popolo palestinese. Fonti vicine ad Al-Khatib hanno affermato che le autorità non hanno fornito motivazioni chiare per l’arresto, sollevando interrogativi sui tentativi di alcuni Paesi di limitare la libertà di espressione e l’attivismo solidale con i palestinesi. Hanno aggiunto che queste misure coincidono con appelli europei a contrastare le restrizioni contro i difensori dei diritti dei palestinesi, considerando l’arresto di Al-Khatib un messaggio di avvertimento a chiunque lavori per diffondere la verità sulla situazione dei prigionieri palestinesi e sulle violazioni subite.

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