
Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2369, data: venerdì 27 febbraio 2026
Bollettino del Centro media palestinese europeo Epal, numero 2369, data: venerdì 27 febbraio 2026
1. Due martiri in un bombardamento israeliano a est di Gaza e avvertimento dell’ONU sul lento coordinamento medico
L’esercito israeliano continua a violare il fragile cessate il fuoco a Gaza, con attacchi aerei, terrestri e navali su Rafah, Gaza est, il campo di Al-Bureij e Khan Younis, prendendo di mira edifici e centri per sfollati.
Fonti locali hanno riferito che due cittadini sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti in un attacco israeliano che ha colpito il Parco Al-Tuffah, a est della città di Gaza.
In precedenza, la Protezione Civile aveva annunciato, in un aggiornamento dal campo, la morte del cittadino Ahmad Yahya Ahmad Rarsas, deceduto per le ferite riportate circa un mese fa a seguito di un bombardamento israeliano che aveva colpito un’area nel sud della Striscia di Gaza, dopo il peggioramento delle sue condizioni di salute dovuto alle lesioni precedenti.
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**2. La Protezione Civile avverte sui rischi del freddo intenso per gli sfollati a Gaza**
A fronte del forte calo delle temperature registrato nella Striscia di Gaza in questi giorni, il portavoce della Protezione Civile, Mahmoud Basal, ha lanciato un appello urgente invitando i cittadini alla prudenza e alla vigilanza, soprattutto con l’intensificarsi delle ondate di freddo.
Nel suo avvertimento, Basal ha esortato a monitorare i bambini e le famiglie più vulnerabili, in particolare quelle che vivono nelle tende, per garantirne la sicurezza e proteggerle dai rischi del freddo estremo.
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**3. Demolite 312 strutture… centinaia di sfollati e ondata di ampie aggressioni dei coloni all’inizio del 2026**
Le prime settimane del 2026 hanno registrato una significativa escalation nelle politiche di demolizione e negli attacchi israeliani in Cisgiordania, con un aumento del ritmo di demolizione di case e strutture palestinesi, parallelamente a un’escalation del cosiddetto “terrorismo dei coloni”. Ciò ha causato lo sfollamento di centinaia di palestinesi e il ferimento di decine di persone, in un contesto di pressione sistematica sulla presenza palestinese, in particolare nelle aree classificate come Area C.
Il Centro di Assistenza Legale e Diritti Umani di Gerusalemme ha dichiarato in un comunicato, oggi giovedì, di seguire con profonda preoccupazione la continua escalation israeliana nelle Aree C, che costituiscono circa il 60% della Cisgiordania e sono sotto pieno controllo israeliano, avvertendo dell’aumento significativo degli attacchi dei coloni contro le comunità palestinesi.
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**4. L’occupazione confisca 11.000 dunam e limita l’accesso a 25.000 terreni in Cisgiordania nel 2025**
Recenti dati palestinesi rivelano un’escalation senza precedenti nell’uso da parte di Israele degli ordini militari come strumento centrale per rimodellare la geografia della Cisgiordania, in un percorso continuo volto a colpire la terra e la presenza palestinese, accompagnato dall’espansione degli insediamenti e dall’accelerazione dell’imposizione di fatti compiuti sul terreno.
Nel corso del 2025, l’esercito israeliano ha emesso un totale di 146 ordini militari che hanno preso di mira la confisca di oltre 11.200 dunam di terra nella Cisgiordania occupata, oltre a limitare l’accesso a più di 25.000 dunam di terreni agricoli, in particolare durante la stagione della raccolta delle olive, secondo un rapporto dell’Istituto di Ricerca Applicata – Gerusalemme (ARIJ).
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**5. L’occupazione emette oltre 100 ordini di detenzione amministrativa per prigionieri della Cisgiordania**
Israele continua ad intensificare l’uso della detenzione amministrativa con il pretesto di un “dossier segreto”, emettendo 107 ordini di detenzione amministrativa (nuovi e rinnovati) contro prigionieri della Cisgiordania.
Le istituzioni che si occupano dei prigionieri hanno riferito che il numero dei detenuti amministrativi ha raggiunto 3.358 all’inizio del mese di febbraio, tra cui donne, bambini e giornalisti.
Il tribunale dell’occupazione ha rinnovato per la seconda volta la detenzione amministrativa del prigioniero Muntasir Omar Abu Alia, del villaggio di Al-Mughayyir nel distretto di Ramallah, per un periodo di quattro mesi, dopo aver precedentemente rifiutato di emettere una decisione sostanziale nel suo caso.
È stata inoltre rinnovata per la quarta volta la detenzione amministrativa del giovane prigioniero Hussein Nidal Al-Tamimi, residente a Hebron, per un periodo di sei mesi.
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**6. “Media dei prigionieri”: i detenuti di Megiddo lamentano cibo scarso e di scarsa qualità e restrizioni durante il Ramadan**
L’Ufficio Media dei Prigionieri ha dichiarato che i detenuti della prigione di Megiddo stanno affrontando condizioni difficili durante il mese sacro del Ramadan, segnalando la quantità limitata e la scarsa qualità del cibo fornito, oltre al proseguimento delle restrizioni all’interno delle sezioni.
Ha spiegato che i pasti dell’iftar e del suhoor vengono forniti in quantità molto ridotte e con qualità scadente per i detenuti che digiunano, aumentando la loro sofferenza durante il mese sacro.
Ha inoltre sottolineato che diversi detenuti amministrativi soffrono di condizioni di salute variabili in un contesto di continua negligenza medica, evidenziando che la carenza di beni essenziali nelle celle e la riduzione dell’ora d’aria quotidiana a meno di un’ora in alcune sezioni rendono ancora più difficile la loro vita quotidiana.
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**7. #Video… Arresti brutali di giovani palestinesi in Cisgiordania**
#Guarda… Hanno sbattuto la testa di uno contro il muro… Video diffusi documentano maltrattamenti da parte dei soldati israeliani contro giovani palestinesi durante il loro arresto nel villaggio di Al-Tabaqa, appartenente alla città di Dura, a sud di Hebron, nella Cisgiordania occupata.
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*Europeo*
**8. Allerta governativa in Germania dopo accuse di complicità nella guerra su Gaza**
Il governo tedesco ha annunciato una riunione straordinaria del consiglio di sorveglianza della società organizzatrice del Festival Internazionale del Cinema di Berlino (KBB), a seguito di un discorso pronunciato dal regista palestinese-siriano Abdullah Al-Khatib durante la cerimonia di premiazione, in cui ha accusato Berlino di complicità nel “genocidio” a Gaza attraverso il suo sostegno a Israele.
Il Ministero della Cultura tedesco ha confermato all’AFP mercoledì che la riunione si tiene “su iniziativa del ministro Wolfram Weimer”, che la presiede. La mossa arriva tra notizie su una possibile rimozione della direttrice del festival Tricia Tuttle, circostanza smentita dalla società organizzatrice.
La 76ª edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino ha suscitato ampie polemiche per il secondo anno consecutivo a causa di posizioni politiche legate all’offensiva israeliana su Gaza. Oltre 80 artisti avevano criticato il “silenzio” dell’amministrazione del festival, accusandola di imporre restrizioni alle voci solidali con i palestinesi.
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**9. Oltre 120 musicisti e istituzioni a Montreal boicottano culturalmente Israele**
Il gruppo “Musicians for Palestine Montreal” ha annunciato che oltre 120 musicisti e istituzioni musicali della città di Montreal hanno aderito alla campagna di boicottaggio culturale contro Israele, affermando che la decisione nasce dal rifiuto di usare le arti per ripulire l’immagine delle politiche dello Stato israeliano.
Il gruppo ha pubblicato un elenco che comprende 89 artisti, musicisti e operatori culturali, oltre a 34 istituzioni musicali, che hanno firmato ufficialmente una dichiarazione a sostegno del boicottaggio culturale. Tra i nomi di spicco figurano la band Godspeed You! Black Emperor, la Société des arts technologiques (SAT) e la band Big Brave.
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**10. #Video… Protesta davanti all’ufficio del ministro della Difesa australiano per l’esportazione di armi a Israele**
#Guarda… L’organizzazione “Defense for Peace Djilang” ha organizzato un sit-in davanti all’ufficio del ministro della Difesa australiano Richard Marles a Geelong, in Australia. I partecipanti hanno sollevato cartelli chiedendo responsabilità per chi fornisce armi a Israele e hanno scandito ad alta voce: “Ci vediamo all’Aia”, in riferimento alla responsabilità internazionale davanti al tribunale penale.
I manifestanti hanno dichiarato che l’invio di armi a uno “Stato” che commette genocidio viola il diritto australiano e internazionale, sottolineando che la questione riguarda giustizia e diritti umani.
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*Internazionale*
**11. Attivista filo-palestinese cita in giudizio l’organizzazione sionista “Betar” a New York**
L’attivista palestinese-americana Nerdeen Kiswani ha presentato giovedì 26 febbraio una causa federale contro l’organizzazione sionista Betar e la sua leadership presso il Tribunale distrettuale federale per il Distretto Sud di New York, accusandoli di una campagna coordinata di molestie razziali, minacce, pedinamenti e intimidazioni nei suoi confronti.
Tra gli imputati figurano Betar USA e i suoi dirigenti: Ron Torossian, Ross Glick, Yoni Kletzel, John Mantel e dieci membri del consiglio non identificati.
Kiswani vive negli Stati Uniti da quando suo padre è emigrato nel Paese quando lei aveva un anno. È fondatrice del gruppo filo-palestinese e anti-sionista “Within Our Lifetime”, con sede a New York, i cui membri organizzano proteste contro quello che definiscono genocidio sostenuto dagli Stati Uniti a Gaza e campagne di boicottaggio contro aziende che traggono beneficio dall’occupazione in corso e dalle politiche di pulizia etnica.
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**12. Protesta davanti al Museo “Fowler” contro una conferenza di un ex funzionario israeliano**
Circa 30 manifestanti filo-palestinesi si sono radunati davanti al Museo “Fowler” nel campus dell’Università della California a Los Angeles per protestare contro una conferenza tenuta dall’ex diplomatico e politico israeliano Ronen Hoffman, nell’ambito di un evento annuale ospitato dal Centro Younes e Soraya Nazarian per gli Studi su Israele.
La mobilitazione è stata organizzata da gruppi studenteschi e accademici, tra cui “Students for Justice in Palestine” e “Faculty for Justice in Palestine”, oltre al ramo di Los Angeles del Movimento Giovanile Palestinese. I manifestanti sono partiti da Bruin Plaza in marcia verso il museo, scandendo slogan contro l’invito a Hoffman e mostrando cartelli con la scritta “Criminali di guerra fuori dal campus”.
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**13. Condanna per i diritti umani su presunti tentativi di membri della missione UE di estorcere informazioni ai rientrati a Gaza**
La Federazione Internazionale per i Diritti e lo Sviluppo (IFRD) ha espresso profonda preoccupazione e forte condanna per gravi accuse secondo cui individui collegati alla Missione di Assistenza alle Frontiere dell’Unione Europea a Rafah avrebbero interrogato palestinesi con l’intento di ottenere informazioni sui loro parenti e sulle loro reti sociali e comunitarie, ponendo domande apparentemente non correlate alle legittime funzioni di assistenza alle frontiere.
La federazione ha dichiarato che, se tali accuse fossero confermate, ciò costituirebbe una grave violazione del mandato della missione, un’infrazione ai principi fondamentali dei diritti umani e della protezione dei dati, nonché una deviazione inaccettabile dagli obblighi dell’UE di garantire che le proprie missioni non facilitino violazioni.
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**14. “Freedom Flotilla” e “Convoy of Steadfastness” invieranno 200 imbarcazioni a Gaza in aprile**
Attivisti filo-palestinesi, in collaborazione con organizzazioni della società civile, stanno lanciando una nuova campagna marittima congiunta verso Gaza che coinvolge la “Freedom Flotilla” e il “Convoy of Steadfastness”, composta da 200 imbarcazioni con l’obiettivo di rompere il blocco sulla Striscia, con partenza prevista per il 12 aprile.
Bülent Yıldırım, presidente della Fondazione turca per l’Aiuto Umanitario (IHH), ha dichiarato ad “Al-Araby Al-Jadeed” che verranno raccolte donazioni da Europa, Asia, Africa, Turchia, Golfo e da tutto il mondo per acquistare 200 navi che sarebbero difficili da fermare per Israele, sottolineando che “non c’è altra opzione se non il mare”.
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**15. Partenza di 57 operatori internazionali da Gaza dopo il divieto a 37 organizzazioni umanitarie**
Cinquantasette dipendenti di organizzazioni internazionali hanno lasciato la Striscia di Gaza a seguito della decisione di Israele di vietare l’operatività di 37 organizzazioni umanitarie nel territorio.
Questo sviluppo avviene in un contesto di crescenti restrizioni sulle attività umanitarie, sollevando preoccupazioni sulle ripercussioni nella fornitura di aiuti e servizi essenziali alla popolazione.
Medici Senza Frontiere ha chiesto la revoca delle restrizioni israeliane imposte a Gaza, sottolineando la necessità di poter continuare il proprio lavoro umanitario in collaborazione con altre organizzazioni.
