
Bollettino del Centro Media Palestinese Europeo Epal, Numero 2534, Data: domenica 23 agosto 2026
Bollettino del Centro Media Palestinese Europeo Epal, Numero 2534, Data: domenica 23 agosto 2026
1. Due morti e 4 feriti arrivati negli ospedali di Gaza durante i bombardamenti israeliani
Il Ministero della Salute di Gaza ha dichiarato che, nelle ultime ore, negli ospedali della Striscia di Gaza sono stati trasportati due morti e quattro feriti a seguito dell’aggressione israeliana. Il Ministero ha confermato in un rapporto che diverse vittime si trovano ancora sotto le macerie e sulle strade, mentre le squadre di soccorso e della protezione civile non sono in grado di raggiungerle.
2. Assedio continuo a Qusra: 14 giorni per isolare famiglie palestinesi e costringerle ad andarsene
È entrato nel suo quattordicesimo giorno consecutivo il rigido assedio imposto dalle forze di occupazione israeliane a tre abitazioni nella zona di Jabal Ras al-Ain, nel paese di Qusra, a sud di Nablus. Le misure mirano a isolare le famiglie assediate dall’ambiente circostante, limitarne gli spostamenti e impedire l’arrivo di aiuti e sostenitori, mentre cresce il timore che l’assedio venga utilizzato come strumento per imporre un nuovo fatto compiuto coloniale nella zona.
3. Crescono gli attacchi dei coloni in Cisgiordania: ferito un bambino e danneggiati beni
Diverse zone della Cisgiordania occupata sono state teatro di nuovi attacchi compiuti da coloni, che hanno preso di mira cittadini, veicoli, abitazioni e terreni agricoli, mentre proseguono le operazioni di spianamento del terreno e di sradicamento degli alberi. Un bambino del paese di Beit Duqqu è rimasto lievemente ferito dopo che i coloni hanno lanciato pietre contro i veicoli dei residenti presso il tunnel che collega Beit Duqqu e al-Jib, a nord-ovest di Gerusalemme occupata.
4. Ufficio per l’informazione sui prigionieri: sette operazioni di repressione contro le detenute di Damon in 21 giorni
L’Ufficio per l’informazione sui prigionieri ha dichiarato che le detenute del carcere di Damon sono state sottoposte a sette operazioni di repressione nell’arco di 21 giorni, comprendenti diverse misure e violazioni che hanno riguardato le detenute e le loro condizioni di detenzione. Secondo l’ufficio, le operazioni hanno incluso ammanettamento, immobilizzazione a terra, percosse e isolamento, oltre al lancio di granate assordanti all’interno delle sezioni delle detenute e ad altre misure che hanno colpito i loro bisogni fondamentali. Ha inoltre riferito che, durante queste operazioni, l’amministrazione carceraria ha confiscato vestiti, medicinali, cibo e prodotti per l’igiene, aggravando ulteriormente le difficili condizioni di detenzione delle prigioniere.
5. Feriti, tra cui sostenitori e membri del consiglio comunale, in un attacco dei coloni
Diversi cittadini, membri di un consiglio comunale e sostenitori stranieri sono rimasti feriti in seguito a un attacco compiuto da coloni, alcuni dei quali travestiti da soldati dell’esercito di occupazione israeliano, nella zona orientale del paese di Beit Furik, a sud-est di Nablus, nella Cisgiordania occupata. Il sindaco di Beit Furik, Fares Nassasra, ha riferito che i coloni sono partiti dall’avamposto costruito a est del paese e hanno attaccato 13 membri del consiglio comunale mentre si recavano a una riunione.
Europa
6. La Campagna irlandese-palestinese di solidarietà sostiene il boicottaggio del XVI Ultimate contro una squadra israeliana
La Campagna irlandese-palestinese di solidarietà ha appoggiato la decisione del club XVI Ultimate di boicottare la partita contro la squadra New Age, che rappresenta l’occupazione, nel Campionato mondiale per club di softball, prevista presso lo stadio dell’Università di Limerick. Da parte sua, il XVI Ultimate ha confermato che la decisione nasce dal rifiuto della partecipazione di una squadra che rappresenta “Israele” al torneo, in concomitanza con il genocidio in corso a Gaza. Il club ha invitato le altre squadre a riconsiderare la propria partecipazione alle partite contro la squadra israeliana, ribadendo il proprio sostegno alla protesta pacifica e alla solidarietà con la Palestina.
7. Proteste all’Università di Edimburgo per chiedere lo stop al licenziamento di 2.000 dipendenti e il disinvestimento dalle aziende legate all’occupazione
All’Università di Edimburgo si sono svolte proteste in concomitanza con l’inizio del festival internazionale “Fringe”. Dipendenti e attivisti hanno chiesto di fermare il licenziamento di 2.000 lavoratori previsto nell’ambito di un piano di tagli del valore di 140 milioni di sterline, chiedendo inoltre alla direzione dell’università di ritirare 75 milioni di sterline di investimenti da aziende che contribuiscono alla guerra contro Gaza.
Secondo i manifestanti, l’università utilizza la presunta carenza di finanziamenti come pretesto per licenziare i dipendenti, mentre investe ingenti somme in aziende che forniscono all’occupazione tecnologie di sorveglianza e intelligenza artificiale utilizzate nei crimini militari.
8. Un rapporto rivela che Maersk fornisce all’occupazione pezzi di ricambio per armi in Danimarca
Un rapporto congiunto dell’organizzazione Oxfam Danimarca e del Movimento della Gioventù Palestinese ha rivelato sabato il coinvolgimento della società di spedizioni internazionale Maersk nella fornitura di componenti essenziali per le armi all’entità occupante, in contrasto con le sue dichiarazioni ufficiali.
Dopo la pubblicazione del rapporto, attivisti hanno organizzato manifestazioni di protesta nella capitale danese Copenaghen, chiedendo di porre fine alla complicità dell’azienda e al sostegno militare e logistico che fornisce all’occupazione nella guerra definita di genocidio contro i palestinesi.
9. Miss Rachel: le madri di Gaza fanno vedere ai loro figli i miei video durante amputazioni senza anestesia
La signora Rachel, star del programma “Canzoni per i piccoli” e celebre educatrice che ha dedicato la sua carriera alla produzione di contenuti allegri per bambini, ha rivelato dettagli strazianti sull’uso dei suoi video a Gaza come mezzo per distrarre i bambini durante dolorosi interventi chirurgici eseguiti senza anestesia.
In un toccante post su Instagram, ha raccontato ciò che le aveva riferito un medico che lavora nella Striscia. La signora Rachel si è chiesta perché il mondo ignori questa tragedia, mentre rapporti delle Nazioni Unite e testimonianze di medici documentano amputazioni degli arti di bambini palestinesi in condizioni di grave carenza di forniture mediche e anestetici a causa dell’assedio israeliano.
10. Più di 20 star internazionali chiedono a Israele di liberare Barghouti
Più di 20 attori che hanno partecipato a film e serie prodotti dalla Marvel hanno annunciato il loro sostegno a una campagna internazionale che chiede a Israele di liberare il leader palestinese detenuto Marwan Barghouti.
Tra i nomi più importanti a sostegno della campagna “Freedom for Marwan” figurano Benedict Cumberbatch, interprete del “Dottor Strange”, Mark Ruffalo, che interpreta “Hulk”, Don Cheadle, interprete di “War Machine”, oltre a Cate Blanchett, Tilda Swinton, Tatiana Maslany, Daniel Brühl, Ian McKellen, Hugo Weaving e Kingsley Ben-Adir.
11. Manifestazioni in città di tutto il mondo contro la guerra e i crimini commessi contro i palestinesi
Le città di Marsiglia, in Francia, Città del Capo, in Sudafrica, e Londra, capitale britannica, hanno ospitato ampie manifestazioni di protesta contro la prosecuzione della guerra definita genocida dell’occupazione nella Striscia di Gaza e contro la pulizia etnica in Cisgiordania.
A Marsiglia e Città del Capo, gli attivisti hanno partecipato a grandi marce rifiutando la normalizzazione dei crimini della repressione coloniale, mentre a Londra sono state organizzate iniziative simboliche in ricordo delle vittime dei massacri dell’occupazione.
I partecipanti hanno esposto fotografie e striscioni che evidenziavano l’uccisione di oltre 20.000 bambini palestinesi a Gaza, colpiti da proiettili e bombardamenti dell’esercito israeliano dal 2023.
12. Un manifestante interrompe il primo ministro neozelandese accusato di sostenere l’occupazione
Un manifestante filo-palestinese ha interrotto sabato un incontro del primo ministro neozelandese Christopher Luxon nella città di Christchurch, protestando contro quella che ha definito la complicità del suo Paese con l’entità sionista.
L’attivista ha rivolto direttamente a Luxon slogan definendolo “criminale e vergogna”, denunciando il continuo sostegno politico fornito dal suo governo all’occupazione israeliana e la sua indifferenza di fronte alla guerra definita genocida in corso contro i palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.
13. Gruppi italiani guidano proteste contro la sfida a una squadra israeliana e chiedono il boicottaggio
Gruppi italiani filo-palestinesi hanno organizzato proteste prima della partita dell’Atalanta contro la squadra israeliana Hapoel Tel Aviv, nell’ambito della Conference League.
Gli attivisti hanno scandito slogan contro l’ospitalità riservata alle squadre dell’entità sionista e chiesto di imporre un isolamento sportivo nei suoi confronti, in solidarietà con il popolo palestinese e contro la guerra definita genocida in corso.
I manifestanti sono inoltre riusciti a proiettare un enorme messaggio luminoso sulla parete dello stadio dove si disputava la partita, con la scritta “Boicottate Israele”, invitando il pubblico a unirsi alla campagna di boicottaggio e disinvestimento.
Internazionale
14. “Code Pink” invita i gruppi femministi a condannare la violenza sessuale dell’occupazione contro i palestinesi
L’organizzazione ha affermato in un comunicato che le violazioni sessuali commesse dalle forze di occupazione all’interno delle carceri e dei centri di detenzione non costituiscono soltanto una questione relativa ai diritti umani, ma anche una questione eminentemente femminista che richiede solidarietà e un’azione internazionale urgente per fermare la guerra definita genocida e perseguire i leader dell’entità.
Nel maggio 2026, il Segretario generale delle Nazioni Unite ha inserito le forze di occupazione israeliane nell’elenco delle parti per le quali esistono motivi credibili per ritenere che abbiano commesso forme di stupro e violenza sessuale nei conflitti armati.
15. Un “avviso rosso” turco: il criminale di guerra Netanyahu è ricercato a livello internazionale
Il Ministero della Giustizia turco ha chiesto al Ministero dell’Interno di emettere un avviso rosso nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in preparazione di un procedimento internazionale nei suoi confronti, nell’ambito di un caso giudiziario che lo accusa di crimini tra cui il genocidio, come dichiarato dal ministro della Giustizia turco Akın Gürlek.
Gürlek ha affermato che i procedimenti giudiziari relativi all’attacco contro gli attivisti della “Global Sumud Flotilla” e alla loro detenzione in acque internazionali mentre si dirigevano verso la Striscia di Gaza per fornire aiuti umanitari sono ancora in corso.
16. La Turchia multa Meta per aver cancellato post a sostegno della Palestina
L’Istituzione turca per i diritti umani e l’uguaglianza ha imposto una multa di 5.300 dollari alla società Meta, proprietaria di Instagram, dopo aver accertato il suo coinvolgimento nella cancellazione di post a sostegno della Palestina e nel divieto per la giornalista turca İkbal Gürpınar di effettuare trasmissioni in diretta.
La decisione è stata presa sulla base di un’indagine che ha accertato pratiche discriminatorie da parte della piattaforma fondate su opinioni politiche e sociali contrarie al genocidio e ai massacri israeliani contro i civili.
17. Israele crea un falso “istituto di ricerca” per avvelenare i robot di intelligenza artificiale con narrazioni favorevoli all’occupazione
Il sito statunitense Responsible Statecraft ha rivelato la creazione di un falso ente di ricerca denominato “Hanover Institute for Public Policy”, nell’ambito di una campagna organizzata di influenza digitale finanziata ufficialmente dal governo israeliano.
Secondo l’inchiesta, la società statunitense di pubbliche relazioni Piro, Inc. ha ricevuto 900.000 dollari da un’agenzia governativa israeliana di propaganda per generare contenuti appositamente progettati per alimentare narrazioni favorevoli all’occupazione nella memoria e nelle risposte dei chatbot di intelligenza artificiale, come ChatGPT, Gemini e Claude.
18. Un israeliano minaccia di morte un creatore di contenuti palestinese
Un video diffuso sui social network ha documentato un confronto diretto durante il quale un colono israeliano ha rivolto pubbliche minacce di morte contro un creatore di contenuti palestinese, rappresentando in modo evidente il crescente linguaggio di odio e incitamento sionista.
Il video mostra il totale disprezzo del colono per quelli che vengono definiti crimini di guerra e genocidio in corso nella Striscia di Gaza: alla domanda sul sangue dei migliaia di bambini palestinesi uccisi e sugli attacchi sistematici contro ospedali e infrastrutture civili, ha risposto con le parole “non mi importa”.
19. Creatore di contenuti giapponese: “Amo la resistenza dei palestinesi”
#Guarda: “Amo la resistenza dei palestinesi”. Il celebre creatore di contenuti giapponese Yuji ha espresso il suo amore per la Palestina durante un incontro con il regista palestinese Yousef Al-Hilu nella capitale della Bosnia-Erzegovina, Sarajevo.
20. Condanne arabe e internazionali contro il piano di insediamento E1
Sono proseguite le reazioni arabe e internazionali di condanna contro il piano di insediamento israeliano nella zona “E1” della Cisgiordania occupata, accompagnate da avvertimenti sulle sue conseguenze per l’unità territoriale palestinese e sulla possibilità di creare uno Stato palestinese geograficamente contiguo.
I ministri degli Esteri di Qatar, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto hanno espresso, in una dichiarazione congiunta, il loro rifiuto del piano di insediamento e delle attività coloniali ad esso collegate a est della Gerusalemme occupata.
21. Regista tunisina: “L’occupazione che indaga su se stessa per la morte di Hind Rajab non è altro che un tentativo di gettare fumo negli occhi”
Ben Hania, regista del film La voce di Hind Rajab, ha sottolineato che la vera giustizia per le vittime può essere raggiunta soltanto attraverso meccanismi internazionali e indipendenti di responsabilizzazione dei responsabili della guerra definita genocida in corso nella Striscia di Gaza.
Il film “La voce di Hind Rajab” è un’opera drammatica e documentaria che racconta la vera e tragica storia della bambina palestinese Hind Rajab, di sei anni, uccisa dai proiettili dell’esercito israeliano a Gaza il 29 gennaio 2024.
