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Bollettino del Centro mediatico palestinese europeo Epal, numero 2524, data: martedì 11 agosto 2026

Bollettino del Centro mediatico palestinese europeo Epal, numero 2524, data: martedì 11 agosto 2026

1. Una bambina uccisa e diversi feriti nel rinnovarsi delle violazioni del cessate il fuoco a Gaza

Le forze di occupazione israeliane hanno continuato a violare l’accordo sul cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, attraverso bombardamenti di artiglieria e colpi d’arma da fuoco contro diverse aree nella parte orientale e meridionale della Striscia.

Una fonte medica ha riferito della morte della bambina Saba Naim Abdullah Al-Hashash (13 anni), deceduta a causa delle ferite riportate il giorno precedente sotto il fuoco delle forze di occupazione nella zona di Al-Iqlimi, nell’area di Al-Mawasi, a Khan Yunis.

2. L’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor smentisce la versione israeliana sulla carestia a Gaza
L’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor ha affermato che Israele continua a falsificare i fatti per scagionarsi dal crimine di affamare i civili nella Striscia di Gaza, attraverso un uso selettivo e fuorviante dei dati pubblicati dal gruppo nutrizione dell’UNICEF per il 2026, con l’obiettivo di negare gli indicatori di carestia annunciati dalla Classificazione Integrata delle Fasi della Sicurezza Alimentare (IPC) nel 2025.

L’osservatorio ha spiegato che la percentuale promossa da Israele, pari allo 0,5%, si basa esclusivamente sull’indicatore “peso per altezza” per misurare la malnutrizione acuta, ignorando al contempo altri indicatori più completi. I dati relativi alla “circonferenza del braccio a metà” mostrano infatti una percentuale dell’1,3%, la stessa percentuale che emerge considerando insieme i due indicatori. Secondo l’osservatorio, ciò riflette una deliberata volontà di oscurare i risultati completi e di promuovere il dato più basso come risultato finale dello studio.

3. Appelli per l’ingresso di caravan temporanei per proteggere donne, bambini e anziani a Gaza
Esperti di diritto e di questioni abitative hanno chiesto l’immediata autorizzazione all’ingresso di caravan e unità abitative temporanee nella Striscia di Gaza, garantendo che raggiungano i beneficiari senza discriminazioni.

Gli esperti hanno sottolineato la necessità di dare priorità alle famiglie guidate da donne, alle donne incinte e alle madri che allattano, ai bambini, agli anziani, alle persone con disabilità e alle categorie più vulnerabili.

La richiesta è emersa durante un workshop specialistico organizzato dal Ministero degli Affari delle Donne di Gaza, volto a mettere in luce la realtà umanitaria e l’importanza di facilitare l’ingresso di unità abitative temporanee (“caravan”) per proteggere le donne nella Striscia di Gaza, alla luce delle norme e delle disposizioni del diritto internazionale.

4. Centro per i diritti: l’occupazione continua a uccidere i detenuti nelle proprie carceri e nasconde il destino di decine di persone
Il Centro palestinese per gli studi sui prigionieri ha affermato che l’occupazione israeliana continua a uccidere detenuti palestinesi nelle proprie carceri, nonostante decine di detenuti siano morti negli ultimi tre anni.

Secondo il Centro, l’occupazione ha ucciso 91 prigionieri la cui identità è stata resa pubblica, mentre il destino di decine di altri detenuti provenienti dalla Striscia di Gaza rimane nascosto. Si ritiene che alcuni di loro siano morti nei primi mesi della guerra.

5. L’occupazione costringe un palestinese a demolire il proprio negozio a Tulkarem
Le autorità di occupazione israeliane hanno costretto un cittadino palestinese a smantellare e demolire il proprio negozio nella località di Izbat Shoufa, a sud-est di Tulkarem, in Cisgiordania.

Fonti locali hanno riferito che le forze di occupazione hanno costretto il cittadino Abdel Fattah Abu Bakr a evacuare e smantellare il suo negozio, che costituiva la sua unica fonte di reddito, a Izbat Shoufa, a sud-est di Tulkarem.

6. Medico di Gaza: le condizioni di guerra hanno raddoppiato i rischi legati alla gravidanza e all’aborto spontaneo
Il responsabile del reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale Al-Helo, Iyad Abu Hasira, ha affermato che durante la guerra le donne incinte nella Striscia di Gaza hanno affrontato numerose difficoltà, tra sfollamenti ripetuti, distruzione delle abitazioni e collasso dei servizi di assistenza sanitaria primaria, a causa dei danni che hanno colpito ospedali e strutture mediche.

Abu Hasira ha spiegato che durante e dopo la guerra le donne incinte hanno vissuto in luoghi inadatti all’abitazione, comprese tende prive di acqua corrente ed elettricità. Ha inoltre sottolineato che sono state costrette a svolgere lavori pesanti, come sollevare taniche d’acqua e trasportarle da un luogo all’altro, mettendo a rischio la vita dei feti.

7. I coloni istituiscono un nuovo avamposto e aggrediscono il dirigente di una scuola, minacciandolo di morte in Cisgiordania
Le forze dei coloni hanno continuato gli attacchi contro i cittadini palestinesi e le loro terre in diverse aree della Cisgiordania occupata, attraverso l’istituzione di un nuovo avamposto coloniale e l’aggressione al dirigente di una scuola.

I coloni hanno iniziato a istituire un nuovo avamposto a est della città di Ramallah. Fonti locali hanno riferito che i coloni hanno iniziato a costruire il nuovo avamposto sulle terre del villaggio di Al-Mazra’a Al-Sharqiya, a est di Ramallah, sotto la protezione delle forze di occupazione.

Europeo
8. Esperti delle Nazioni Unite mettono in guardia da una pericolosa escalation della violenza contro i civili in Cisgiordania

Esperti delle Nazioni Unite hanno espresso una ferma condanna per l’aumento degli attacchi contro i civili nei territori palestinesi occupati nell’ultimo mese, mettendo in guardia da un grave deterioramento delle condizioni umanitarie e di sicurezza, soprattutto in Cisgiordania.

In una dichiarazione, gli esperti hanno denunciato l’uccisione di almeno 14 palestinesi in Cisgiordania nel periodo recente, sottolineando che questi numeri riflettono un modello crescente di violenza rivolto contro la popolazione civile.

9. La Hind Rajab Foundation chiede al governo vietnamita di arrestare un soldato israeliano
La Hind Rajab Foundation ha presentato una denuncia ufficiale alle autorità vietnamite contro il soldato israeliano della riserva “Matan Gviravi”, attualmente presente in Vietnam, chiedendo che venga indagato e arrestato con l’accusa di partecipazione a crimini di guerra e genocidio.

La fondazione, con sede in Belgio, ha spiegato che Gviravi appartiene al battaglione di fanteria 920 dell’esercito di occupazione e ricopre contemporaneamente un’importante posizione amministrativa nell’organizzazione sionista estremista “Im Tirtzu”.

10. Mobilitazione prevista a Manchester per chiedere la fine delle esportazioni di armi e sostenere gli attivisti
La città di Manchester si prepara a ospitare manifestazioni di solidarietà sabato e domenica 15 e 16 agosto, organizzate da un movimento popolare che chiede la fine delle forniture militari e intende esprimere sostegno agli attivisti sottoposti a procedimenti giudiziari.

Le iniziative inizieranno con una manifestazione in Albert Square, seguita domenica da un incontro pubblico presso il centro di Hulme Park, per discutere le conseguenze delle cause intentate contro gli attivisti del “Barclays Seven”.

11. Grande partecipazione al Festival per la Palestina a Glasgow
A Kelvin Way, nella città scozzese di Glasgow, hanno preso il via le attività del Festival popolare della Resistenza, con un’ampia partecipazione di attivisti, rabbini ebrei antisionisti e bambini, per denunciare i crimini dell’occupazione e chiedere la piena libertà per la Palestina.

I partecipanti hanno esposto slogan che contestano la versione ufficiale israeliana, affermando che la guerra non ha mai avuto come obiettivo il disarmo della resistenza, ma rappresenta invece la copertura per una guerra di genocidio esplicita e tuttora in corso, condotta da un regime di apartheid contro i civili.

12. Il movimento per il boicottaggio allestisce un chiosco informativo nel centro di Glasgow per boicottare le aziende coinvolte nel genocidio
Attivisti del movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) hanno allestito un chiosco interattivo nella commerciale Argyle Street, nel centro di Glasgow, per sensibilizzare i consumatori sull’efficacia del boicottaggio economico.

Gli attivisti si sono concentrati sull’impatto del denaro dei consumatori e dei suoi trasferimenti sul proseguimento della guerra di genocidio nella Striscia di Gaza, quando vengono acquistati prodotti di aziende che sostengono l’occupazione. Le loro campagne hanno preso direttamente di mira catene di supermercati e negozi di abbigliamento al dettaglio nel Regno Unito.

13. Manifestazioni di massa ad Atene: richiesto al governo di interrompere i rapporti militari con l’occupazione
La capitale greca Atene ha ospitato una grande marcia popolare, alla quale hanno partecipato centinaia di persone, per protestare contro la guerra di genocidio e chiedere l’immediata cessazione di ogni forma di cooperazione militare e diplomatica con Israele.

I manifestanti sono partiti da piazza Monastiraki e hanno raggiunto la storica piazza Syntagma, scandendo slogan a favore della libertà della Palestina e contro la partnership con il regime di apartheid e l’occupazione.

14. La polizia arresta due attivisti dopo che hanno chiuso uno stabilimento che fornisce armi in Scozia
La polizia scozzese ha annunciato l’arresto di due attivisti dell’organizzazione “People Against Genocide” dopo un’azione di irruzione durata più di sette ore, che ha provocato la distruzione e la chiusura di una struttura della società “Ultra Intelligence & Communications” (I&C) nella città di Aberdeen.

Gli arresti sono avvenuti dopo che gli attivisti sono riusciti a danneggiare apparecchiature militari sensibili all’interno della struttura, che produce e fornisce sistemi di crittografia e sorveglianza alla società “Elbit Systems”.

Internazionale
15. “Canary Mission” conduce una campagna contro funzionari dell’istruzione di New York per il loro sostegno alla Palestina

La piattaforma “Canary Mission” ha condotto una campagna di incitamento contro funzionari del settore educativo nominati dal consigliere progressista Zohran Mamdani, nel tentativo di esercitare pressione economica per influenzare il bilancio dell’istruzione della città di New York, pari a 45 miliardi di dollari.

Il rapporto si è concentrato su figure come Lucas Kohler e Raisa Rodriguez, criticandone gli appelli a ritirare i finanziamenti destinati alla polizia di New York e a indirizzare i bilanci verso i servizi sociali e l’istruzione.

16. Cresce la campagna di boicottaggio dell’American Medical Association per protestare contro la sua complicità nel genocidio
Una vasta campagna sindacale negli Stati Uniti ha acquisito crescente slancio, invitando medici e operatori sanitari a dimettersi immediatamente dall’American Medical Association e a smettere di pagarne le quote associative.

L’iniziativa nasce in protesta contro la posizione considerata complice dell’associazione e contro il suo silenzio sulla guerra di genocidio israeliana in corso nella Striscia di Gaza, nonché contro la sua mancata azione per salvare il personale medico palestinese detenuto.

17. Israele invita i propri cittadini in Grecia a nascondere la propria identità in concomitanza con le proteste a sostegno della Palestina
Il Ministero degli Esteri israeliano ha messo in guardia i propri cittadini presenti in Grecia dal mostrare la propria identità israeliana o ebraica, mentre decine di città greche si preparano a ospitare ampie proteste contro l’occupazione israeliana, nel contesto della guerra a Gaza.

In un avviso di viaggio, il ministero ha affermato che organizzazioni a sostegno della Palestina intendono organizzare una “giornata della rabbia” in 36 località della Grecia, alcune delle quali frequentate da turisti israeliani.

Il Ministero degli Esteri ha invitato gli israeliani a prestare attenzione, a tenersi lontani dai luoghi delle manifestazioni e dai grandi assembramenti, a evitare il contatto con i manifestanti e a non mostrare simboli che indichino un’identità israeliana o ebraica. Ha inoltre raccomandato di evitare di pubblicare direttamente la propria posizione geografica sui social media.

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